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Arrivato negli ultimi giorni di mercato è stato fortemente limitato dagli infortuni, quando è stato chiamato in causa non ha lasciato il segno: ma quante colpe ha davvero?

Diego Forlan ha guidato la propria nazionale fino al quarto posto ai Mondiali del 2010 - dov'è risultato essere il miglior giocatore della manifestazione - poi l’anno successivo alla conquista della Coppa America. Nel suo palmares vanta anche una Premier League più una Fa Cup con il Manchester United ed un Europa League con l’Atletico Madrid, il tutto condito da due Scarpe d’oro. L’Inter, ad agosto, sa che il giocatore è sul mercato e decide che l’uruguagio ha le caratteristiche per sostituire Eto’o, partito per la Russia. Non è più giovanissimo, ma sul suo valore c’è poco da discutere. Così Il 31 agosto firma il contratto con la sua nuova squadra, alla quale è costato circa 5 milioni di euro.

UN INIZIO IN SALITA: GOAL E PROBLEMI

Il primo problema per lui si presenta quando viene inavvertitamente inserito nella lista Uefa dall’Inter. Avendo già giocato i preliminare di Europa League con l’Atletico l’uruguagio non può disputare competizioni continentali fino a febbraio. L’errore da dilettanti della dirigenza non fa altro che mettere cattiva luce sul nuovo giocatore chiamato a sostituire Eto’o, del quale la maggior parte della tifoseria non aveva digerito la partenza. La sua avventura comincia già male, prima di essere sceso in campo.

L’esordio avviene sotto la sciagurata gestione Gasperini alla prima di campionato a Palermo. Lui come tutto il resto della squadra, a parte Julio Cesar, viene schierato fuori posizione con risultati prevedibili. Nel recupero mette a segno la sua prima rete, purtroppo inutile, per fissare il punteggio sul 4 a 3 finale per i rosanero.

La seconda giornata vede l’Inter impegnata contro la Roma. Finalmente libero dai compiti difensivi e non relegato sulla fascia, la sua prestazione contro i capitolini è discreta. Viene sostituito da Muntari all’ottantesimo con San Siro che per poco non viene giù. Nell’ultima partita di Gasperini viene nuovamente schierato in fascia. A Novara l’Inter affonda ed il curioso tecnico viene mandato a casa. Sicuramente tra i meno peggio nello sciagurato inizio di stagione del club.

ARRIVA RANIERI, COMINCIA IL CALVARIO

Arriva Ranieri che contro il Bologna lo schiera in coppia con Pazzini. L’Inter vince tre a uno e Forlan coglie un clamoroso palo. Contro il Napoli a San Siro inizia bene poi l’arbitro Rocchi pone fine al match anticipatamente ed è travolto dall’ennesima giornata storta di tutta la squadra.

Pausa per le nazionali ed inizia il calvario. L’uruguagio torna a Milano con uno stiramento di terzo grado. Per lui due mesi di stop. Si rivede prima della fine dell’anno con il Genoa ed il Cesena per pochissimi minuti. Parte da titolare contro il Lecce il 21 dicembre nel recupero della prima di campionato.

Rimane in campo per 45 minuti, nei quali coglie ben due pali. La sua prestazione conforta tutto l’ambiente, certo di avere un arma in più nella corsa verso i piani alti. Le cose andranno però in maniera diversa. Si infortuna alla ripresa degli allenamenti e salta la prima uscita in casa contro il Parma. Recupera per il derby ma gioca solo un paio di minuti nel finale di partita.

La sua stagione prosegue con un nuovo problema appena dopo la stracittadina. Starà fuori un altro mese. Ricompare nella vergognosa partita contro il Novara a San Siro e parte da titolare nella successiva sconfitta contro il Bologna, venendo poi sostituito. Il pubblico nerazzurro comincia a fischiarlo al minimo errore e l’orgogliosissimo sudamericano non la prende bene. In fondo lui è una punta e viene continuamente mandato in fascia con compiti difensivi.

STORIA RECENTE: ESTERNO NON SI NASCE...

Arriva finalmente anche l’esordio in Champions League. A Marsiglia resta in campo 90 minuti e l’Inter perde nel finale. Dopo la coppa Forlan viene mandato in campo dal primo minuto al San Paolo contro il Napoli. Non pervenuto per 45 minuti e sostituito. Nel successivo impegno torna al gol segnando la rete che dà il via ala rimonta interna sul Catania. Suo anche l’assist per il secondo gol di Milito.

Continua a giocare come esterno, lascia intendere di non trovarsi a proprio agio, ma accetta le decisioni del mister. In ogni caso resta evidente come faccia le cose migliori tutte le volte che riesce ad accentrarsi. Prima del ritorno con il Marsiglia scende in campo a Verona contro il Chievo: in entrambi i match non dà segni di vita ed i tifosi iniziano a spazientirsi.

L’ultimo episodio della saga Forlan si verifica domenica. Ranieri gli chiede di entrare per giocare largo a sinistra, lui si rifiuta - nonostante quanto sia trapelato dall'abile lavoro diplomatico di tecnico e giocatore nel post-gara - ed entra l’ectoplasma Castaignos. Mai dovrebbero verificarsi situazioni del genere quando si parla di professionisti pagati profumatamente, ma da un lato è comprensibile. Si è accorto lui stesso che sulla fascia non ha le energie per dare un contributo accettabile. Vorrebbe giocare nel suo ruolo e Ranieri raramente l’ha accontentato.

DIEGO FORLAN - IL CASO E LE PROSPETTIVE

Inutile negarlo, da uno come lui ci aspettava ben di più. La stagione dell’Inter è stata catastrofica, lui è stato travolto dagli eventi. Al momento in pochi, se non pochissimi, lo confermerebbero ed anche la società sembra di questo parere. Però c’è da porsi una domanda: è mai possibile che un tale giocatore possa avere una resa simile a quella del carneade Castaignos?

La risposta è ovviamente no. Bisogna considerare che ha subito per la prima volta in carriera degli infortuni gravi, oltre ad aver fatto per l’ultima volta le vacanze estive nel 2009. Gli impegni con la Nazionale in Coppa America ed al Mondiale ne hanno limitato fortemente il rendimento negli ultimi anni, minato per altro anche dagli acciacchi fisici.

Come ulteriore attenuante ha anche la difficoltà di ambientamento con la nuova realtà. Arriva sotto la guida di un tecnico impreparato per certi palcoscenici e finisce con il nuovo allenatore a combattere sulla fascia in linea con i centrocampisti. Molto spesso lo si è visto più indietro di Zanetti o Nagatomo a recuperare la palla.

Certo, Eto’o lo fece con dedizione e logica, ma restava pur sempre l’esterno di un tridente superoffensivo, non il laterale di centrocampo di una squadra ultradifensiva. Certamente va detto che come il camerunese ce ne sono ben pochi al mondo e quindi i tifosi si mettano l’animo in pace: Forlan non è e non vale Eto’o.

Che fare ora con lui? Di sicuro mandarlo via sarebbe una scelta pessima. Le alternative sarebbero costose e l’Inter ha la priorità di rifare il centrocampo. Sicuramente schierato nel suo vero ruolo con libertà d’azione i risultati arriveranno.

Una seconda chance sarà data ad Alvarez, che ha molte meno attenuanti, perché negarla al miglior marcatore di sempre della Nazionale uruguaiana?

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