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In casa nerazzurra i tempi sono maturi per un profondo restyling, ecco le linea guida ideali da seguire. Servirà chiarezza e tanta comprensione da parte dei tifosi.

Siamo giunti ad un mesto e sempre piu’ concreto finale anticipato, la conclusione di anni di grandi gioie e esaltanti vittorie che stanno per essere pareggiate da profondi ferite che lacerano anche quello che Mancini, Mourinho e Benitez (per quel poco che si è accomodato in panchina) hanno lasciato nei cuori di casa Inter. Vediamo dove nasce la crisi nerazzurra e come si lavora per uscirne.

PUNTATE PRECEDENTI - LA GRANDE FUGA

Che Mario Balotelli non sia mai stato un ragazzo “normale” lo si era ben capito. Dalle magie in campo, alle sciocchezze fuori, da chi lo difendeva, a chi lo attaccava, dal buttare via la maglia sul campo, a piangere nel garage del Meazza. Ma la grande differenza fra questa croce e delizia del calcio italiano, stava nel modo in cui si scusò, quella sera di Madrid, portando lui stesso la Champions League nelle mani dei tifosi interisti come gesto di scuse piu’ profonde. La partenza di SuperMario destinazione le braccia aperte di “papà” Mancini, ha dato il via ad una catena di malcontenti conclusasi con il biglietto per Parigi di Thiago Motta. Nel mezzo, l’addio di Eto’o, forse il più difficile da digerire.

LA NECESSITA' - L'UOMO FORTE

Una domanda che i tifosi interisti piu’ appassionati e mai lontani dalla squadra, nemmeno nei momenti piu’ bui, hanno porto pubblicamente al presidente Moratti: “Dov’è l’uomo forte in società?”. Una situazione che con troppo garbo da parte di tutti i diretti interessati, viene messa in secondo piano. Lele Oriali è forse l’unica persona al mondo che ancora oggi conosce ogni angolo della Pinetina e solamente uno sprovveduto non ammetterebbe che la squadra del triplete è stata costruita per lo piu’ da lui che da Branca, allora solo suo “apprendista”.

Ma non come in tutte le favole, l’allievo ha superato il maestro,anzi, ha pian piano rovinato il giardino che Oriali aveva fatto fiorire. Affiancare, poi, al Cigno di Grosseto il “mistero “Ausilio, ha ulteriormente indebolito la posizione di Moratti, che solo con il reintegro dell’ex mediano, farebbe ancora sentire la propria voce e la propria voglia di portare l’Inter ancora piu’ in alto di dove l’aveva portata papà Angelo.

IL CONDOTTIERO - PEP E' LA SOLUZIONE?

Antonio Conte non sarà la persona piu’ popolare fra i supporter del biscione, ma è un esempio che non dev’essere preso con sufficienza. Diciamolo francamente, il gioco della Juventus non è bellissimo, non è spettacolare e nessuno ancora ha gridato al miracolo, nonostante Pirlo sembra sia tornato il regista migliore del Mondo. Ma è la determinazione e la cattiveria che solo Conte sapeva trasmettere in campo prima da calciatore e che ora sa iniettare da allenatore, a rendere la Juve la squadra che è: cinica e concreta. Sicuramente una prima stagione che promette una prossima da sicura protagonista, anche sul piano del gioco.

Riassunto? Ci vuole un uomo che sappia che cos’è l’Inter e che soprattutto sappia che cosa significhi vestire certi colori. Guardiola è un fenomeno come allenatore, qui non ci piove, perché il Barcellona si è trasformato da super a invincibile dall’avvento di Pep, nonostante una rosa che non è stata stravolta, ma studiata nei minimi particolari dall’allenatore catalano per portarla alla perfezione calcistica. Sarebbe capace Guardiola di creare un piano anche a Milano? Forse sì, ma quanta voglia avrebbe uno come lui, dato l’allenatore che è diventato, a portarsi dalla Sagrada Familia al Duomo progetti e disegni tattici e ricominciare ancora da zero, quando un carisma che cammina come Alex Ferguson, già sembra lustrargli la panchina e affiancarlo nei primi anni come dirigente nei Red Devils?

