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La squadra rossonera in un mese affronterà tre big in A (Fiorentina, Juve e Napoli) e due impegni europei (Anderlecht e Zenit). A Natale saranno tutti felici o sarà bufera?

Dopo il pareggio ottenuto contro il Malaga in Europa, il Milan di Massimiliano Allegri, con i suoi tanti dubbi e le sue poche certezze, è atteso da un mese di fuoco che andrà dal match dell'11 novembre contro la Fiorentina a quello del 9 dicembre contro il Torino di Ventura. Nel mezzo ci saranno gli impegni contro la Juventus ed il Napoli e soprattutto i due match decisivi di Champions League contro l'Anderlecht e lo Zenit. Non meno impegnativo sarà anche l'impegno di fine novembre sul campo del Catania di Maran.

A seconda di quale sarà la posizione in campionato dopo questi sette impegni e di quale sarà il verdetto del girone di Champions, potranno cambiare molte cose a Milanello, sia per quanto riguarda i protagonisti in campo che per quanto riguarda il mister rossonero. Dei risultati positivi contro le big del campionato ed una campagna europea che permetterà di approdare agli ottavi di finale, magari potrà invogliare il presidente Berlusconi a fare qualche investimento nel mese di gennaio che possa cercare di migliorare la classifica e di puntare magari a quel fantomatico terzo posto che significa qualificazione all'Europa che conta.

Ma come si potrà affrontare al meglio questo filotto italiano ed estero? Innanzitutto confermando il modulo 4-2-3-1. Tra gli undici dovranno essere elementi imprescindibili Stephan El Shaarawy, Riccardo Montolivo e Bojan Krkic. Superfluo parlare del Faraone: è in un momento d'oro, trasforma in rete quasi tutte le sue conclusioni, torna ad aiutare il reparto difensivo come l'Eto'o versione Josè Mourinho. Da elogiare anche l'ex-Fiorentina: ccusato per tanto tempo di essere un giocatore 'senza mordente', da quando è arrivato in rossonero, resosi conto forse della situazione molto differente rispetto al passato, è diventato un leader. In campo ci mette l'anima, corre per 90 minuti, riuscendo anche ad essere il principale regista della manovra ed andando pure a segno con conclusioni dalla distanza e non.

IL MESE DI FUOCO DEL MILAN
11/11 - Milan-Fiorentina
17/11 - Napoli-Milan
21/11 - Anderlecht-Milan
25/11 - Milan-Juventus
30/11 - Catania-Milan
05/12 - Milan-Zenit
09/12 - Torino-Milan
Stesso discorso per l'ex-Barcellona: a Roma sembrava vagare per il campo senza una ragione, con la casacca numero 22 del Milan, da trequartista vero e proprio, riesce a dare il meglio delle proprie possibilità. Ha una tecnica che gli consente sia di essere rifinitore che di entrare in area di rigore e concludere, ed è apparso anche in una condizione psico-fisica più che invidiabile. Per completare il reparto d'attacco e quello di centrocampo restano tre maglie: se le contendono Emanuelson, Boateng e Robinho, Pazzini e Pato, Ambrosini e De Jong. Tra l'ex-Ajax ed il ghanese al momento non sembra esserci paragone: ma c'è comunque da ammettere come Urby spesso ecceda in giocate che non gli competono e che forse non fanno parte del suo repertorio.

Più veloce e più incline al sacrificio rispetto al Boa, non ha però la sua capacità di inserimento e la tendenza ad essere leader. Se KPB dovesse recuperare improvvisamente la sua antica vervè lo si dovrebbe preferire al compagno di squadra. Il terzo incomodo, il verdeoro, non sembra poter essere considerato: ma il Robinho dello scudetto è stato un giocatore in grado di ricoprire al meglio il ruolo dell'attaccante di sacrificio, mischiando perfettamente qualità e quantità.

Rimanendo in tema di olandesi, sembra nettamente sfavorito nel duello con Ambrosini l'ex-City De Jong. Altro che regista, altro che trascinatore, in rossonero Nigel sa solo recuperare palloni: per il resto non tenta mai una giocata, passaggio o conclusione che sia, che possa considerarsi degna della nomea con la quale è arrivato in Italia. Discorso prima punta: l'istinto farebbe dire Pato. In effetti, dovesse recuperare un po' di umilità e riuscisse a essere più disciplinato dal punto di vista tattico, il Papero sarebbe nettamente da preferire. Al momento però si potrebbe anche dare fiducia all'ex-Inter, che dopo il goal contro il Chievo si è forse sbloccato psicologicamente ed appare in grado di poter sfruttare più dell'ex-Internacional di Porto Alegre la sua abilità dentro l'area di rigore.

Capitlo difesa: in porta, nonostante qualche piccola uscita a vuoto (soprattutto sui calci d'angolo) merita fiducia Abbiati e non Amelia, come centrali i più affidabili appaiono essere Zapata (anch'egli però ogni tanto si lascia andare a qualche intervento troppo irruento e/o 'leggero') e Yepes. Acerbi, lo dice lo stesso cognome, appare ancora tale, Mexes sarebbe da considerare un titolare inamovibile se non perdesse la bussola ogniqualvolta le cose cominciano a girare per il verso sbagliato. Sulle fasce c'è poco da dire: Abate è sicuro del posto, ma il suo infortunio costringerà Allegri a dare fiducia a De Sciglio; Constant, anche in un ruolo che non sembra proprio cucitogli addosso, merita fiducia per via della mancanza di alternative di livello.

Sarà un mese decisivo anche per il futuro di mister Allegri
Se tutti i protagonisti sopra descritti giocheranno come titolari e saranno nelle condizioni psico-fisiche adeguate i rossoneri potranno uscire da questo 'settebello' con le ossa ancora integre ed in grado di poter dire la loro anche nel 2013. La rosa 2012-2013 qualitativamente non è il massimo, si dovrà giocare da squadra, ognuno di questi elementi dovrà rendersi conto che non potrà (Faraone a parte) risolvere le partite da solo o strafare. Tutti dovranno giocare per il compagno e per l'allenatore.

Se, viceversa, i soliti limiti palesati ad inizio stagione (lentezza della manovra, paura di prendersi le responsabilità nei momenti decisivi dei match, incapacità di ribaltare le situazioni sfavorevoli, debolezza mentale e soprattutto poca qualità individuale dal punto di vista tecnico) continueranno a saltare a galla alla prima difficoltà, ecco che sarà un Natale difficile per tutti. Più di tutto però, non dovranno materializzarsi le scelte cervellotiche di Allegri: il tecnico sa che non c'è molto che inventarsi. Ha trovato un modulo di gioco che raggiunge la sufficienza, si giochi le sue carte in questo modo.

Altrimenti, nonostante le molte rassicurazioni arrivate da Adriano Galliani, potrebbe non mangiare il panettone. Prende sempre corpo l'ipotesi del traghettamento firmato Tassotti, con Guardiola, Spalletti e, chissà, anche Montella, come possibili alternative per il futuro. Ma si prenderanno decisioni drastiche anche a livello di rosa: Robinho, Boateng, lo stesso Pato, potrebbero essere ceduti e continuare la loro carriera altrove.

La prima partita, domenica prossima a San Siro contro la Fiorentina di Montella, dirà già molto di quale potrà essere l'andazzo di questo mese decisivo per la stagione della squadra meneghina.

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