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Esclusiva Goal.com - Sgrigna crede nelle sorprese: "Il Vicenza e altre outsider lotteranno per la A"
"Il campionato quest'anno è molto difficile e si sta livellando parecchio e questo per le 'grandi' rappresenta un problema".
Nella Serie B delle sorprese, questa settimana abbiamo puntato la nostra lente d'ingrandimento sul Vicenza di Rolando Maran: sesto in classifica con 15 punti e, attualmente, in piena zona playoff. Trascinatore indiscusso dei biancorossi e autore di ben 6 delle 13 reti realizzate è stato fin qui Alessandro Sgrigna, 29enne numero 10 tra i più tecnicamente dotati dell'intero campionato cadetto che ci ha raccontato dall'interno, in Esclusiva per Goal.com, l'avvio di stagione in casa Vicenza.
Alessandro, buongiorno, cominciamo, com'è doveroso fare, dall'ottimo avvio di stagione tuo e del Vicenza... "Sin dall'inizio eravamo consapevoli della nostra forza che adesso, una volta recuperati tutti gli infortunati, sta venendo fuori e ci sta permettendo di dire la nostra".
Finisse adesso il campionato, Frosinone e Cesena andrebbero direttamente in Serie A e i playoff sarebbero disputati da una tra Vicenza e Cittadella e poi Padova, Torino e Ancona. Insomma, tante sorprese ed il solo Torino a difendere la bandiera delle 'big'. Credi si andrà avanti così fino alla fine? "Il campionato quest'anno è molto difficile e si sta livellando parecchio e questo per le 'grandi' rappresenta un problema. 42 partite, però, sono tante e le squadre che si erano prefissate di tornare subito in A faranno un po' di fatica, ma nell'arco dell'annata potranno recuperare i punti persi. Penso che le grandi alla fine verranno fuori e faranno sentire la loro voce, sebbene 3-4 outsider lotteranno fino alla fine per i playoff. Immagino il Frosinone, il Cesena e speriamo anche il Vicenza...".
Per puntare alla promozione dovrete però migliorare il vostro rendimento tra le mura amiche: ben 10 dei 15 punti che avete totalizzato fin qui li avete raccolti in trasferta e al "Menti" inoltre, non siete ancora riusciti a vincere: "E' vero, ma in casa facciamo più fatica perchè le squadre che vengono a giocare in casa nostra si chiudono molto e non è facile per noi riuscire a fare la nostra partita. In trasferta, invece, ci è possibile giocare in velocità ed in contropiede sappiamo far male. Spero però che già da lunedì (quando a Vicenza arriverà il Mantova, ndr) inizi a cambiare la tendenza e che cominceremo a vincere anche in casa".
Nonostante abbia disputato parecchie ottime stagioni in Serie B, non hai ancora totalizzato alcuna presenza in Serie A. Come mai non sei riuscito a fare il salto di categoria? Hai qualcosa da rimproverarti? "Mah, guarda... Anno dopo anno credo di esser sempre migliorato e di aver fatto sempre delle buone stagioni, specialmente le ultime a Trieste e a Vicenza. Forse mi è mancata un po' di fortuna e per questa ragione non sono riuscito a fare il salto di categoria che magari altri hanno fatto. Ad ogni modo, sono soddisfatto e orgoglioso della carriera che ho fatto e se non sono salito di categoria, beh, questo è da chiedere ai direttori sportivi (e scoppia a ridere, ndr). Non capisco perchè non abbiano mai investito su di me, ma a dirti la verità ci penso poco perchè mi farei del male".
Se nessun direttore sportivo ha voluto portarti in Serie A, magari in Serie A potresti arrivarci da solo, con il tuo Vicenza: "Sì, questo sarebbe un sogno e la speranza è l'ultima a morire. Lo spero sia per me che per la città e per i tifosi che meritano la massima serie...".
