thumbnail Ciao,

Alla scoperta di Nicklas Bendtner, tra calciatore e personaggio: grande fisico e doti tecniche importanti, quasi sempre passati in secondo piano rispetto alla sua autostima...

Una prima rassicurazione per i tifosi della Juventus: il Nicklas Bendtner sa fare goal, eccome! Soprattutto all’Arsenal dove, nonostante le pochissime occasioni avute, ha sempre saputo timbrare il cartellino quando gli è stato affidato il ruolo di terminale offensivo: le sue statistiche parlano di 79 partite da titolare e 45 goal segnati, una media da far impallidire tanti veterani sia in Italia che in Europa.

Il suo fiuto per il gol lo ha dimostrato recentemente durante l’Europeo di Polonia e Ucraina, mettendo a referto due goal e un assist in tre partite giocate. Perché allora l’Arsenal vuole sbarazzarsene? Perché tanta diffidenza da parte del mercato europeo per un attaccante così regolare sotto porta?

Il dubbio è più che lecito e i tifosi dell’Arsenal come me hanno pronta una serie di risposte, frutto delle otto stagioni passate a chiedersi se e quando Big Nick sarebbe esploso.

Al di là delle prime pagine conquistate a forza di feste, guida senza patente e altri scandaletti vari, Nicklas Bendtner si porta dietro da qualche stagione un soprannome velenoso, affibbiatogli dai Gooners dopo una serie di interviste quantomeno sorprendenti.

NICKLAS BENDTNER | CARRIERA
STAG SQUADRA PRS GOL
05/06 Arsenal 3 0
06/07 Birmingham City 48 13
07/08 Arsenal 40 9
08/09 Arsenal 49 15
09/10 Arsenal 31 12
10/11 Arsenal 32 9
11/12 Sunderland 31 8
Dalle parti dell’Emirates Stadium è ufficialmente diventato TGSTEL, acronimo di The Greatest Striker That Ever Lived, che letteralmente suona come Il Migliore Attaccante Mai Esistito; “colpa”, se così vogliamo dire, di alcune sue dichiarazioni in cui si diceva assolutamente certo di essere già ai livelli delle varie superstar del calcio europeo – pur facendo da riserva a van Persie e perfino Chamakh nell’Arsenal.

La vera incognita, come avrete capito, è l’ego smisurato del giovane attaccante danese: per come la vede lui, il suo livello è già talmente alto da permettergli di rifiutare una dozzina di offerte provenienti da Bundesliga, Ligue 1, Russia e la stessa Premier League perché uno come lui proprio non ne vuole sapere di accettare una sistemazione che non sia un Club di primissimo piano (atteggiamento che aveva sorprendentemente accantonato ammiccando al Siena prima dell'arrivo della Juve).

Ad appena 24 anni, Bendtner ha già messo assieme più di 150 partite in Premier League e ha fatto già registrare 50 presenze con la Nazionale danese; senza qualità è impossibile raggranellare così tanta esperienza ad alto livello, andiamo quindi ad analizzare come il gigante danese si è fatto spazio nel calcio che conta.

Il fisico è imponente, come detto, eppure Nicklas Bendtner non è solo un ariete da area di rigore: nonostante una tecnica non esattamente sopraffina, almeno per quanto riguarda il primo tocco, il danese ha un’ottima progressione e non esita nel provare soluzioni dalla lunga distanza quando ne ha l’occasione; vede benissimo la porta, si muove in maniera eccellente senza palla ed è anche in grado di dialogare nello stretto con i compagni, trovando assist a volte sorprendenti.

In una realtà che possa garantirgli fiducia, Bendtner potrebbe diventare un ottimo attaccante. A patto di fargli riscoprire l'umiltà necessaria a far fruttare appieno il proprio talento

Quel che gli manca, oltre ad una certa umiltà, è la sensazione di essere il vero protagonista, il terminale offensivo cui i compagni guardano per primo quando si portano in attacco.

All’Arsenal questo non è in pratica mai successo, vista lo status di titolare inamovibile acquisito da van Persie, però Bendtner ha salvato i Gunners in più di un’occasione quando in passato gli infortuni hanno falcidiato la linea offensiva dei londinesi.

In una realtà che possa garantirgli continuità e fiducia, Nicklas Bendtner potrebbe diventare un ottimo attaccante, a patto di riuscire nell’impresa di fargli capire che – a volte – per fare due passi in avanti bisogna farne uno indietro.

Non un passo indietro in termini di prestigio o d’ingaggio, piuttosto un passo indietro a livello personale che porti Bendtner a capire che tutti i grandi campioni hanno saputo sempre conservare quell’umiltà necessaria a far fruttare il proprio talento.

Sarà compito di Conte riuscire a trasformare questo campione di autostima in un top player vero.

Sullo stesso argomento