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Esclusiva Goal.com - Zapater e un sogno MONDIALE a tinte rossoblu: "Del Genoa mi piace TUTTO!". Aspettando il derby...
Intervista Esclusiva al centrocampista del Genoa.
Spagna e Italia, due culture così simili, due modi completamente differenti di concepire il il calcio. Ne è testimone Alberto Zapater, centrocampista del Genoa arrivato la scorsa estate dal Real Saragozza forte della raccomandazione di Diego Milito. Ventiquattro anni e personalità da vendere per il talento di Ejea de los Caballeros, centro di poco più di 17.000 anime nel pieno dell'Aragona, storica regione iberica. Noi di Goal.com lo abbiamo intervistato in Esclusiva per conoscerlo meglio: tra Genoa, Spagna, obiettivi e curiosità ecco Alberto Zapater a tutto tondo...

Com'è andata l'integrazione nel Genoa? Hai avuto problemi di ambientamento in Italia? Qual è stata la cosa più difficile alla quale abituarsi? “Fin dal principio mi ha aiutato molto il calore dei tifosi, ma anche quello dei compagni. Essendoci molti sudamericani che parlano la mia stessa lingua, poi, è stato più facile. Ma non solo Lucho Figueroa o Crespo, anche Kharja, Juric, Bocchetti e Floccari mi sono stati molto vicini”.
L’inizio tuo e del Genoa è stato spumeggiante, poi un leggero calo: ora come ora, pensi realmente che questo Genoa possa ambire alla Champions League oppure la dimensione giusta è l'Europa League? “Penso che nel calcio i sogni siano importanti, così come avere degli obiettivi da raggiungere. Però noi dobbiamo pensare partita per partita, giorno per giorno e fare il meglio possibile. Noi abbiamo un organico competitivo e molto forte, possiamo battere chiunque in qualsiasi partita, ma pensare all'Europa League o alla Champions League, a questi obiettivi così lontani, credo sia un errore per noi”.
Pensi di poter riscrivere la storia degli spagnoli in Serie A? In passato alcuni tuoi connazionali non hanno fatto benissimo in Italia, basti pensare a Mendieta, Josè Mari, Javi Moreno... Secondo te perchè ci sono così pochi spagnoli in A e perchè è difficile affermarsi in Italia? “Mah, io penso che l'affermazione di un giocatore dipenda da molte circostanze, e credo che se la squadra va bene il giocatore si integra con più facilità. Sul perchè ci siano così pochi spagnoli non so, però credo molte squadre spagnole in Italia soffrirebbero e anche molte squadre italiane farebbero lo stesso in Spagna”.
Quali sono le principali differenze tra i due campionati, quello spagnolo e quello italiano? “Sicuramente gli orari delle partite, motivo per cui non potevo seguire con la massima attenzione il campionato italiano quando giocavo in Spagna. In Italia c'è molto più ordine tattico, ma ci sono anche tante squadre che praticano un bel calcio in Serie A. Ad esempio mi ha stupito davvero tanto il Bari finora, gioca benissimo. L'ho visto contro la Sampdoria e il Milan e mi ha sorpreso davvero. Quindi penso che anche in Italia si possano coniugare risultati e bel gioco”.
Come mai il CT della Spagna Del Bosque continua a non prenderti in considerazione per la Nazionale? Ti senti per caso escluso perchè non giochi in patria? “No assolutamente, anzi credo che un giocatore che gioca in Italia venga preso in considerazione in Spagna, perchè il livello è altissimo qui. La Spagna, però, ha tanti giocatori fortissimi, ha vinto gli Europei e credo che sia la favorita per i prossimi Mondiali. Ha ormai uno stile di gioco che secondo me è il più spettacolare insieme a quello del Barcellona, ed è uno stile vincente, che ti consente di vincere divertendo. Io ci spero nel futuro, ci tengo molto a questo sogno, però per ora l'importante è fare bene nel Genoa e concentrarmi su questo”.
Nel Real Saragozza, a soli 23 anni, eri il capitano della squadra. Ti piacerebbe un giorno diventarlo nel Genoa? Vuoi costruire qualcosa di importante e duraturo con la maglia del Grifone? “Il Genoa mi piace tantissimo. I tifosi, l'ambiente, la gente che viene allo stadio, la squadra... ringrazio tutti per avermi dato l'opportunità di venire in un club così importante. Praticamente per me venire al Genoa è stato un modo per cambiare vita. Per quanto riguarda il discorso della fascia da capitano non so, sicuramente la mia intenzione è quella di restare qui a Genova per molti anni”.
