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La folle estate di Vincenzo Montella: l'aeroplanino più pazzo d'Italia! Illuso dalla Roma, 'ripudiato' dal Catania: ecco tutti i retroscena

La folle estate di Vincenzo Montella: l'aeroplanino più pazzo d'Italia! Illuso dalla Roma, 'ripudiato' dal Catania: ecco tutti i retroscena

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ESCLUSIVA - Vincenzo Montella: sedotto e abbandonato dalla Roma, respinto dal Catania ed accolto dalla Fiorentina. Tutti i retroscena della pazza estate dell'Aeroplanino.

L'estate doveva e deve ancora iniziare ma per Vincenzo Montella, è già stata 'pazza'. Allenatore quasi per caso: ancora un anno da tesserato Roma e l'idea di spalmare l'ingaggio (1,5 milioni di euro) in tre stagioni. Da dirigente in un primo momento. Poi, quasi per gioco, da allenatore. Si liberava la panchina dei 'giovanissimi nazionali'. Estate 2009. Vincenzo accettava l'incarico. Squadra modesta, risultati stellari: finali nazionali di categoria. A metá della stagione successiva il ribaltone sulla panchina della 'vera' Roma. Via Ranieri, dentro Montella. E' il 21 febbraio 2011.

13 partite e tanti punti, che non bastavano per convincere la Roma americana. Francesco Totti. Pochi minuti prima dell'ultima di quel campionato, il 15 maggio 2011, incrociava Pietro Lo Monaco nel sottopassaggio dello stadio Massimino: 'Direttò, portalo qui Vincenzo la prossima stagione. È bravo!'. Detto, fatto. Lo Monaco accettava il consiglio e incontrava Montella già silurato dalla Roma. Lo incontrava a Taormina.

Cappello di paglia, bermuda e tanta voglia di iniziare a camminare con le proprie gambe. Montella firmava con i siciliani. Due anni, ma con la promessa non scritta di poter lasciare il Catania nel caso di una importante chiamata già dopo la prima stagione. 48 punti e tanti sorrisi. Il Catania diventava la rivelazione e Montella l'allenatore sorpresa del campionato. Poi l'inizio della crisi. Punti di vista ovviamente. Lo Monaco lasciava il Catania, Montella perdeva il proprio riferimento in società.

Decideva così di lasciare, anche perché le voci di un suo ritorno a Roma iniziavano a diventare insistenti. Ma soprattutto confermate. Incontrava Baldini, ma ancora da allenatore del Catania. Si parlava di accordo economico (un milione e mezzo di euro l'anno per due stagioni) e collaboratori tecnici da coinvolgere nel progetto (almeno 4). Finiva il campionato e le trattative diventavano pubbliche: 'Per Roma e la Roma ho un debole e il presidente Pulvirenti lo sa'. Iniziava il braccio di ferro, il tira e molla.

Da una parte l'intesa biennale che lasciava tranquillo il Catania, dall'altra la voglia (l'esigenza) di tornare a casa, all'Olimpico di Roma. In mezzo la paura di non ripetersi. Di non ripetere la splendida stagione appena conclusa. E soprattutto la certezza di tornare a Roma e alla Roma dalla porta principale. Ma qualcosa in casa giallorossa cambiava. In pochi giorni. A Montella veniva chiesto un sacrificio sostanziale sull'ingaggio e sul numero dei collaboratori. Era un modo per metterlo in difficoltà per cominciare a fargli capire che quello che sembrava sicuro, così sicuro non lo era più. Montella non aveva convinto Baldini. A questo si aggiungevano rapporti non idilliaci tra i due club, con il Catania che dai giallorossi avrebbo voluto un 'indennizzo tecnico' e la Roma non esattamente esaltata all'idea.

Fino a Zeman, che in due giorni incontrava e chiudeva l'accordo con Baldini. Montella rimaneva così praticamente a spasso, con la Roma al boemo e una città e una società (in Sicilia) non esattamente felici di riabbracciarlo. Arrivava l'ufficialità di Pradè che da d.s. della Fiorentina, come primo passo, chiamava proprio l'amico Montella. L'accordo lo trovavano immediatamente. Non rimaneva che trovare l'intesa con i rossazzurri o per Montella non restava che l'ultima carta: liberarsi autonomamente.

Daniele Pradè mercoledì 30 maggio, via Bologna arrivava a Catania. Di sera, e sempre a Taormina, incontrava lo staff dirigenziale/tecnico del Catania: Salerno, Gasparin e Bonanno. Ripartiva l'indomani. La situazione non si sbloccava ancora ed allora veniva fuori Vincenzo Montella. Prenotava una serie di biglietti aerei: uno per se, uno per la moglie e uno per l'agente FIFA e legale, Federico Cavalli. Lunedì sera l'arrivo a Catania, l'indomani (martedì 5 giugno) sbarcava a Torre del Grifo. Obiettivo: rescissione del contratto. Pericolo: porta in faccia da parte del presidente. Ed il rischio (alto) c'è stato. Soprattutto di mattina quando gli animi erano talmente caldi e il rischio di chiudere con un 'nulla di fatto', così elevato, da far pensare al peggio: Montella fermo una stagione.

Di pomeriggio trionfava il buon senso: il Catania evitava di pagare contemporaneamente due allenatori, Montella evitava di rimanere in stand by per un anno intero.

Finiva così, ma con una macchia, per molti invisibile, ma non per noi. Pulvirenti e Montella rompevano definitivamente. Il primo si sentiva tradito, il secondo attaccato. Montella nella due giorni, l'ultima due giorni catanese, ha cercato il contatto. Chiesto l'incontro. Con pessimi risultati. Pulvirenti lo ha evitato. Nonostante fossero tutti e due nelle stesse ore al centro sportivo etneo. Ma lui, Pulvirenti, è fatto così, un po' come Montella.

Caratteri forti, troppo simili per rimanere amici dopo una stagione così, vissuta fianco a fianco. Montella avrebbe voluto chiarire, Pulvirenti non lo ha neanche voluto vedere...la storia di due amanti. Perché nel mercato e nel calcio, fortunatamente c'è anche questo.

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