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Il 'paratutto' Sorrentino difende il suo Chievo: "Le piccole sono inutili? Il calcio è bello anche perchè esistono le favole..."

Il 'paratutto' Sorrentino difende il suo Chievo: "Le piccole sono inutili? Il calcio è bello anche perchè esistono le favole..."

Getty Images

ESCLUSIVA - Il portiere del Chievo, intervistato in Esclusiva da Goal.com Italia, ha parlato della sua esperienza gialloblù: "Voglio giocare fino a 40 anni, e restare anche dopo".

Oramai definirla favola è forse riduttivo, perché il Chievo è ormai una certezza del calcio italiano. Forse addirittura “troppo”: “Già, è vero – ci risponde Stefano Sorrentino portiere, baluardo e ormai punto di riferimento dei gialloblu – ormai la gente dà quasi per scontato la nostra salvezza, ma non sa che dietro c’è un grande lavoro. Quando vado in giro, incontro persone che mi dicono: “Dai, tanto voi siete forti, alla fine vi salvate sempre'".

"Siamo una squadra simpatia, e questo è piacevole, ma non vorrei che per questo si dessero per scontate tante cose. Salvarsi è sempre un grande risultato per una squadra come il Chievo che – non dimentichiamolo – è una squadra di quartiere. Ci sono tanti club anche più prestigiosi, ricchi e con un grande appoggio che finiscono in disgrazia e magari dalla serie B non riescono più a risalire. Quindi credo che il Chievo meriti molte più attenzioni e dovrebbe essergli riconosciuto molto di più di quello che poi succede nella realtà”.


Dunque, Stefano, anche l’etichetta di favola ormai vi sta stretta… A me non dispiace, perché in effetti dietro ai risultati ottenuti c’è un piccolo miracolo. Per le ragioni che dicevo prima: non ci sono grandi capitali, non abbiamo un bacino d’utenza da big, eppure facciamo sempre il nostro e arriviamo all’obiettivo. Sento tanti dire superficialmente che il Chievo è un esempio da seguire, ma nessuno ci viene a studiare e invece dovrebbero farlo. Così capirebbero quanta organizzazione e lavoro c’è dietro ai risultati che si ottengono”.

SORRENTINO IN CIFRE

147
Le presenze in Serie A
50
Le presenze nel campionato greco
38 Le presenze nella Liga
376 Le partite giocate in carriera
391 I goal subiti
Qual è dunque il “segreto” di questo Chievo? “A parte la società che cura ogni minimo dettaglio, direi che la mancanza di pressione e la serenità con la quale si può lavorare rappresentano certamente un vantaggio. Vi racconto un aneddoto: il primo anno dopo la promozione dalla B, il mio primo anno qui (il 2008, ndr), arrivammo a Natale con 9 punti. Perdemmo in casa contro un Genoa falcidiato dagli infortuni: li prendemmo a pallonate e loro vinsero 1 a 0 con goal di Olivera che manco doveva giocare quella partita e invece è entrato, ha scartato anche la bandierina e l’ha messa dentro. A quel punto eravamo convinti che non ci avrebbe salvato neanche Padre Pio (ride, ndr). Uscimmo dallo stadio e trovammo i nostri tifosi ad applaudirci e a farci coraggio. Facemmo un girone di ritorno eccezionale e ci salvammo con due giornate d’anticipo. Questo è Chievo, nel bene e nel male. In settimana al campo d’allenamento se togli tre magazzinieri, i due dottori e team manager, ci siamo solo noi. Ogni tanto quando vedo Striscia la Notizia che va fuori dai centri d’allenamento a filmare le auto che sfrecciano in mezzo ai tifosi, mi viene da sorridere: venissero qui non troverebbero nessuno (ride, ndr)”.

Il Chievo è famoso anche per scovare talenti, l’ultimo è stato Constant finito al Genoa: qual è quello di quest’anno? In prima squadra l’avete visto poco perché abbiamo sei attaccanti in rosa, ma io lo vedo in allenamento e in Primavera e posso dirvi che Grandolfo (ex Bari, autore l’anno scorso di una tripletta a Bologna nell’ultima di campionato, ndr), diventerà un grande giocatore. E poi c’è il difensore Acerbi, che sta trovando spazio dopo un inizio un po’ difficile: a lui gliel’ho già detto, se non finisce in Nazionale sarò il primo a prenderlo a calci nel sedere (sorride, ndr)”.

Come hai ritrovato mister Di Carlo? “Passami il termine, rabbioso. In senso positivo, ovviamente, ma si vedeva che aveva tanta voglia di rivincita. Io lo conosco molto bene perché l’avevo già avuto qui due anni, ho un ottimo rapporto con lui, mi voleva addirittura portare alla Samp quando è andato là, e all’inizio lo notavo che aveva qualcosa che gli rodeva molto. Diciamo che anche lui con questa stagione s’è tolto un peso e una soddisfazione”.

Mi piacerebbe giocare in Serie A, nel Chievo, fino a 40 anni. E poi magari restare in società...

- Stefano Sorrentino

Quale può essere l’obiettivo del Chievo a questo punto?
“Io sono un ambizioso e sono mai contento. Se dovessimo accontentarci di quanto abbiamo fatto, mi darebbe molto fastidio. Vorrei almeno fare un punto in più del già ottimo campionato scorso. Riuscirci sarebbe un segno di maturità da parte di tutti”.

Hai detto che sei molto ambizioso: il tuo obiettivo personale dunque qual è? Se ti immagini da qui a qualche anno, ti vedi ancora qui a Chievo, forse anche da dirigente, o piuttosto ti piacerebbe fare un’esperienza in qualche altra squadra, magari big? “Guarda, dopo l’ultimo mancato trasferimento a Palermo l’estate scorsa, ho preso la mia decisione. Il presidente è venuto da me, ha speso parole importanti e mi ha proposto di firmare un contratto decennale. Di fronte a queste testimonianze non puoi rimanere insensibile. Magari 10 anni sono troppi, ma mi piacerebbe giocare in Serie A, nel Chievo, fino a 40 anni. Vorrei essere come Moro, Pellissier, Squizzi e tutti gli altri simboli di questa squadra e magari rendermi utile anche in futuro, facendo capire ai giovani cosa significhi essere un giocatore del Chievo”.

Hai sentito De Laurentiis? Ha detto che è inutile avere in Serie A squadre senza seguito, che si limitano a raggiungere ogni anno la salvezza senza poter ambire a vincere il campionato: per il business non è produttivo… Che ne pensi? “Penso che se non ci fosse il Chievo, sarebbe produttivo anche per la classifica del Napoli, visto che ogni anno gli portiamo via minimo tre punti e spesso anche sei (ride, ndr). A parte la battuta, da grande uomo d’affari qual è, posso anche capire la sua posizione, però io dico che il calcio è più bello se ci sono favole come quelle del Chievo, no?”.

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