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A fine dicembre era più bella che mai, oggi la Fiorentina di Montella deve fare per la prima volta i conti con una mini-crisi: viaggio nei problemi dei viola.

Tre sconfitte nelle prime tre gare del 2013, la zona Champions ora più lontana ed il sogno di tornare a vincere la Coppa Italia che è sfumato. In meno di due settimane sembra essersi ribaltato il mondo attorno alla Fiorentina. L'avevamo lasciata a Natale terza in classifica e più ambiziosa che mai, oggi che siamo a metà gennaio, possiamo parlare di una squadra che sta attraversando un momento di crisi.

Eppure il vero problema dei viola non è il gioco che continua ad essere anzi tra i più belli d'Italia, quanto la mancanza di punti che produce. La squadra di Montella sotto il profilo della prestazione ha fatto bene nelle ultime tre uscite, ma è sempre uscita a testa china dal campo.

Le sconfitte patite in casa con il Pescara e una Roma falcidiata dalle assenze, oltre a quella di Udine, fanno suonare più di un campanello d'allarme ed oggi, la bella Fiorentina di un mese fa, si riscopre con qualche problema di troppo e non tutti di facile risoluzione.

IL PROBLEMA PORTIERE - Quando arrivò in estate, Emiliano Viviano fu accolto a Firenze come il portiere che avrebbe rinverdito la grande tradizione degli estremi difensori gigliati. Le credenziali erano ottime (parliamo dell'allora terzo portiere della Nazionale) alle quali andava aggiunto un amore mai nascosto per i colori viola. Qualche prova incerta di troppo, qualche goal evitabile e i primi mugugni da parte della tifoseria hanno contribuito però a rendere difficilissimi i suoi primi mesi in viola, trasformando il sogno in incubo. Montella, dal canto suo, non ci ha pensato troppo a relegarlo al ruolo di secondo, promuovendo un Neto che ora si riscopre a sorpresa con i galloni di titolare.

Il brasiliano è un buon portiere ma non certo un fenomeno. A volte incappa in errori gravi e comunque non dà mai la sensazione di poter essere un leader del reparto arretrato. Il ballottaggio tra i due va risolto in tempi rapidi, bisogna stabilire le giuste gerarchie affinchè anche la difesa possa ritrovare quella sicurezza che nelle ultime settimane è venuta a mancare. Viviano doveva essere non solo una risorsa tecnica ma anche una delle colonne dello spogliatoio, decidere di rinunciarvi già a metà campionato potrebbe essere rischioso.

IL PROBLEMA ATTACCO - Dopo la sconfitta con il Pescara si è parlato dei miracoli di Perin, dopo quella con l'Udinese delle sviste arbitrali e ancora dopo quella patita in Coppa Italia con la Roma dei tre pali colpiti. La Fiorentina di inizio 2013 non avrà certo la sorte dalla sua parte ma ricondurre le cause dei suoi problemi solo ad una strana congiunzione astrale non è nè giusto nè di aiuto alla squadra. I viola semplicemente non hanno gli attaccanti che la buttano dentro e, questo problema è diventato ancor più evidente ora che Toni sta attraversando un momento di flessione e non sembra più in grado di ripetere le ottime prestazioni di inizio stagione.

Jovetic sembra l'ombra del giocatore che tutti i top club sognavano in estate, Ljajic non ha mai avuto il fiuto per il goal (e probabilmente non l'avrà mai), di Toni si è già detto, mentre El Hamdaoui è fuori per la Coppa d'Africa. Nei primi mesi di campionato le reti di difensori e centrocampisti hanno nascosto una grave lacuna, oggi la realtà è sotto gli occhi di tutti: manca il bomber, il cecchino da area di rigore.

Nessuno produce più gioco della Fiorentina in Serie A eppure, nelle ultime tre partite, nonostante le tantissime occasioni create, l'unica rete segnata dai gigliati è in realtà un'autogoal di Brkic scaturita da calcio da fermo. I viola, forti anche di un centrocampo di prima qualità, giocano bene fino alla trequarti poi sembrano sciogliersi come neve al sole. In estate si era parlato di questo possibile problema, del mancato arrivo della famosa prima punta, oggi i fatti sembrano dar ragione ai più pessimisti.

L'INCOGNITA JOVETIC - Quella del montenegrino è stata sin qui una stagione anonima e anche i suoi otto goal non sono stati figli di prestazioni strepitose. Dovrebbe essere lui il trascinatore della Fiorentina, il fuoriclasse, il talento più fulgido e invece, da qualche tempo a questa parte, sembra trascinarsi in campo.

Mai uno spunto da campione, mai una giocata decisiva, tanti tiri da fuori, molta confusione e quella sensazione che la luce in fondo al tunnel non sia poi così vicina.

A vedere le sue prove viene da chiedersi se il numero 8 viola sia realmente quel top player di cui tanti parlano. A 23 anni non è ancora esploso definitivamente e non sembra avere quella cattiveria, quel fuoco e quella fame tipica del campionissimo.

Forse ha fatto il suo tempo a Firenze, forse è semplicemente fuori forma, la realtà è che da un top player ci si aspettano partite alla Cavani e non alla Jovetic degli ultimi mesi.

IL MERCATO - La Fiorentina il suo colpo l'ha già piazzato e porta il nome di Giuseppe Rossi. Montella tra qualche mese si troverà tra le mani un autentico gioiello, un giocatore da recuperare dopo due infortuni tremendi, è vero, ma un elemento che potenzialmente può fare la differenza.

Il club viola ha fiutato l'affare low cost (rispetto alle qualità del giocatore) e ha deciso di prendersi un bel rischio. Solo il campo dirà se la scommessa sarà vinta, intanto resta il successo di un'operazione ben riuscita. Montella aveva però forse bisogno di un qualcosa di più 'pronto', di un attaccante di valore da poter schierare fin da subito. Rossi è un acquisto che va visto più in prospettiva futura, il presente parla invece di uno problema non risolto.

Arriverà Larrondo, è vero, l'argentino però è un giocatore tutto da scoprire che sin qui ha dimostrato poco in Serie A. Difficile vederlo come un rinforzo, al momento sembra più un giocatore che va ad infoltire il reparto. Montella si aspettava forse qualcosa di diverso, chissà se entro il 31 ci sarà la possibilità di accontentarlo

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