Il derby si avvicina, i tifosi o i compagni ti hanno gia raccontato cosa significhi? Cosa ti hanno detto? “Sì, fin da quando sono arrivato ho sentito, ho percepito come si vive il calcio in città, come si respira quotidianamente, e mi hanno subito parlato del derby e del fatto che sia una partita speciale. In pratica tutti parlano del derby qui...”.
E pensare non ha ancora visto nulla...
Mario Garozzo

Com'è andata l'integrazione nel Genoa? Hai avuto problemi di ambientamento in Italia? Qual è stata la cosa più difficile alla quale abituarsi? “Fin dal principio mi ha aiutato molto il calore dei tifosi, ma anche quello dei compagni. Essendoci molti sudamericani che parlano la mia stessa lingua, poi, è stato più facile. Ma non solo Lucho Figueroa o Crespo, anche Kharja, Juric, Bocchetti e Floccari mi sono stati molto vicini”.
L’inizio tuo e del Genoa è stato spumeggiante, poi un leggero calo: ora come ora, pensi realmente che questo Genoa possa ambire alla Champions League oppure la dimensione giusta è l'Europa League? “Penso che nel calcio i sogni siano importanti, così come avere degli obiettivi da raggiungere. Però noi dobbiamo pensare partita per partita, giorno per giorno e fare il meglio possibile. Noi abbiamo un organico competitivo e molto forte, possiamo battere chiunque in qualsiasi partita, ma pensare all'Europa League o alla Champions League, a questi obiettivi così lontani, credo sia un errore per noi”.
Pensi di poter riscrivere la storia degli spagnoli in Serie A? In passato alcuni tuoi connazionali non hanno fatto benissimo in Italia, basti pensare a Mendieta, Josè Mari, Javi Moreno... Secondo te perchè ci sono così pochi spagnoli in A e perchè è difficile affermarsi in Italia? “Mah, io penso che l'affermazione di un giocatore dipenda da molte circostanze, e credo che se la squadra va bene il giocatore si integra con più facilità. Sul perchè ci siano così pochi spagnoli non so, però credo molte squadre spagnole in Italia soffrirebbero e anche molte squadre italiane farebbero lo stesso in Spagna”.
Quali sono le principali differenze tra i due campionati, quello spagnolo e quello italiano? “Sicuramente gli orari delle partite, motivo per cui non potevo seguire con la massima attenzione il campionato italiano quando giocavo in Spagna. In Italia c'è molto più ordine tattico, ma ci sono anche tante squadre che praticano un bel calcio in Serie A. Ad esempio mi ha stupito davvero tanto il Bari finora, gioca benissimo. L'ho visto contro la Sampdoria e il Milan e mi ha sorpreso davvero. Quindi penso che anche in Italia si possano coniugare risultati e bel gioco”.
Come mai il CT della Spagna Del Bosque continua a non prenderti in considerazione per la Nazionale? Ti senti per caso escluso perchè non giochi in patria? “No assolutamente, anzi credo che un giocatore che gioca in Italia venga preso in considerazione in Spagna, perchè il livello è altissimo qui. La Spagna, però, ha tanti giocatori fortissimi, ha vinto gli Europei e credo che sia la favorita per i prossimi Mondiali. Ha ormai uno stile di gioco che secondo me è il più spettacolare insieme a quello del Barcellona, ed è uno stile vincente, che ti consente di vincere divertendo. Io ci spero nel futuro, ci tengo molto a questo sogno, però per ora l'importante è fare bene nel Genoa e concentrarmi su questo”.
Nel Real Saragozza, a soli 23 anni, eri il capitano della squadra. Ti piacerebbe un giorno diventarlo nel Genoa? Vuoi costruire qualcosa di importante e duraturo con la maglia del Grifone? “Il Genoa mi piace tantissimo. I tifosi, l'ambiente, la gente che viene allo stadio, la squadra... ringrazio tutti per avermi dato l'opportunità di venire in un club così importante. Praticamente per me venire al Genoa è stato un modo per cambiare vita. Per quanto riguarda il discorso della fascia da capitano non so, sicuramente la mia intenzione è quella di restare qui a Genova per molti anni”.
Il derby si avvicina, i tifosi o i compagni ti hanno gia raccontato cosa significhi? Cosa ti hanno detto? “Sì, fin da quando sono arrivato ho sentito, ho percepito come si vive il calcio in città, come si respira quotidianamente, e mi hanno subito parlato del derby e del fatto che sia una partita speciale. In pratica tutti parlano del derby qui...”.
E pensare non ha ancora visto nulla...
Mario Garozzo
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