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Dalla simpatia per Edmundo alle liti con molti dei suoi ex allenatori: tutti gli alti e i bassi del ragazzaccio del calcio francese, oggi a un passo dai bianconeri.

Enfant prodige ed enfant terrible allo stesso tempo. Due facce della stessa medaglia. Non ci sono dubbi che Nicolas Anelka, prossimo attaccante ella Juventus, sia il calciatore francese più controverso dai tempi di Eric Cantona. E' stato lui stesso a dire: “Sono come Edmundo, lo adoro”. Per i più giovani, 'O'Animal' ha giocato anche in Italia a Firenze e il suo soprannome la dice lunga sul suo carattere.

Carattere schivo, a tratti arrogante, Anelka è il classico giocatore senza mezze misure: lo ami o lo odi, impossibile provare indifferenza. Tanto per intenderci, Cassano e Balotelli al confronto sono due chierichetti.

SuperMario viene criticato perché non ride mai in campo, il neo-juventino, a soli 18 anni (quando vinse la Premier con l'Arsenal) si è visto affibbiare dai tifosi dell'Arsenal, il soprannome di 'Le Sulk' (il broncio) che si porta dietro ancora adesso che di anni ne ha quasi 34. “Non mi ricordo chi me lo ha affibbiato – ha detto in un'intervista di qualche anno fa – Non mi piace. Chi mi chiama così è perché non mi conosce. Fuori dal campo io rido e mi diverto, se non c'è da ridere non lo faccio a comando”.

L'episodio che lo ha marchiato a fuoco risale al 2010, Mondiali in Sudafrica. Il suo rapporto con la nazionale francese non è mai stato facile, le incomprensioni con Lemerre e Santini gli costano la maglia nel periodo dal 2002 al 2005. Celebre la sua frase “torno in Nazionale solo se me lo chiedono in ginocchio”.

E' il controverso Domenech a ridargli fiducia, così a 31 anni il talento nato a Versailles può disputare il suo primo Mondiale. Un'avventura che dura pochissimo: gli insulti al c.t. nell'intevallo della sfida con il Messico gli costano la rassegna. L'attaccante viene rispedito a casa e, in seguito, squalificato per 18 partite, in pratica a vita.

Che avesse un caratterino mica male anche da ragazzino se ne accorse persino il tranquillo e compassato Vicente Del Bosque, allora tecnico del Real Madrid. Era l'estate del 1999 quando Lorenzo Sanz, l'allora presidente, lo strappò all'Arsenal versando ai Gunners circa 35 milioni di euro e facendo firmare al giocatore un contratto di 7 anni a oltre 4 milioni di euro.

NICOLAS ANELKA
L'UOMO DA 134M
0.8M Dal Paris SG all'Arsenal
35M Dall'Arsenal al Real Madrid
34.5M Dal Real Madrid al Paris SG
1.4M Dal Paris SG al Liverpool (P)
19.8M Dal Paris SG al Man City
10.7M Dal Man City al Fenerbahce
12M Dal Fenerbahce al Bolton
19.9M Dal Bolton al Chelsea
0M Dal Chelsea allo Shanghai
134.1M I mln 'spostati' da Anelka
"E' la più grande follia che potevamo fare" disse Sanz al momento della firma. Parole premonitrici, visto che Anelka si ritagliò pochissimo spazio in squadra e arrivò persino a litigare con Del Bosque: per tre giorni non si presentò agli allenamenti, beccandosi una sospensione di 45 giorni e una multa di 360 mila euro. Lo sfogo del bomber francese sulle pagine di France Football la dice lunga sul mancato ambientamento in Spagna.

"Mi trattano come un cane. Ho letto cose incredibili. Che passo il mio tempo al telefono, che sono una bestia, che nemmeno so attraversare la strada da solo...". E denuncia il boicottaggio dello spogliatoio: "E' stato chiaro da subito che non mi volevano. Hierro andò da Sanz, quando questi annunciò il mio ingaggio, e disse: 'Presidente, abbiamo già Morientes: non ci serve un' altra punta' ". La stagione, sebbene culminata con la vittoria in Champions League e l'ottimo Mondiale per Club disputato, per il transalpino fu complessivamente fallimentare e l'addio inevitabile.

Per ripartire il miglior posto è dove sei cresciuto. Ecco che allora Anelka torna al Psg. Ma le bizze non rimangono in Spagna, fanno parte del pacchetto, come un all-inclusive. Talento e bravate sono indivisibili. A Parigi si scontra (tanto per cambiare) con l'allenatore Luis Fernandez e dopo 30 mesi lascia la capitale.

Comincia a questo punto il lungo girovagare: si sta bruciando, ma gli estimatori non gli mancano. Perché la classe c'è e il talento è cristallino. Liverpool, Manchester City, Fenerbahce (dove vince il campionato turco) e Bolton le sue tappe, tra alti (pochi) e bassi (tanti).

A 29 anni il francese sembra aver gettato al vento tutte le occasioni, fino alla chiamata del Chelsea nel gennaio 2008. La prima stagione è da incubo: 2 gol in 24 gare stagionali e il rigore fallito nella finale di Champions League a Mosca.

L'anno dopo, sotto la guida prima di Scolari e poi di Hiddink, a livello personale le cose fanno decisamente meglio: Anelka si laurea capocannoniere della Premier League con 19 gol. Ma è con Ancelotti, che finalmente torna a vincere la Premier da protagonista. Il feeling con l'allenatore di Reggiolo è completo e i risultati si vedono.

I problemi tornano a galla con l'arrivo a Londra di Villas Boas. Il feeling con lo 'Special Two' non decolla mai. Accusato di spaccare lo spogliatoio, il portoghese non gliele manda a dire. “Non ti voglio più vedere, non fai più parte della prima squadra, non puoi più allenarti con noi né sul campo quando c’è la prima squadra”. Una frattura insanabile, ma Anelka trova il modo di consolarsi: a gennaio vola in Cina e firma un biennale da 10 milioni di euro.

Il resto è storia recente, con l'arrivo ormai certo alla Juve, 14 anni dopo il primo corteggiamento. Ha fatto tanti errori, ma è cresciuto e maturato. Chissà se abbastanza. Ciò che non è stato ancora scritto è il finale. Conte lo farà resuscitare o entrerà nella lunga lista degli allenatori con cui non ha legato?

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