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Sono passati soli 25 giorni dall'impresa dello Juventus Stadium, meno di un mese, ma il ricordo di quella splendida serata è sempre più offuscato dai recenti cattivi risultati.

I NUMERI DELL'INTER DOPO TORINO
1 I punti nelle ultime 3 partite di A
6 Le reti subite nelle ultime 3 gare di A
4 I goal segnati nelle ultime 3 gare di A
2 La media-goal subiti nelle ultime 3 gare
Sono passati soli 25 giorni dall'impresa dell'Inter allo Juventus Stadium, meno di un mese, ma il ricordo di quella splendida serata è sempre più offuscato dai recenti cattivi risultati. Un punto in tre partite è il misero bilancio che ha fatto tornare prepotentemente Zanetti e compagni sulla terra, il momento di grazia (10 vittorie consecutive) è svanito e insicurezze e difetti di inizio stagione sono tornati a galla. Atalanta, Cagliari e Parma sono avversarie di tutto rispetto, ma lo score della Strama Band è davvero magro e il campanello d'allarme suona sempre con maggiore intensità. Un periodaccio in quanto a risultati, ma non solo perché i passi indietro si sono evidenziati anche a livello di gioco: il secondo tempo di Parma è l'emblema di una squadra che ha perso gli equilibri lungamente inseguiti e che fa fatica a creare occasioni da gol e di conseguenza a segnare. Che nel calcio, al di là delle parole, rimane la cosa più importante. Vediamo ora nel dettaglio quali sono le principali cause di questa crisi di identità dell'Inter, che si è smarrita proprio sul più bello. La Juve è sempre nel mirino, quattro punti non sono tanti, ma solo se si ritrova gioco e convinzioni che si sono perse nella notte più bella dell'anno.

CALO FISICO –  I nerazzurri sono stati i primi a scendere in campo (era il 2 agosto), hanno affrettato la preparazione per preparare i preliminari di Europa League e ora sono in evidente calo fisico. La squadra nei suoi elementi più importanti non è più giovanissima e l'impegno europeo del giovedì si fa sentire a livello di stanchezza sulla gara successiva di campionato. I tanti infortuni hanno impedito a Stramaccioni di dosare al meglio le forze dei suoi giocatori, che ora pagano dazio con un po' di anticipo sulla tabella di marcia. Da qui a Natale ci sono ancora le sfide al vertice con Napoli e Lazio e solo nella pausa natalizia Zanetti e compagni potranno mettere nuova benzina nel serbatoio. La parola d'ordine è limitare i danni, sperando di rimanere attaccati al treno scudetto.

MANCANZA DI CONCENTRAZIONE – Il gol di Sansone è stato l'emblema di come il calo fisico sopra descritto sia anche accompagnato da una certa mancanza di concentrazione. Passi se prendi gol dopo 100 secondi in una partita inutile come quella di Kazan, ma il gol che ha regalato al Parma i tre punti una squadra come l'Inter non può permettersi di incassare. La squadra, con o senza tridente, ha perso certi automatismi e la mancanza di equilibrio rende insicuri i calciatori. La squadra è meno compatta e soffre oltremodo la velocità degli avversari: Biabiany lunedì sera sembrava Garrincha, mentre in fin dei conti rimane lo stesso giocatore che un paio di stagioni fa a Milano non si poteva vedere in campo. Anche contro Atalanta e Cagliari la concentrazione non è stata costante per i 90' minuti e le occasioni per gli avversari sono fioccate e hanno fatto molto male.

RISERVE NON ALL'ALTEZZA – Un altro nodo cruciale è la mancanza di alternative a quei 12-13 titolari. Non vogliamo affondare il coltello nella solita piaga, ma gente come Jonathan, Silvestre ed Alvarez non può giocare nell'Inter. Se sui primi due Stramaccioni sembra essersi convinto tanto da impiegarli sono in Europa League, l'insistenza con cui si affida all'ex Velez Sarsfield sta diventando masochismo. Lanciarlo dal primo minuto contro il Parma come centrocampista si è rivelato un clamoroso autogol: in oltre un'ora di gioco non si ricorda uno straccio di azione saliente o di giocata illuminante di questo giocatore che sembra proprio non avere il passo per giocare nel nostro campionato. Pereira, l'acquisto più caro, sta ancora pagando l'ambientamento e quando è stato chiamato in causa si è disimpegnato senza infamia e senza lode. Chivu e Stankovic sono vicini al recupero, ma sono una grossa incognita per via della lunga assenza. Livaja è buono solo per il palcoscenico poco prestigioso della fase a gironi di Europa League, Obi è un ottimo rincalzo ma è delicato come uno Swarovski, così come l'ex Bologna Mudingayi. Coutinho è quello che è cresciuto di più, ma manca ancora di continuità.

MILITO APPANNATO – Non è un caso che l'Inter si sia inceppata quando il suo goleador ha cominciato a fare cilecca. Il Principe ha tirato la carretta per tante giornate e ora sembra subire la fatica. C'è anche da dire che la squadra non lo supporta al meglio e senza Cassano viene a mancare una fonte inesauribile di assist. Con il Cagliari ci ha messo del suo (clamoroso l'errore da pochi passi sull'1-1), ma a Bergamo e Parma non è sicuramente stato messo nelle condizioni migliori per essere letale come sa.

CAOS SNEIJDER – In questo contesto di difficoltà oggettive, il caso Sneijder è la classica ciliegina su una torta che si sta sfaldando. E' vero che l'olandese negli ultimi due anni e mezzo ne ha avuta sempre una, ma metterlo da parte pubblicamente non sembra essere una grande mossa. In questo modo si acuiscono le tensioni e il muro contro muro tra giocatore e società può avere ripercussioni anche sulla gestione del gruppo. Senza Cassano e senza l'olandese alla squadra viene a mancare quella fantasia e imprevedibilità che serve a risolvere le partite più rognose. Come lo sono state quelle con Atalanta, Cagliari e Parma. Stramaccioni ci ha messo la faccia e ha motivato l'esclusione di Sneijder con il fatto che ha visto meglio in allenamento altri giocatori. A Parma in panchina c'erano Mariga, Duncan, Benassi e Romanò: ci risulta davvero difficile credere che il fantasista orange, anche con una gamba sola, sia peggio di questi qua...

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