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Napoli e Juventus si sfidarono in Supercoppa già nel settembre del 1990, allo stadio San Paolo: ne uscì fuori un clamoroso 5-1 per gli azzurri, in una gara a senso unico...

Pensi a Napoli-Juventus, e la memoria non può fare a meno di correre indietro a 22 anni fa. All’estate del 1990, alla Supercoppa Italiana che mise di fronte i partenopei campioni d’Italia, che per un altro paio d’anni ancora avrebbero esternato la propria devozione a Re Diego, ai bianconeri che, in tempi di vacche magre, avevano messo in saccoccia almeno la coppa nazionale. Ne uscì un massacro azzurro, ricordato ancor oggi.

Era il 1° settembre del ’90. Soltanto qualche mese prima il mondo si era inebriato delle notti magiche italiane. Anche se realmente magiche, quelle notti, lo erano state solo per Thomas Hässler, l’unico campione del mondo in campo al San Paolo in mezzo a una nutrita schiera di italiani, da Roby Baggio al capocannoniere Totò Schillaci. Di argentini, invece, uno solo: Diego Armando Maradona, ovviamente, perdonato (anzi, mai accusato) dai propri tifosi per lo sgarbo fatto agli azzurri nella semifinale giocata in quello stesso impianto, e accolto in delirio dai 70mila presenti a testimoniare una notte storica.

Il 5-1 finale per i padroni non rese neppure l’idea, forse, della distanza tecnica tra le due formazioni in campo, e del momento opposto che Napoli e Juventus stavano vivendo. Da una parte la collaudata formazione di Albertino Bigon, dall’altra la teorica squadra-champagne di Gigi Maifredi, che in realtà regalò ai tifosi poche bollicine e molti mal di testa da potenti ubriacature. Durò poco, Maifredi, che nel pre-gara presentava la partita come “approccio al campionato”: il tempo di una stagione, e tanti saluti al suo calcio propositivo all’estremo, concretizzato soltanto in una sfortunata semifinale di Coppa delle Coppe col Barcellona.

Il grave problema fu l’applicazione del fuorigioco della sua difesa: inguardabile per tutto l’arco del match. Così, col suo gioco brioso, rapido e arioso, il Napoli ebbe pochi problemi nel bucare la retroguardia bianconera, guidata da un Tacconi immediatamente fumantino. 8 minuti e giunse l’1-0, con un tocco a porta vuota di Silenzi favorito da un fallo di Julio Cesar sull’amico Careca, non fischiato da Longhi per il vantaggio. Altri 12 giri di lancette ed ecco il raddoppio, costruito ancora sull’asse Silenzi-Careca e finalizzato dal brasiliano sull’assist del compagno giunto dalla Reggiana.

Trascinato da un Maradona immediatamente ripresosi dalla delusione mondiale, e osservato a bordo campo dall’occhio vispo di Luciano Moggi, all’epoca dg azzurro, il Napoli dispose a piacimento di una Juventus già in disarmo. Si spaventò solo al 39’, quando una punizione di Baggio trapassò la barriera infilandosi vicino al palo di un colpevole Giovanni Galli, appena arrivato dal Milan. Ma poi dilagò con Crippa e Silenzi, entrambi abili nell’eludere l’altissima linea dell’offside avversaria e nell’appoggiare in rete dopo aver superato Tacconi.

La ripresa fu una passerella. Ma il Napoli non risparmiò alla Juve l’umiliazione del 5-1, andando ancora in goal con Careca (pallonetto morbido su Tacconi a metà strada) e sfruttando nuovamente un posizionamento, quello della difesa bianconera, dilettantesco. Il Napoli mise in tasca la prima Supercoppa Italiana della propria storia, la Signora iniziò in quella sera di settembre un calvario che nel corso della stagione vide tappe da culto al contrario, come una sconfitta a Taranto in Coppa Italia. Anche se pure per il Napoli le cose peggiorarono, tra l’eliminazione dallo Spartak Mosca in Coppa Campioni e il settimo posto in campionato. Stesso risultato, guarda un po’, della Juve.

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