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ESCLUSIVA – L’ex tecnico viola stigmatizza anche il comportamento di Ljajic: “Si è dimostrato ‘un vile’ verso la squadra e il suo allenatore”.

Dopo i gravi fatti verificatisi ieri al Franchi, il Giudice sportivo ha deciso stamane di squalificare per tre mesi il tecnico Delio Rossi per l’aggressione al suo giocatore Adem Ljajic in seguito alla provocazione di quest’ultimo dopo la sostituzione.

Goal.com Italia
ha voluto sentire sulla vicenda il parere di Antonio Di Gennaro, ex tecnico della Fiorentina nella stagione 2000-01, nonché ex centrocampista della squadra toscana.

Antonio, qual è il tuo punto di vista su quanto accaduto ieri al Franchi fra l’allenatore Delio Rossi e Adem Lajajic? “In trent’anni di calcio non ho mai visto una cosa del genere. Spiace molto che un tecnico esperto come Delio Rossi abbia sbagliato in un modo così grave. Lui quando è arrivato ha provato a cambiare le cose, ma ha dovuto fare i conti con uno spogliatoio che sicuramente non aveva nel professionismo la sua dote migliore, e che ha condizionato anche la gestione Mihajlovic, tant’è vero che i tifosi più di una volta se la sono presa con le notti brave dei loro beniamini. L’impressione è che la pesante sconfitta con la Juve, una partita cui la tifoseria teneva molto, sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, perché la situazione è degenerata e la tensione aumentata vertiginosamente, esasperando gli animi”.

Pensi che la sospensione di Ljajic e la squalifica per tre mesi di Delio Rossi siano due decisioni commisurate alla gravità di quanto accaduto? “Sicuramente Ljajic si è dimostrato infantile, per usare una parola forte direi ‘un vile’ nei confronti della società e del suo allenatore. Ma chi ha sbagliato di più è stato Rossi, non ci sono scuse per quello che ha fatto. Le incomprensioni con i giocatori vanno risolte e chiarite all’interno dello spogliatoio, con questa voglia di farsi giustizia in modo sommario ha danneggiato gravemente l’immagine di una società che in questi anni ha puntato tutto sul fair-play. Alla fine secondo me gli è andata anche bene, tre mesi sono pochi per quello che ha fatto. Per fortuna sul campo ci ha pensato Montolivo, un altro molto discusso quest’anno, a sistemare le cose”.

Come può uscire la società viola da una situazione di grave imbarazzo come quella di oggi? “La Fiorentina deve salvarsi, poi il prossimo anno serviranno un entusiasmo e un progetto nuovi. L’esonero di Delio Rossi era un atto dovuto per il danno d’immagine causato dal comportamento dell’allenatore, ma ora un po’ tutto il calcio dovrà porsi delle domande e dare delle risposte”.

Cioè? “Nel calcio di oggi non ci sono più certezze, vedo un collegamento tra quanto successo al Ferraris la scorsa settimana e i pugni di Delio Rossi a Ljajic. Gli ultras ormai hanno un’ingerenza inammissibile nella vita delle società di calcio. I tifosi poi spesso, anziché fare il tifo per la propria squadra, tifano contro quella avversaria. Questo significa che non solo l’allenatore, ma anche i giocatori, devono ritrovare i valori di una volta. Tutto deve partire dalle scuole calcio. Perché la situazione del calcio in Italia migliori occorre che i tifosi capiscano che anche le sconfitte fanno parte del calcio e che bisogna accettarle. Non parliamo poi di Scommessopoli: le scommesse sono diventate oggi una piaga sociale, che contagia tutti, giovani in primis. Tutti perciò sono chiamati a dare l’esempio, i campioni in primis. In questo senso trovo importante quanto fatto ieri da Buffon: nonostante l’errore grave che rischia di compromettere la corsa allo Scudetto della Juve, ha chiesto scusa ai tifosi e ha salutato i suoi avversari”.

E le società? “Penso che i grandi campioni, i Del Piero, i Maldini, gli Antognoni, i Rivera, i Zoff, dovrebbero trovare più spazio all’interno delle società, perché hanno valori da trasmettere ai più giovani e dovrebbero essere per loro un riferimento da seguire. I club oggi forse hanno paura della loro personalità, temono che questi personaggi possano in qualche modo offuscare gli altri. Invece potrebbero essere una risorsa importante.

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