Il Diavolo veste Leo: il nuovo tecnico sceglie il 4-3-3

E chiede velocità nel gioco. Gestirà il gruppo senza debiti di riconoscenza.

30/giu/2009 10.10.39

Leonardo Nascimento de Araújo è il nuovo allenatore del Milan (Grazia Neri)
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Leonardo Nascimento de Araújo è il nuovo allenatore del Milan (Grazia Neri)

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Rispetto al Milan di Ancelotti qualcosa cambierà. In attesa di conoscere il destino di Pirlo e il nome del nuovo at­taccante, è già probabile un cambio di modulo che assecon­di meglio le caratteristiche dei giocatori. L’albero di Natale, tanto caro ad Ancelotti, sarà ri­spolverato solo in alcune occa­sioni e lo schema di riferimento diventerà il 4-3-3: l’ideale per sfruttare la fame di gol del cen­travanti (non dimentichiamoci il solito Inzaghi, imprescindibi­le in Champions e nelle occasio­ni importanti), assecondare il dinamismo di Pato e restituire Ronaldinho alla zona di campo che predilige. Il raggio d’azione di Dinho è limitato, Leonardo cercherà di tirare fuori il massi­mo da lui. Seedorf non è solo l’alternativa a Ronaldinho, ma anche un’opzione in più per il centrocampo: in caso di cessio­ne o di assenza di Pirlo la quali­tà dell’olandese sarebbe fonda­mentale, soprattutto fino a quando (gennaio) non tornerà David Beckham. Rispetto al pas­sato, Leonardo vuole che il gio­co scorra di più sulle fasce: così si spiega la scelta di Cissokho, il cui acquisto è scemato (almeno per ora) a causa dei problemi fisici del terzino. Jankulovski non convince del tutto, Oddo è stato bocciato. La batteria dei terzini verrà studiata con atten­zione: Leo proverà anche Anto­nini, che nell’autunno scorso aveva gio­cato bene, ma poi era stato ac­cantonato da Ancelotti. Di sicu­ro si vedranno più cross che nel recente passato. Per quanto ri­guarda la difesa, l’idea è che la distanza con il centrocampo sia ridotta: per non andare mai in sofferenza, per facilitare la con­quista del pallone, per coprire con i movimenti dei mediani gli sganciamenti dei terzini. Un Mi­lan con un possesso palla maga­ri meno insistito che in passato, ma con più rapidità nel ribalta­re l’azione e più corridoi per ar­rivare al tiro: questo è il proget­to. Un Milan che attacchi re­stando corto: senza le accelera­zioni brucianti di Kakà servirà la collaborazione di tutti.

Se per quanto riguar­da il gioco bisognerà attendere le risposte del campo, c’è grande ottimismo sulle capacità di gestione del gruppo da parte di Leonardo. Il brasiliano stava studiando da manager, ha un carattere aper­to e solare e l’abitudine a lavora­re in gruppo. Non sarà un prota­gonista alla Mourinho, ma una guida alla Ancelotti: in questo senso la continuità è garantita. Leo, però, non ha debiti di rico­noscenza verso nessuno: si gio­ca gran parte della carriera e fa­rà scelte anche dolorose se le ri­terrà utili per il Milan...

Fonte: Gazzetta dello Sport
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