In passato, però, hai avuto la tua grande chance quando nel 1997 sei approdato all'Inter. Poi cosa non è andato? "All'epoca ho fatto il ritiro con la prima squadra e facevano da spola tra la prima squadra e la Primavera. Mister Simoni mi vedeva molto bene e mi ha portato in panchina parecchie volte, anche perchè con la Primavera ho avuto un ottimo rendimento. Purtroppo, poi, ho avuto un infortunio curato male: avevo una semplice ernia guaribile in 45 giorni ed invece mi è stata curata una pubalgia che mi ha costretto a restare fermo 7-8 mesi e questo mi ha penalizzato molto perchè magari sarei riuscito a fare il mio esordio in Serie A. Poi, al termine della stagione, a differenza di altri, ho preferito tornare a casa, alla Lodigiani, per confrontarmi col professionismo, perchè mi era stata prospettata un'altra stagione tra Primavera e prima squadra. Anche in questo caso, però, nessun rimpianto, poichè la decisione è stata presa da me".
E' davvero così diversa dalle altre una realtà come l'Inter? "Sì, è totalmente un altro mondo. Parto col dirti che avevo l'opportunità di allenarmi con giocatori come Ronaldo e Djorkaeff e dunque è impossibile non fare dei miglioramenti avendo accanto questi campioni. Inoltre, in una squadra come l'Inter sei trattato come un re, lo staff fa tutto per te e ti fanno sentire davvero al centro di ogni cosa".
Il segreto di questo Vicenza può essere quello di uno spogliatoio in perfetta sintonia, forse perchè privo di 'campionissimi'? "E' vero, il nostro spogliatoio è fantastico, ma anche noi abbiamo dei giocatori con una grande carriera alle spalle quali ad esempio Marco Zanchi, Antonino Bernardini e Sasa Bjelanovic, ma non soltanto loro. Il segreto potrebbe consistere nel fatto che anche i giocatori più importanti si sono messi a disposizione della squadra e dei più giovani".
A Vicenza gioca anche Gabriele Paonessa, un giocatore che, soprattutto da parte dei tifosi del Bologna, è indicato come un futuro campione. Che ne pensi di lui? "Gabriele è sicuramente un grandissimo giocatore, purtroppo è stato penalizzato da un brutto infortunio, ma adesso si sta riprendendo e a noi tornerà parecchio utile perchè negli ultimi 20 metri è davvero bravissimo. Sa calciare bene le punizioni ed è un grande uomo-assist. Per lui prevedo un futuro roseo perchè, oltre ad essere molto bravo, si allena sempre con molta umiltà ed ha voglia di crescere. A mio avviso, il suo ruolo ideale è quello di trequartista".
A proposito di giovani, c'è qualche giocatore per il quale prevedi una grande carirera? "A me piace molto Leonardo Pettinari del Cittadella (centrocampista classe '86), mentre tra i giocatori in forza al Vicenza, punto su Alessio Sestu".
Renato Maisani
Alessandro, buongiorno, cominciamo, com'è doveroso fare, dall'ottimo avvio di stagione tuo e del Vicenza... "Sin dall'inizio eravamo consapevoli della nostra forza che adesso, una volta recuperati tutti gli infortunati, sta venendo fuori e ci sta permettendo di dire la nostra".
Finisse adesso il campionato, Frosinone e Cesena andrebbero direttamente in Serie A e i playoff sarebbero disputati da una tra Vicenza e Cittadella e poi Padova, Torino e Ancona. Insomma, tante sorprese ed il solo Torino a difendere la bandiera delle 'big'. Credi si andrà avanti così fino alla fine? "Il campionato quest'anno è molto difficile e si sta livellando parecchio e questo per le 'grandi' rappresenta un problema. 42 partite, però, sono tante e le squadre che si erano prefissate di tornare subito in A faranno un po' di fatica, ma nell'arco dell'annata potranno recuperare i punti persi. Penso che le grandi alla fine verranno fuori e faranno sentire la loro voce, sebbene 3-4 outsider lotteranno fino alla fine per i playoff. Immagino il Frosinone, il Cesena e speriamo anche il Vicenza...".
Per puntare alla promozione dovrete però migliorare il vostro rendimento tra le mura amiche: ben 10 dei 15 punti che avete totalizzato fin qui li avete raccolti in trasferta e al "Menti" inoltre, non siete ancora riusciti a vincere: "E' vero, ma in casa facciamo più fatica perchè le squadre che vengono a giocare in casa nostra si chiudono molto e non è facile per noi riuscire a fare la nostra partita. In trasferta, invece, ci è possibile giocare in velocità ed in contropiede sappiamo far male. Spero però che già da lunedì (quando a Vicenza arriverà il Mantova, ndr) inizi a cambiare la tendenza e che cominceremo a vincere anche in casa".
