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Sabato prenderà il via la nuova stagione di Premier LEague. Il Manchester City, campione uscente, ha iniziato vincendo la Community Shield e si conferma la squadra da battere.

C’era una volta la First Division, dove i grandi club facevano comunque la voce grossa, ma le piccole non mancavano mai di stupire. Negli anni Settanta e Ottanta, giusto per non andare troppo indietro con il tempo, le neo-promosse vincevano i campionati (e anche le Coppe dei Campioni, come nel caso del Nottingham Forest di Nigel Clough) o si piazzavano al secondo posto (nel 1983 capitò al Watford, ora italianizzatosi con la famiglia Pozzo sul ponte di comando e Gianfranco Zola in panchina).

Ora c’è la molto strombazzata e ricca Premier League, che ha portato con sé un margine di prevedibilità senza dubbio esagerato. Ormai sono anni che già ad agosto si sa chi occuperà le prime cinque-sei posizioni della classifica, bisogna solo indovinare l’ordine esatto.

Certo, sulla carta il campionato 2012-13 non dovrebbe essere un affare privato dei due squadroni di Manchester, come accaduto nella scorsa stagione. Molto probabilmente sarà una corsa a tre, con i campioni d’Europa del Chelsea a dire in maniera prepotente la loro, dal momento che si sono rinforzati parecchio.

Il team allenato dal confermatissimo Roberto Di Matteo – e volevamo pure vedere, dopo i recenti trionfi! – ha ringiovanito la rosa non badando a spese, questa volta senza incorrere negli strali di Michel Platini, forse perché i francesi del Paris St Germain hanno staccato assegni ancora più cospicui. Perso Didier Drogba, andato a svernare in Cina, e con veterani come Frank Lampard e Michael Essien ormai sul viale del tramonto, saranno soprattutto le stelle emergenti del brasiliano Oscar e del belga Eden Hazard a garantire freschezza e imprevedibilità a un team che spera nel definitivo ritorno ai fasti del recente passato del Niño Torres.

Poche, pochissime le chance di trionfo per Arsenal e Liverpool, dove però l’arrivo del giovane allenatore nord-irlandese Brandan Rodgers ha risvegliato l’entusiasmo di una tifoseria che dal 1990 non riesce a festeggiare una vittoria in campionato. Ceduto il mai troppo amato Alberto Aquilani, i Reds hanno messo sotto contratto Fabio Borini, che Rodgers aveva apprezzato ai tempi dello Swansea. Proprio alla sua ex squadra, rivelazione della Premier 2011-12 per i tanti risultati eclatanti collezionati e il gioco Barcellona style sciorinato spesso e volentieri, il manager ha sfilato il talentuoso centrocampista Joe Allen. E pensare che Rodgers lasciando il Galles aveva promesso di non portare con sé alcun componente della rosa dello Swansea…

A secco di trofei da sette anni, e a dispetto di qualche buon colpo (in primis Olivier Giroud e Santi Cazorla, mentre su Lukas Podolski nutriamo qualche dubbio), l’Arsenal non andrà oltre la lotta per un posto in Champions League, specialmente dopo aver visto la sua stella Robin Van Persie abbandonare l’Emirates per rafforzare il Manchester United. L’olandese ha preferito il corteggiamento dei Red Devils a quello della Juventus – forse non ritenuta un vero “top team” – e con Wayne Rooney formerà una coppia esplosiva.

Lo United rimane quindi molto competitivo nonostante i 500 milioni di euro di debiti sul groppone causati dalla dissennata gestione dei Glazer, ai quali la manovra di quotare il club a Wall Street non sembra essere riuscita appieno – le azioni sono state vendute a un prezzo inferiore a quello previsto è gli analisti già parlano di “effetto Facebook”. Chi non ha problemi finanziari è il Manchester City. Dopo anni di spese folli – che hanno prodotto il primo titolo di campioni d’Inghilterra a seguito di un’attesa durata 44 anni – la proprietà tuttavia pare aver chiuso i cordoni della borsa.

Roberto Mancini non ha accolto con favore la novità. “Con la rosa attuale non siamo competitivi in Champions” ha tuonato. Per adesso campioni del calibro di Daniele De Rossi non dovrebbero giungere alla corte dello sceicco Al Mansour, ma il City si è aggiudicato lo stesso il primo trofeo della stagione battendo il Chelsea per 3-2 nel Community Shield e investito quasi 20 milioni di euro su un prospetto quale il  centrocampista Jack Rodwell, prelevato dall’Everton.    

Le “altre” proveranno a raccogliere qualche briciola dal piatto delle grandi. Il Tottenham a corto di attaccanti e rassegnatosi a perdere Luka Modric tenta il super-azzardo con André Villas-Boas. Se il portoghese dovesse ripetere gli errori in serie commessi al Chelsea, per gli Spurs saranno dolori. Il Newcastle proverà a ripetere quanto di buono mostrato nella campagna appena passata. Ad altre nobili decadute del calcio inglese come Everton e Aston Villa toccherà vivacchiare in campionato per poi cercare gloria nelle coppe nazionali, mentre almeno 7-8 compagini lotteranno per non retrocedere, comprese le neo-promosse Southampton, Reading e West Ham.

È stato calcolato che sprofondare nella divisione inferiore equivale a perdere circa 50 milioni di euro l’anno. Una cifra destinata ad aumentare, poiché dal 2013 al 2016 i club della Premier League incasseranno l’astronomica cifra di tre miliardi di sterline (circa 3,7 miliardi di euro) dalla cessione dei diritti televisivi sul territorio nazionale. Un bel più 70 per cento rispetto al contratto in vigore fino al giugno prossimo, in attesa della vendita dei diritti all'estero, che pure si prevede possa fruttare più denaro rispetto alla precedente.

Questo fiume di denaro dovrebbe servire a ripianare un po’ di debiti. Gli ultimi dati disponibili, relativi alla stagione 2010-11, ci raccontano infatti di 12 club di Premier su 20 (il 60 per cento) in perdita. E invece molto probabilmente finirà nelle tasche dei giocatori. Sempre che, come chiedono a gran voce molti addetti ai lavori, e tra questi anche il tecnico dell’Arsenal Arsene Wenger, non si decida di imporre un tetto salariale.

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