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ESCLUSIVA - Il difensore del Catania ha parlato in esclusiva con Goal.com Argentina. Tanti i temi toccati dal centrale rossazzurro: Serie A, Argentina ma non solo...

Nicolas Spolli, centrale del Catania, ha rilasciato una lunga intervista in esclusiva a Goal.com Argentina, in cui si è soffermato su molti temi. Spaziando dal profono legame che unisce il difensore rossazzurro alla sua città natale, Rosario, fino ad arrivare all'attuale esperienza in Sicilia, dove rivela di sentirsi come a casa.

Cosa ti ha sta dando questa tua avventura in Italia? "A Catania ho trovato un club che dà tempo ai giocatori, non è una cosa facile. Ho trovato una città molto simile a quelle argentine e uno stile di vita molto simile a Rosario. Le persone sono molto passionali, e questo mi ha aiutato molto nell'adattarmi al nuovo ambiente".

Quanto il fatto che la città sia simile a quelle argentine ti sta aiutando nel tuo soggiorno a Catania? "Questo mi è molto utile, come sicuramente l'aver ritrovato quì in Sicilia una cospicua colonia di connazionali. E poi ripeto, il modo di vivere il calcio in Italia, specie al sud, è molto sudamericano".

Il vostro obiettivo resta la salvezza? "Sì, quì il campionato è davvero molto difficile e combattuto. Ogni anno bisogna fare almeno 42-43 punti per riuscire a raggiungere il traguardo salvezza. Noi sappiamo però di essere una bella squadra e siamo convinti di poter fare bene, specie in casa".

Che cosa ti ha dato il calcio europeo? "Sono certamente cresciuto professionalmente, quì gli allenamenti si svolgono al cento per cento. E la tattica è curata in modo maniacale da tutti i tecnici. Ogni movimento che si vede in partita è frutto di un duro lavoro svolto in settimana".

Da quale punto di vista ti senti professionalmente cresciuto? "Penso di essere tattaticamente più preparato rispetto a quando sono arrivato. Anche essere lontano dalla famiglia, dagli amici, ti fa maturare. Il calcio italiano poi è uno dei migliori al mondo e sicuramente il più difficile".

Dopo tutto questi anni di Serie A pensi di trasfeririti in qualche altro campionato per provare una nuova avventura? "Mi piacerebbe giocare in Inghilterra, perché guardando il calcio lì mi sembra tutto molto diverso. Vedere gli stadi, vedere la gente vicino al campo... Giocare in Italia però non è facile, in Serie A chiunque può battere chiunque. Mi piace giocare qui, mi piace giocare a Catania. Non credo di poter trovare molto di meglio altrove. Quì sto coronando tutti i miei sogni di bambino".

Come ti sei sentito la prima volta che sei sceso in campo in Serie A? "E' stata una bella sensazione. Quasi inspiegabile, sentirsi in grado di giocare contro Eto'o, Ibrahimovic, cambiare la maglietta con uno di loro... Quando si inizia a giocare però ci si dimentica di tutto. Ma è chiaro che prima della gara senti l'ansia di stare per entrare nell'elite del calcio mondiale".

Pensi ancora alla Nazionale argentina, o hai rinunciato a questo sogno? "Io credo che ogni commissario tecnico, giustamente, scelga all'inizio del proprio mandato un gruppo di giocatori sui quali puntare. Personalmente non ho ancora perso del tutto le speranze, ma sono consapevole che al momento in Argentina ci sono dei grandissimi difensori. D'altronde se in questi anni non sono mai stato chiamato evidentemente qualcosa deve essermi mancato".

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