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ESCLUSIVA - L'ex allenatore dell'Atalanta traccia il profilo del nuovo acquisto bianconero: "Da esterno rende meglio che da centrale difensivo, dove ha qualche amnesia".

Bortolo Mutti ha allenato Federico Peluso nel 2010 e dunque conosce molto bene il neo difensore della Juventus. A lui - in esclusiva per Goal.com - abbiamo chiesto un giudizio sull'ultima trattativa in casa Juve.

Allora Mister, che tipo di giocatore è Peluso? "Un ottimo giocatore, uno in grado di ricoprire più ruoli della difesa: sa fare il centrale a 3 o a 2 o l'esterno sinistro basso o alto. E questa duttilità lo aiuta a farsi apprezzare dagli allenatori".

E dal punto di vista umano? "Uno splendido ragazzo, un professionista serio, uno che si applica e che ha sempre voglia di migliorarsi, molto determinato. Nulla da dire".

Ce l'avrà qualche piccolo difetto, no? "Certo, chi non ne ha (ride, ndr)? Credo che da esterno renda meglio che da centrale difensivo, è in grado di farti tutta la fascia, anche grazie ad un'importante struttura fisica e una grande capacita' di corsa, mentre dietro ogni tanto ha un po' di amnesie. Ma questo capita un po' a tutti. Devo dire che, forse, in un centrocampo a 5 potrebbe avere qualche problema negli ultimi 20 metri, dove dovrà puntare e saltare l'uomo, cosa non facilissima per lui".

L'ha sorpresa questa trattativa? "No, perchè la crescita di questo giocatore è stata costante nel tempo e, adesso, a 28 anni, ha completato la sua maturazione. Parliamo di un calciatore che, comunque, ha già raggiunto la Nazionale, dunque non è proprio un signor nessuno".

Dunque, non c'è motivo di essere scettici... "Non ce n'è ragione, non sarà certamente uno che va a togliere spazio ai campioni, ma in una rosa come quella della Juve e tenuto conto dell'infortunio di Chiellini e dell'assenza di Asamoah, è uno che può tornare molto comodo a Conte".

Ha anche il carattere giusto per questa Juve? "Sono convinto che questo cambiamento, gli servirà da ulteriore stimolo e il fatto di lavorare con uno come Conte lo aiuterà a far uscire qualità, come la cattiveria agonistica, che ha ma che non sempre usa".

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