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Come già accaduto nel 1982 con il 'Totonero' e nel 2006 con Calciopoli, il calcio italiano viene scosso da un altro maxi-scandalo a pochi giorni da un grande evento internazionale

Dalla retata in diretta televisiva del 1980, alle recenti immagini delle volanti della Polizia al ritiro degli azzurri a Coverciano. A 32 anni di distanza cambiano i canali di riproduzione, dalla Tv al Web, ma non cambia un certo spirito che da sempre accompagna le spedizioni della Nazionale alla vigilia di grandi appuntamenti calcistici.

1982 - IL TOTONERO E LA NAZIONALE DI BEARZOT

Nel 1980 scoppia il primo caso di calcio scommesse in Italia, allora si parlava di ‘Totonero’e per la prima volta il calcio perde la sua innocenza. Una bufera che travolge presidenti, dirigenti e giocatori eccellenti. Da Bruno Giordano a Paolo Rossi. Quest’ultimo dopo la squalifica di due anni, ritorna a giocare a poco meno di un mese dal Mondiale in Spagna. Enzo Beazort, ct della Nazionale, nonostante i malumori, decide di convocarlo.

L’avventura azzurra in terra iberica è preceduta da pesanti critiche per il biennio turbolento appena trascorso e per il gioco espresso tutt’altro che spettacolare. Al centro delle polemiche finisce, soprattutto, il tecnico friulano, attaccato dalla stampa per l’esclusione di Beccalossi e Pruzzo e per il voler insistere con il blocco Juve a discapito di quello della Roma, alla ribalta negli anni della presidenza Viola.

Polemiche su polemiche che montano di giornata in giornata. Dalla presunta combine con il Camerun nell’ultima gara della prima fase, alla caparbietà del ‘Vecio’ di puntare su alcuni giocatori, specie su l’attaccante bianconero. Alla fine Paolo Rossi diviene ‘Pablito’ e con le sue sei reti conduce l’Italia in cima al mondo.

E la mente corre subito all’urlo di Tardelli, alle immagini del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini e a Dino Zoff che alza al cielo la Coppa del Mondo.

2006 - CAMPIONI A BERLINO DOPO CALCIOPOLI

A poche settimane dell’avvio del Mondiale in Germania, il mondo del calcio è sconvolto da un nuovo scandalo, Calciopoli. Moggi, Giraudo e gli “altri”, sono i protagonisti di una cupola dedita a comprare arbitri e corrompere dirigenti. La Juve finisce in B, gli ex dirigenti sono radiati. Proprio il blocco Juve come a Spagna 82, rappresenta l’ossatura principale della Nazionale. A cominciare dal capitano Fabio Cannavaro.

Sotto la guida di Marcello Lippi, gli azzurri vivono una delle estati più calde e turbolente per via del terremoto giudiziario che ha sconvolto il mondo del calcio. Nel ritiro degli azzurri si respira una calma apparente in attesa degli sviluppi provenienti dall’Italia.

Nonostante tutto, la rabbia si trasforma in voglia di rivalsa sul campo. Si gioca sotto una sorta di cappa infamante ma il cammino degli azzurri procede a vele spiegate incurante delle polemiche in Italia e all’estero. A Berlino si riscrive la storia attraverso l’orgoglio e il gioco espresso sul campo. Gli azzurri salgono sul tetto del mondo, mostrando un forte senso di appartenenza a un gruppo fedele a se stesso e al suo tecnico. Un legame unico che accompagna gli azzurri dall’inizio alla fine.

L’Italia, cosi, rinasce dalle sue ceneri, porta a casa il quarto titolo mondiale, nella speranza di aver scacciato (per sempre) i fantasmi di un calcio malato.

2012 - SCOMMESSOPOLI E L'ITALIA 'ETICA' DI PRANDELLI

A distanza di sei anni, la storia, quella con la ‘s’ minuscola sembra ripetersi. Se è vero che il giocattolo si è rotto da tempo, allora basta poco per trasformare la cronaca di queste ultime ore in un giudizio totale che coinvolge tutto e tutti. Il prezzo più alto lo pagano gli italiani, definiti all’estero, riportando le parole di Trapattoni, “mafiosi e intrallazzoni”.

Nubi dense di sospetto aleggiano sulla credibilità degli azzurri alla vigilia della spedizione europea. A poco più di dieci giorni dall’avvio ufficiale della kermesse europea in Polonia e Ucraina, ci s’interroga come sarebbe stato bello, per una volta, giocarsela alla pari senza il solito carico di accuse e veleni extra calcistici. Verrebbe da dire, “non c’è due senza tre”. In questo caso, però, non c'è molto di cui essere entusiasti.

Perché il calcio di cui ogni italiano è innamorato, è fatto di sudore, rabbia e vittorie ottenute sul campo in maniera trasparente e senza ombre. Per una volta da nostalgici di uno sport alla deriva e soffocato dai suo stessi interessi, vorremmo che si arrivasse fino alla fine di una competizione europea per essere ricordati come modello e simbolo di un calcio pulito.

Prandelli ha modellato il gruppo secondo un preciso codice etico che adesso sembra stridere con il mondo di cui fa parte. La vittoria più bella, ancora prima di quella sul campo, sarebbe quella sulle coscienze dei detrattori che hanno deturpato lo spettacolo più bello al mondo.

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