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ESCLUSIVA - Il talento argentino del Catania: "Se avrò la nazionalità italiana sarà più facile una convocazione in azzurro che per la Seleccion".

Il Catania è una delle realtà più belle della nostra Serie A. Settimo posto con 19 punti, una squadra che gioca bene, individualità di valore sia nel presente che in prospettiva. Tra questi Alejandro Gomez, al suo terzo campionato in Serie A. Classe 1988, dell'argentino si parla un giorno sì e l'altro pure in chiave mercato.

Lui, testa bassa, pensa a lavorare a migliorare. Il resto verrà da sè, nazionale compresa. Ed è proprio sul tema Seleccion (e Italia) che El Papu ha regalo lo spunto più bello nell'intervista esclusiva rilasciata a Goal.com Argentina. Chissà che un giorno non lo vedremo indossare l'azzurro, a sorpresa...

Ciao Papu. Com'è stato il salto dall'Argentina all'Italia? "Sono stato subito felice di venire qui, di arrivare in Europa. Del Catania non sapevo nulla, se non di Maxi Lopez e della presenza di tanti argentini. Al momento di partire mi ha spaventato il cambio di paese, di lingua, lasciare famiglia e amici. Ma è andato tutto bene grazie ai miei compagni argentini, mi hanno aiutato".

E l'adattamento al calcio? "Qui c'è un'altra cultura rispetto all'Argentina, dove magari bevi un po' di mate, ti trattieni in palestra o nello spogliatoio. Poi l'asado con gli amici o la cena in famiglia. In Italia è tutto più serio, non c'è musica nello spogliatoio, tutti fanno il loro lavoro. Siamo tanti argentini quindi qualcosa in comune si crea, ma sono esperienze diverse".

Si dice sia un campionato difficile... "Sì, non è il più bello da vedere ma sicuramente il più difficile. Qui è impossibile riprodurre qualunque altro tipo di calcio, è tutto diverso. Passiamo un'ora a fare un 11 contro 0 per studiare i movimenti tattici, oppure guardiamo i video per studiare palle ferme e avversario. E guai a non ascoltare l'allenatore: le partite si vincono durante la settimana. Io sono maturato e grazie a questo posso giocare a certi livelli".

Ma il Catania è più forte grazie a voi argentini? "Abbiamo sicuramente grande carattere. Immaginate 10 argentini in campo lottare fino alla morte. Tutte le volte che una grande viene a giocare contro di noi sa che sarà difficile".

L'impressione è che lottiate per qualcosa di ben definito... "Sì, qui la società ha messo assieme una bella squadra per il futuro, si cerca di giocare bene a calcio. L'anno scorso ci chiamavano 'Piccolo Barcellona' perchè Montella si ispirava a Guardiola e ci faceva girare bene. Si sono investiti 60 milioni nella struttura del centro sportivo, una delle migliori in Italia. Si punta a crescere".

C'è un altro campionato in cui ti piacerebbe giocare? "Per il mio stile mi è sempre piaciuto il campionato spagnolo. Non è tattico come quello italiano, si bada più alla tecnica. Campi veloci, spazi più vasti... mi piace".

E la nazionale? Ci pensi mai ad una chiamata per l'Argentina? "Può essere. Sono sincero, oggi non ho il passaporto comunitario, sono extracomunitario. Se da qui a due o tre anni dovessi ottenere il passaporto italiano ho più chance di giocare per l'Italia che per l'Argentina. Il destino non si può prevedere. Magari se passo ad un club più grande potrebbero convocarmi. Quello che vedo è che Sabella dà più possibilità a tutti i giocatori. Però da quello che mi dice Andujar questo gruppo per il Mondiale è quasi chiuso ed è molto difficile entrarci. Però la speranza c'è sempre".

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