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Il destino di Massimiliano Allegri sembra appeso ad un filo. Il pessimo avvio di stagione ha fatto arrabbiare Berlusconi, che vorrebbe sostituirlo, mentre Galliani prende tempo...

L'Anno Zero del Milan è cominciato in maniera coerente. Zero reti a San Siro, tra campionato e Champions, e in generale un senso di inadeguatezza francamente imbarazzante. Quello attuale è un piccolo, piccolissimo Milan. Chiunque, va detto, avrebbe sofferto partenze eccellenti come quelle di Thiago Silva e Ibrahimovic, per tacere della folta pattuglia di senatori che ha levato le tende (da Nesta a Gattuso, passando per Seedorf, Van Bommel e Inzaghi).

Partenze che, messe tutte insieme, avrebbero ammazzato un toro, e che in effetti hanno infilzato il piccolo Diavolo di questi tempi. Ma Benigni in questo caso non c'entra nulla, e per i tifosi rossoneri, ahiloro, c'è ben poco da ridere. Anche la teoria della solita partenza lenta alla Allegri regge poco. In estate la squadra è stata smantellata e indebolita, ed è arrivata troppa gente non da Milan.

Di suo, l'allenatore ci ha messo una scarsa flessibilità tattica - ancorato com'è al solito 4-3-1-2 - e in generale non è mai riuscito a costruire un sistema di gioco davvero convincente. Ora il suo destino è appeso ad un filo. Per molti, o fa risultato a Udine, oppure va via, con la coppia Tassotti-Inzaghi che aspetta di subentrare in corsa. Comunque vada, la stagione rossonera sembra già vicina ad un punto di svolta. Proviamo ad analizzare, una alla volta, le varie facce del momento-no vissuto dal club di via Turati. In attesa del salvatore della patria...

- FURIA BERLUSCONI

Dire che Silvio Berlusconi sia arrabbiato è dire poco. "Che brutto spettacolo, che vergogna", avrebbe commentato il patron, che non ne può più di vedere un Milan così timido e rabberciato, incapace di segnare uno straccio di rete in tre partite dinanzi al proprio pubblico. Fosse per lui, Allegri non sarebbe già più l'allenatore rossonero. Il grigio, grigissimo 0-0 contro l'Anderlecht, al debutto in Champions, aveva praticamente convinto il presidente a voltare pagina. Nella telefonata post-partita, ha vinto, però, la linea morbida di Galliani. Avanti con Allegri, almeno per ora, poi si vedrà.

Certo, che brutto colpo per l'immagine - a cui, come sappiamo, tanto tiene il Berlusca - vedere un Milan alla deriva improvvisare calcio contro i belgi e quegli ex (Ibrahimovic, Thiago Silva, ma anche Huntelaar) segnare e fare festa con le loro attuali squadre. "Ci manca solo che segni Ancelotti", aveva commentato qualcuno a San Siro. No, questo Milan fa davvero stringere il cuore. Ma le responsabilità societarie sono evidenti. "Se trovassi qualcuno che mi compra il Milan, venderei subito", la confidenza-choc del Cavaliere, raccolta dal quotidiano 'La Stampa'. Altro che fine ciclo: qui siamo alla fine di un'intera epoca, oltre la quale, al momento, c'è solo l'ignoto.

- GALLIANI E L'ARTE DELLA DIPLOMAZIA

Se Allegri è ancora in sella, deve ringraziare soltanto Adriano Galliani. E' lui che ha convinto Berlusconi a desistere dalla tentazione-esonero. L'ad rossonero, come accaduto in passato per altri allenatori, si è travestito da scudo per il livornese, il cui futuro rimane legato ai prossimi risultati.

Nessuna conferma definitiva, insomma, tutt'altro. Allegri deve far bene nelle prossime partite, anzi nella prossima partita, a Udine. Dovesse arrivare un altro risultato negativo, la sua sorte sarebbe segnata.

Il Galliani mago del mercato ne ha azzeccate poche quest'anno. Il traumatico dietrofront sulla questione Thiago-Ibra, lo scambio Pazzini-Cassano, una serie di acquisti non proprio esaltanti (da Acerbi a Constant): tutte operazioni che non possono non far nascere tanti dubbi.

E anche gli arrivi in extremis - Bojan e De Jong - sanno più di rattoppi, per quanto di buona qualità, che di mosse progettuali. Anzi, di progettuale, in questo Milan, non c'è proprio nulla.

