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ESCLUSIVA - Il tecnico boemo nelle scorse settimane ha chiesto alla dirigenza giallorossa il talento russo in caso di qualificazione Champions. Il CSKA vuole 30 milioni.

Ci sono momenti ideali perché le notizie trapelino. E altri surreali. Quasi paradossali. Eppure è giusto parlarne perché l'indiscrezione viene alla luce così, ora e adesso, quasi a voler sfatare ogni brutto pensiero in casa Roma dopo le peripezie d'inizio stagione e la batosta dello Juventus Stadium. L'oggetto del sapere si chiama Alan Dzagoev, calciatore che ormai tutti i calciofili anche meno morbosi adesso conoscono dopo gli exploit avvenuti nella prima fase degli scorsi Europei di Polonia-Ucraina.

Trequartista di forza e idee, attaccante d'appoggio, incursore. Ognuno può scegliere la propria idea di ciò che è davvero questo calciatore russo, dalle caratteristiche chiaramente offensive, classe 1990 ma già autore di 25 presenze (e 8 reti) con la maglia della propria nazionale maggiore.

L'idea di Zdenek Zeman forse sarebbe quella di proporlo alla Pavel Nedved seconda maniera, visto che il boemo fu il primo a vedere le doti del ceko che arrivò poi fino alla conquista del Pallone d'Oro. Nella sua Roma, che oggi ha il problema di evitare il collasso tecnico autogenerato, giocherebbe mezzo sinistro o forse punta esterna.

Al di fuori della tattica, un acquisto del calibro di Dzegoev rappresenterebbe mediaticamente il dopo-Totti, visto che comunque si parla di un interesse giallorosso anticipato in vista di giugno 2013.

Ecco quindi svelato il piano, che sfiora i crismi del patto segreto: io, Zeman, ti porto la Roma in Champions League (il compito forse pareva più agevole di quanto dica la realtà), voi mi regalate il mio top-player, cioè l'uomo in cima alla lista dei pensieri e del gradimento del tecnico boemo.

Uno scambio equo, in qualche modo, mai così impronosticabile come oggi che la Lupa deve prima rispondere alle problematica della stretta attualità. Eppure, i contatti con il CSKA Mosca sono già stati attivati e nella Capitale gli americani sanno che se ne può parlare dai 30 milioni di euro a salire.

Ma a spaventare, in questo momento, sono più le prime fratture interne che l'idea di un grande investimento a fronte di veri risultati che certifichino una rinascita che pare ancora piuttosto lontana.

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