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ESCLUSIVA - L'ex selezionatore dell'Inghilterra, a San Siro contro il Bologna, è tornato nei pensieri della dirigenza rossonera. Allegri rischia di pagare il finale choc.

Io non andrò mai all'Inter perché mi sento milanista”. Queste le parole di Fabio Capello, dette poco tempo fa in occasione di un evento organizzato dal Milan. Contro il Bologna l’ex ct della Nazionale inglese era in tribuna a San Siro. I rossoneri hanno pareggiato, spianando la strada allo scudetto bianconero. Eccoli i tre indizi che fanno una prova.

Massimiliano Allegri sembra essere sempre più vicino all’addio. Troppi gli errori che gli sono stati imputati da Berlusconi che, peraltro, non sembra essere l’unico ad averlo scaricato. Anche i giocatori non paiono più così convinti di poter combattere. Mancano le motivazioni che di solito un allenatore dovrebbe essere capace di instillare in una squadra che ha - e deve per forza avere - degli obiettivi.

Gli inciampi del tecnico toscano si sono iniziati a percepire già all’inizio di questa stagione. Se il successo in campionato dello scorso anno aveva in qualche modo oscurato qualche problema di gestione, ora, alla luce di una stagione che rischia di diventare fallimentare, nonostante la vittoria della Supercoppa Italiana, i difetti di Allegri spuntano come funghi.

Il primo passo falso è non aver avuto la forza per trattenere Pirlo ancora per una stagione. Lo stesso Leonardo si trovò di fronte al bivio quando era al Milan, ma non cedette di fronte alla possibilità di cedere il mediano al Chelsea (in quella occasione). Allegri, invece, che punta molto sul centrocampo muscolare ha pensato che il solo Van Bommel potesse dare equilibrio in mediana. Così l’azzurro non è stato trattenuto, né invogliato a restare.

Questo non è stato solo uno sbaglio a livello tecnico-tattico, ma anche a livello psicologico. Esattamente come quando il Milan fece gli affari con l’Inter prendendo Seedorf e proprio Pirlo per l’appunto. Se poi sulla questione infortuni e sviste arbitrali nemmeno Allegri può farci molto, c’è invece da indagare sulla gestione delle risorse. Anche contro il Bologna alcune scelte restano incomprensibili.

Lo stesso tecnico toscano ultimamente continua a ripetere che tra Juve e Milan è soprattutto una questione di nervi. Lo è, anche e soprattutto per chi va in campo. I giocatori, in questo momento, più che fisicamente, devono essere pronti mentalmente alla battaglia. Il Milan ha bisogno di uomini come Gattuso, ha bisogno della fame di Maxi Lopez desideroso di restare più di qualunque altro senatore che è in rossonero da anni. Non si può prescindere dall’atteggiamento.

Non ora che il Milan può solo lottare di nervi, anche perché atleticamente sembra non averne proprio più. Da qui alla fine Allegri doveva fare la stessa partita giocata contro il Chievo. Solo il cuore poteva aiutare il Milan. Ora è tardi. Non basterà più nemmeno quello. Servirebbe un’impresa. Ma la Juve ora vincerebbe anche contro i miracoli. E Allegri questo ormai lo ha capito. Ha capito anche che il suo tempo in rossonero potrebbe essere giunto al termine.

Al suo posto è pronto Fabio Capello, ipotesi reale. “Il Milan ai milanisti” è il dictat di Galliani. Ibrahimovic lo conosce bene e lo stima parecchio. Con lui la squadra sarebbe senza dubbio sottoposta a un rigido rigore, ma di sicuro non sbanderebbe quando in campo c’è da mandare la cattiveria e la grinta. A livello tattico, nell'eventualità, cambierà poco, anche se Capello di sicuro non è così orientato sul trequartista da schierare dietro le punte, a tutti i costi.

A proposito di attacco: Cassano avrà sicuramente modo di chiedere scusa a un allenatore che ha fatto di tutto per valorizzarlo. Questa potrebbe essere finalmente l’occasione giusta.

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