Big in crisi d'identità, mercato a tasso zero e grandi giocatori con le valigie in mano: vi presentiamo la Ligue 1 oltre il fenomeno Psg.
“Spendi spandi spandi spendi effendi...”, cantava Rino Gaetano nel lontano 1977. In quell'anno Nasser Al-Khelaifi aveva appena compiuto quattro anni, ma quel ritornello gli sarà rimasto in testa fino a quando, 34 anni dopo, decise di acquistare il Paris Saint Germain.L'obiettivo dichiarato è quello di riportare il Rouge et Bleu ai vertici del calcio francese ed europeo. Ma per fare questo ci vogliono i 'top player', quei giocatori che in questo periodo vanno a nozze coi profumati petrodollari. Così il parsimonioso Al-Khelaifi decide di mettere mano al portafoglio, ed uscire quei 100 milioni di euro che gli regalano in un colpo solo Lavezzi, Thiago Silva, Ibrahimovic e Verratti. Per la gioia dei tifosi del Milan e della Serie A.
Tuttavia basta un attimo per farsi abbagliare dal luccicante petrolio. Lo sa bene la premiata coppia Ibra-Raiola, che ha subito provveduto a sputare sul piatto (italiano) dove ha sempre mangiato: “La Serie A ha perso interesse e fascino. Il futuro è la Ligue 1”, profetizzano i due, che evidentemente però non hanno ancora avuto l'occasione di mettere il naso fuori dal Parco dei Principi.
Il Psg, infatti, rappresenta l'eccezione alla regola che non insidia minimante la norma. A Parigi si canta 'Spendi e spandi', mentre tutte le altre stanno malinconicamente ad ascoltare...
| NON SPLENDE IL SOLE LONTANO DA PARIGI |

Una prova inconfutabile della situazione che sta vivendo il campionato francese la si ha guardando le spese complessive nel calciomercato. In tutta la Ligue 1 sono stati investiti circa 152 milioni di euro, 100 dei quali sono usciti dalle generose tasche di Al-Khelaifi. Insomma c'è una società, il Psg, che droga il mercato ed altre 19 che arrancano tentando di seguire la scia.
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Se infatti mettiamo insieme le spese di mercato di Lione, Marsiglia e Bordeaux otterremo un fanstastico zero patacca. L'OL è ormai un lontanissimo parente di quello che deliziava le platee fino a 4-5 anni fa. I tempi di Sonny Anderson e Giovane Elber sono finiti, e tenere Lloris in squadra, ad oggi, equivale praticamente a un miracolo.
L'OM sta attraversando una crisi d'identità senza fine: abbandonata da Deschamps ed affidata a Baup (che non allenava da 3 anni), la squadra continua a vivere della luce riflessa dalla stella Remy, l'unico giocatore di grossa caratura rimasto in rosa. Fa riflettere che il colpo dell'estate marsigliese sia stato Raspentino, acquistato (rigorosamente a tasso zero) direttamente dalla Ligue 2.
Infine i Girondini. Galvanizzati dal quinto posto in rimonta della scorsa stagione, ma al culmine di un processo involutivo iniziato con gli addii di Gourcuff e Chamakh. Attualmente l'elemento di maggior spicco in rosa è Yoan Gouffran. Il resto è francamente poca roba per pensare di puntare a traguardi di prestigio. Ma allora, oltre il Psg, chi dovrebbe assicurare questo futuro roseo alla Ligue 1? Quali sono le squadre che, a detta di Ibra, renderanno “la Ligue 1 più interessante della Serie A agli occhi degli spettatori di tutto il mondo”?
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Il futuro lo vedo al PSG, non in Italia - Zlatan Ibrahimovic
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Ad oggi la risposta a questa domanda non appare affatto chiara. Perchè le uniche due squadre in Francia che potrebbero provare (ma solo provare) a rompere un monopolio stile 'campionato scozzese' del Psg sono Lille e Montpellier. I primi si affideranno a Kalou (ma riuscirà a non far rimpiangere Hazard?) e tenteranno di incatenare Debuchy (che aveva già fatto le valigie per Newcaslte), mentre i secondi continueranno con il loro progetto giovani e (tenuto Belhanda) proveranno a trasformare il semi-sconosciuto cileno Herrera (costato appena 2,5 mln) nel nuovo Olivier Giroud.
Fa anche un certo effetto vedere che su 142 acquisti totali, 40 sono stati a tasso zero e 26 (ossia la percentuale maggiore) sono provenienti dalla Ligue 2. Inoltre su 20 club totali, ben otto non hanno ancora speso una lira in questa sessione di mercato. Insomma, è rapido e semplice dedurre che il sole non è destinato a splendere oltre la Tour Eiffel.
Quindi non ce ne vogliamo Ibra, Raiola e compagnia bella, ma la senzazione resta quella che ci vorrebbero almeno un'altra dozzina di sceicchi per rendere la Ligue 1 il campionato del futuro. Un dream team non rende conseguenziale e scontata una dream league. E' vero che la Serie A non è più quella dei tempi migliori, ma non basta un emiro del Qatar per mettere in soffitta la più grande e prestigiosa storia del nostro caro e vecchio campionato.