Nonostante abbia disputato parecchie ottime stagioni in Serie B, non hai ancora totalizzato alcuna presenza in Serie A. Come mai non sei riuscito a fare il salto di categoria? Hai qualcosa da rimproverarti? "Mah, guarda... Anno dopo anno credo di esser sempre migliorato e di aver fatto sempre delle buone stagioni, specialmente le ultime a Trieste e a Vicenza. Forse mi è mancata un po' di fortuna e per questa ragione non sono riuscito a fare il salto di categoria che magari altri hanno fatto. Ad ogni modo, sono soddisfatto e orgoglioso della carriera che ho fatto e se non sono salito di categoria, beh, questo è da chiedere ai direttori sportivi (e scoppia a ridere, ndr). Non capisco perchè non abbiano mai investito su di me, ma a dirti la verità ci penso poco perchè mi farei del male".
Se nessun direttore sportivo ha voluto portarti in Serie A, magari in Serie A potresti arrivarci da solo, con il tuo Vicenza: "Sì, questo sarebbe un sogno e la speranza è l'ultima a morire. Lo spero sia per me che per la città e per i tifosi che meritano la massima serie...".
In passato, però, hai avuto la tua grande chance quando nel 1997 sei approdato all'Inter. Poi cosa non è andato? "All'epoca ho fatto il ritiro con la prima squadra e facevano da spola tra la prima squadra e la Primavera. Mister Simoni mi vedeva molto bene e mi ha portato in panchina parecchie volte, anche perchè con la Primavera ho avuto un ottimo rendimento. Purtroppo, poi, ho avuto un infortunio curato male: avevo una semplice ernia guaribile in 45 giorni ed invece mi è stata curata una pubalgia che mi ha costretto a restare fermo 7-8 mesi e questo mi ha penalizzato molto perchè magari sarei riuscito a fare il mio esordio in Serie A. Poi, al termine della stagione, a differenza di altri, ho preferito tornare a casa, alla Lodigiani, per confrontarmi col professionismo, perchè mi era stata prospettata un'altra stagione tra Primavera e prima squadra. Anche in questo caso, però, nessun rimpianto, poichè la decisione è stata presa da me".
E' davvero così diversa dalle altre una realtà come l'Inter? "Sì, è totalmente un altro mondo. Parto col dirti che avevo l'opportunità di allenarmi con giocatori come Ronaldo e Djorkaeff e dunque è impossibile non fare dei miglioramenti avendo accanto questi campioni. Inoltre, in una squadra come l'Inter sei trattato come un re, lo staff fa tutto per te e ti fanno sentire davvero al centro di ogni cosa".
Il segreto di questo Vicenza può essere quello di uno spogliatoio in perfetta sintonia, forse perchè privo di 'campionissimi'? "E' vero, il nostro spogliatoio è fantastico, ma anche noi abbiamo dei giocatori con una grande carriera alle spalle quali ad esempio Marco Zanchi, Antonino Bernardini e Sasa Bjelanovic, ma non soltanto loro. Il segreto potrebbe consistere nel fatto che anche i giocatori più importanti si sono messi a disposizione della squadra e dei più giovani".
A Vicenza gioca anche Gabriele Paonessa, un giocatore che, soprattutto da parte dei tifosi del Bologna, è indicato come un futuro campione. Che ne pensi di lui? "Gabriele è sicuramente un grandissimo giocatore, purtroppo è stato penalizzato da un brutto infortunio, ma adesso si sta riprendendo e a noi tornerà parecchio utile perchè negli ultimi 20 metri è davvero bravissimo. Sa calciare bene le punizioni ed è un grande uomo-assist. Per lui prevedo un futuro roseo perchè, oltre ad essere molto bravo, si allena sempre con molta umiltà ed ha voglia di crescere. A mio avviso, il suo ruolo ideale è quello di trequartista".
A proposito di giovani, c'è qualche giocatore per il quale prevedi una grande carirera? "A me piace molto Leonardo Pettinari del Cittadella (centrocampista classe '86), mentre tra i giocatori in forza al Vicenza, punto su Alessio Sestu".
Renato Maisani
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