- ALLEGRI L'ACCERCHIATO

Solo contro tutti? Chissà, certo è che la posizione di Allegri è tutt'altro che salda. Il pubblico milanista non lo ama, ma per ora non sembra avergli addossato l'intera responsabilità della crisi, anzi. Con questo Milan così ridimensionato - sono in molti a pensarlo - farebbe fatica pure un Mourinho. Certo, il discusso 'Max' ha fornito il suo contributo alla crisi. Il povero Emanuelson, sballottato continuamente da un ruolo all'altro (ma farlo giocare terzino sinistro no?), vorrebbe tanto dirgliene quattro, e qualcosina si è lasciato scappare, nel dopo-Anderlecht.

La vecchia guardia, invece, lo ha già fatto. Nessuno dei senatori, in pratica, sopportava l'allenatore, che fatica a mantenere buoni rapporti persino con i 'peones' come Mesbah. Se a questo ci aggiungiamo una certa rigidità tattica e, chissà perchè, la sua incomprensibile idiosincrasia per un centrocampo di qualità (il Pirlo 'regalato' alla Juve rimarrà per sempre un peccato mortale...), il quadro - nero - è davvero completo.

Sulla testa di Allegri aleggiano tanti fantasmi. Dovesse saltare subito, la soluzione, più o meno obbligata, sarebbe il ricorso al tandem Tassotti-Inzaghi. Un'opzione, peraltro, che presenta non poche controindicazioni. Siamo sicuri che col 'Tasso' arriverebbe l'agognata svolta? Senza contare che si rischierebbe di bruciare uno come 'SuperPippo', che ha appena iniziato il suo percorso di allenatore, alla guida degli Allievi rossoneri.

Gente da Milan, intanto, sembra essercene davvero poca in giro. Ai piani alti di via Turati piacerebbe uno come Marco Van Basten, il cui curriculum da allenatore, però, non è certo eccelso come quello da giocatore. Lo stesso dicasi per Gullit, che si è offerto di recente. Rischiano di rimanere solo sogni nomi come Spalletti e soprattutto Guardiola. Le ricerche - a lungo termine - continuano...

- LA SQUADRA: TUTTI I PUNTI DEBOLI E I POSSIBILI CAMBIAMENTI

Il Milan 2012-13 è stato costruito male. Di sicuro, è uno dei più deboli dell'era Berlusconi. In difesa sono andati via due mostri sacri come Thiago Silva e Nesta. Allegri può contare su cinque centrali - Acerbi, Bonera, Mexes, Yepes e Zapata - nessuno dei quali è un fenomeno, nè può fungere da punto di riferimento. E il non avere un leader lì dietro, nel reparto-base per qualsiasi big che si rispetti, vuol dire tantissimo.

A centrocampo manca un regista di ruolo. Non lo è Montolivo che, attenzione, non è nemmeno un trequartista. E' una mezzala ed impiegarlo altrove, come si è visto pure in Nazionale, vuol dire snaturarlo, al netto delle lacune caratteriali. De Jong è portato soltanto ad interdire, e preoccupa l'involuzione di Boateng.

Nessuno fa gioco, insomma, e a risentirne in maniera drammatica sono le punte. Finora è andato a segno soltanto Pazzini - tre volte, tutte insieme, a Bologna - anche se giova ricordare che le suddette reti sono arrivate grazie ad un rigore inesistente, ad un'incertezza del portiere avversario e ad un tiro sbagliato e poi corretto in rete dal bomber di Pescia. E gli altri? Al solito, Pato è fermo ai box, il mangia-goal Robinho pure (che rientrerà col Cagliari, probabilmente), da El Shaarawy si aspettano decisi segnali di crescita, come pure da Bojan, un talento incompiuto, anche per quanto fatto vedere a Roma.

L'organico, si sa, non è eccelso, ma non sarebbe male cambiare abito tattico. Provare, ad esempio, un 4-2-3-1, con i mastini Ambrosini e De Jong davanti alla difesa e sulla trequarti gente come Boateng e Robinho, messi al servizio del 'Pazzo'. Di giocatori di qualità ce ne sono pochi, ma quelli che ci sono vanno valorizzati in maniera più decisa.

- UDINE ULTIMA FERMATA?

E siamo a Udine, secondo la 'vox populi' il possibile capolinea dell'avventura allegriana. In caso di ko, sembra scontato il divorzio, ma anche in caso di risultato positivo, il pericolante 'Max' non potrà ancora dire di essersi messo in salvo. Molto dipenderà, ad esempio, dal derby con l'Inter del 7 ottobre. Tassotti e Inzaghi, come detto, aspettano soltanto un cenno...

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