Buffon e gli scudetti negati: "Lo sanno tutti che erano meritati".

"La Juve in B? Aver lasciato la Juventus in un momento così non mi avrebbe fatto vivere bene".

27/feb/2009 18.21.48

Gianluigi Buffon sta tornando tra i pali della Juventus - Serie A (Grazia Neri)
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Gianluigi Buffon sta tornando tra i pali della Juventus - Serie A (Grazia Neri)

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E' una delle bandiere della Juventus e si è ampiamente meritato questa palma dopo aver seguito la sua squadra anche in serie B, nonostante fosse riconosciuto da tutti come il più forte portiere del mondo. Gigi Buffon siè raccontato in una lunga intervista rilasciata ai microfoni di Sky all'interno della trasmissione "I Signori del Calcio".

Nell'estate del 2001 firmi per la Juve. Sei costato 105 miliardi, record per la società: ti ha mai pesato? "No, è sempre stato un bell'orgoglio, anche perché credo di essere stato l'unico portiere per cui sono stati spesi così tanti soldi. Questo è un altro dato di fatto che mi inorgoglisce e mi farà sempre piacere. Poi credo di aver dimostrato con gli anni che quella cifra non fosse così spropositata come quasi tutti avevano pensato. Stando ai giorni d'oggi, se è vero o no non lo so, ma se le offerte che fanno alla Juve per il sottoscritto si aggirano ancora su quella cifra esono passati 8-9 anni significa che la Juve mi ha pagato anche poco".

Perché hai scelto la Juve? "Un consiglio di papà e del mio procuratore Silvano Martina. In quel periodo dovevo scegliere tra Roma, Barcellona e Juve. Inizialmente la mia grande amicizia con Totti e Vito Scala, mi aveva fatto propendere per Roma, dove era anche arrivato Capello e sembrava fosse cominciato un ciclo di una squadra invincibile. Mi ricordo che Silvano e mio padre erano andati a parlare con Sensi, ma poi per ragioni economiche il presidente della Roma fece un passo indietro e preferì prendere Pellizzoli, pagandolo meno, ma che all'epoca era uno degli emergenti. Anche con il Barcellona avevo preso dei grandi contatti, ma nel momento in cui Silvano Martina stava andando a Barcellona a chiudere la trattativa, lo chiamò Moggi e si mise in mezzo la famiglia Agnelli. Io avevo una gran voglia di vincere uno scudetto, mio padre mi disse che la Juve non vinceva lo scudetto da cinque anni e che tempo due anni l'avrebbe rivinto. Alla fine ho seguito il suo consiglio ed è stata una bella scelta".

E hai vinto subito lo scudetto, quello del 5 maggio. Te lo aspettavi? "Non me la sarei mai aspettato. Forse è stato lo scudetto più bello. Per me era un sogno che si avverava, un miracolo sportivo".  

Seconda stagione, secondo scudetto, ma anche la finale di Manchester. La più grande delusione? "Sì, sicuramente. La partita di Manchester rimarrà per sempre una delusione, di squadra, per la gente, per me stesso, perché alla fine quell'anno sono stato votato miglior giocatore della Champions. Sono stato l'unico portiere finora ad aver vinto quel premio, per cui vuol dire che avevo fatto bene, in finale avevo anche parato due rigori. Un pochino di rammarico c'è perché ci siamo andati vicino, però dopo tre anni c'è andata bene al Mondiale".  

Con la Juventus di Capello hai vinto i due scudetti, poi tolti... "Per me non cambia nulla, io so quello che ho fatto, vinto e meritato nella mia vita. Ho delle mie convinzioni e nessuno me le toglierà, al di là di quello che può venir fuori dal processo e dalla giustizia. Ognuno di noi dentro di sé ha una coscienza con la quale dialoga, ognuno di noi sa quello che ha guadagnato sul campo in maniera meritata".

Pensi di averli meritati? Senza dubbio. "Lo sanno tutti in Italia, magari c'è stato qualche aiuto, come accade sempre, ma li abbiamo meritati".

Perché nel corso della seconda stagione di Capello avevi deciso di lasciare la Juve? Dove saresti andato? "Perché non c'erano più i rapporti interpersonali idilliaci come prima, perché qualcuno voleva sindacare sulla mia vita privata e sulla mia professionalità, perché erano i primi tempi in cui mi vedevo con Alena...". 

Da Berlino alla B. Per la Juve o per te stesso? È un fatto di coscienza. "Aver lasciato la Juventus in un momento così non mi avrebbe fatto vivere bene. Alla fine per giocare bene, per stare bene con gli altri, devo avere la coscienza a posto e quello era l'unico modo per poter continuare a giocare in maniera tranquilla e spensierata".

Anche i dirigenti avevano dato per scontato che saresti andato via... "Sì, quando Secco prese l'incarico di Moggi mi disse che c'erano Milan e Arsenal che mi volevano. Penso di aver dato a lui e alla Juve quell'iniezione di fiducia ed entusiasmo per ricominciare a tessere la ragnatela per tornare grande. Se non avessi fatto quella scelta la vittoria di un campionato non mi avrebbe più dato grosse soddisfazioni".

I trofei che ti mancano sono un obiettivo possibile con questa squadra? "Sì, la Juve è migliorata molto quest'anno, perché dati alla mano si pensava che senza Buffon, Camoranesi, Zanetti, non potesse andare avanti, invece abbiamo avuto la prova che è riuscita a fare unarimonta incredibile, ha trovato una continuità importante, hainanellato una serie di vittorie di prestigio. Rimaniamo dei giocatori importanti per la Juve, però abbiamo trovato dei degni sostituti,l'autostima della squadra è aumentata".  

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