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Ecco quali sono i possibili successori di Massimiliano Allegri nel caso in cui l'attuale allenatore rossonero dovesse ricevere il benservito da Berlusconi a fine giugno.

Pep Guardiola, sondato a ottobre da Galliani con una visita lampo a New York quando il Milan stentava oltre ogni previsione, ha preferito il progetto (e gli euro) del Bayern Monaco, l’ipotesi Mourinho lanciata dall’Inghilterra ha fatto sorridere Adriano Galliani, ma non solo: lo Special One guadagna quanto un top player, ma a differenza di Ricardo Kakà non ha alcun motivo (e voglia) di ridursi un ingaggio che solo una mezza dozzina di squadre in Europa può permettersi. E tra queste non c’è il Milan, a dire la verità non c’è nessuna squadra italiana.

Se è vero che nelle ultime settimane le quotazioni di Massimiliano Allegri sono in risalita di pari passo con la scalata della classifica da parte della squadra, è altrettanto inconfutabile che il contratto che lo lega ai rossoneri fino al 2014 non è garanzia certa di guidare il Diavolo anche nella prossima stagione. Non è mistero che l’allenatore dell’ultimo scudetto a ottobre sia stato salvato da Galliani contro il parere di Silvio Berlusconi, che gli ha spesso lanciato frecciatine, ma qualche giorno fa ha aperto uno spiraglio alla sua conferma.

Come sempre sono i risultati che contano e solo il terzo posto garantirebbe senza dubbio ad Allegri la permanenza in panchina anche l’anno prossimo. Obiettivo davvero difficile da centrare. Ma anche una crescita costante della squadra e la conferma su buoni livelli dei diversi giovani della rosa (El Sharaawy su tutti) potrebbe essere sufficiente. Non va dimenticato che in questa stagione finora sotto le aspettative, il tecnico toscano ha avuto il merito di far rendere al meglio il Faraone e di lanciare in pianta stabile De Sciglio.

I pretendenti alla sua panchina non mancano e ce n’è per tutti i gusti: dagli ex milanisti tanto cari a Galliani e Berlusconi (Donadoni e Van Basten), a giovani emergenti (Mangia), passando per i vecchi volponi (Spalletti).

ROBERTO DONADONI
Il suo Parma è la grande rivelazione di questa prima metà di stagione. Risultati oltre ogni aspettativa, ottenuti con un gioco piacevole e che diverte la gente. Oltre ad essere un ex milanista, caratteristica a cui Galliani e Berlusconi tengono parecchio, Donadoni si sta dimostrando molto bravo a lavorare con i giovani e non avrebbe problemi a sposare la nuova filosofia rossonera: Belfodil, Nicola Sansone e Biabiany si stanno esprimendo su livelli davvero di eccellenza e sono tra i giovani più seguiti e appetiti in Serie A. Ha un contratto fino al 2015, ma a una chiamata del Diavolo è impossibile dire no…

MARCO VAN BASTEN
Quello dell’olandese è un nome che circola da anni intorno alla panchina rossonera. Berlusconi ha un debole per lui e nel maggio 2010, quando i rapporti con Leonardo erano ai minimi storici, il nome del ‘Cigno di Utrecht’ era in cima ai suoi desideri. In quel periodo, però, van Basten doveva operarsi alla ‘solita’ (maledetta) caviglia e non poteva lasciare l’Olanda. Lui stesso ha sempre sostenuto che avrebbe dovuto fare esperienza prima di avventurarsi ad allenare un club del calibro del Milan. Attualmente allena l’Heerenveen, in piena lotta per non retrocedere con 18 punti in altrettante gare. Un biglietto da visita un po’ scarso, ma si sa che Berlusconi non guarda a queste cose (vedi Sacchi).

DEVIS MANGIA
L’attuale tecnico della Under 21 è un pupillo di Arrigo Sacchi, uno che ad Arcore è sempre ascoltato con piacere. Con Mangia la linea verde non avrebbe alcun problema ad essere imposta, conoscendo molto bene i vari El Sharaawy, De Sciglio e Saponara, mattoni sui cui verrà costruito il Milan del futuro. Da un lato l’entusiasmo per l’occasione della vita, dall’altro la scarsa esperienza a certi livelli: pro e contro da tenere in considerazione.


LUCIANO SPALLETTI
E' quello che guadagna di più (oltre 3 milioni di euro all'anno), quello con maggiore esperienza, quello che vuole vincere subito e quindi quello più difficile da raggiungere. In Russia le cose, dopo due campionati vinti di fila, non vanno troppo bene quest'anno: difficoltà tecniche e nella gestione dello spogliatoio sono costati allo Zenit la prematura e per certi versi sorprendente eliminazione dalla Champions League. Come da lui stesso ammesso qualche settimana fa, il suo futuro sarà ancora lontano dal nostro paese, forse non a San Pietroburgo, nonostante un contratto fino al 2015. Il sogno si chiama Premier League, un torneo dove i nostri allenatori hanno sempre fatto un'ottima figura.

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