E se proprio Moratti non ha piu’ la voglia di rendere obesi i conti in banca dei suoi sottoposti, ma seguire la linea di Platini e del FPF alla lettera, sia Guardiola che lo stesso Villas Boas, devierebbero già in principio il presunto piano di rinnovamento della squadra che si basa anche, e soprattutto, su questi principi economici-finanziari. La ricerca combinata dei fattori riportati sopra, porterebbe piuttosto a scelte come Zenga, Pea o un improbabile regno di Mourinho II, ma non è del tutto da escludere Zeman, non proprio dichiarato  interista, ma il primo dei “nemici” juventini, magari come avviatore del progetto che poi verrebbe consegnato nelle mani del giovane e promettente allenatore del Sassuolo, in attesa di una sua consacrazione anche nel massimo campionato italiano.

IL RINNOVAMENTO - CHI VIENE E CHI VA

Anche quando Prometeo rubo’ il fuoco, gli Dei dell’Olimpo si sentirono impotenti dinnanzi alla furbizia e alla scaltrezza con la quale l’uomo prese in giro le immortali divinità greche. Chissà come si sono sentiti gli onnipotenti nerazzurri, capaci di vincere tutto negli anni addietro, a essere surclassati da squadre come il Novara o il Bologna, furbi nell’arrivare all’appuntamento e attaccare una squadra ormai arrivata alla fine dei suoi giorni. L’orgoglio aveva tramutato la gestione Ranieri in un miracolo dettato, forse, piu’ da un ultima occasione per mettersi in mostra e far capire di essere ancora vivi per strappare un ultimo contratto milionario e tentare l’ennesima grande fuga.

Ma il piano è riuscito solo a Thiago Motta. Si arriverà a giugno che i valori di mercato dei vari Sneijder, Maicon e Lucio saranno irreversibilmente crollati nei listini di mercato. Potrebbe arrivare un’ulteriore batosta di recupero liquidi per un decente mercato di ristrutturazione se davvero la situazione sarà tale. Difficile, comunque, che la società non si renda conto che tanti hanno dato anche piu’ di quello che avrebbero voluto, e che il rimanere a Milano sarebbe solo per interessi personali.

La forza deve venire dalla pazienza, cosa che in casa nerazzurra non si vede da anni, e stringere la mano ai vari campioni del triplete ringraziandoli e augurando loro il meglio. Ma da un’altra parte. Bisognerà essere pronti ad aspettare i tanti giovani e non perderli per altri casi Pirlo, puntando sulla Primavera, un settore che solamente gli esterni all’Inter hanno capito quanto puo’ dare.

I VOLTI NUOVI - CORSA AI SALDI

Ci sono tanti affari in giro per l’Europa che si perde il conto. Giocatori pronti a rilanciarsi dopo aver deluso e che potrebbero essere presi anche per pochi milioni di euro. Ci sono i Sahin e gli Afellay, giocatori che in Spagna hanno deluso anche e non solo per problemi fisici, e si sa che da quelle parti nessuno aspetta nessuno (caso Snejider insegna), ma di sicuro valore e affidamento. Giocatori pagati relativamente poco e che di certo non hanno fatto nulla per far lievitare i propri cartellini. Anche in Italia c’è un giocatore come Alessio Cerci in una situazione non facile, ma da un potenziale non irrilevante.

Sempre seguendo la linea guida del Fair Play Finanziare, “scippare” Montolivo al Milan sarebbe un colpo da 10 e lode. Una situazione gradita per il giocatore, perché l’Inter potrebbe essere davvero l’unica scelta dopo che in Nazionale è stato chiuso dai vari Marchisio e Nocerino, che anche nei rispettivi club potrebbero togliere al genio di Caravaggio un posto fisso. Il sogno si chiama Lucas Moura ma tanti addetti ai lavori del calcio brasiliano affermano che vale addirittura meno di Coutinho, un giocatore forse troppo timido per il calcio italiano.

La difesa dev’essere rafforzata, perché il Ranocchia di questa stagione non promette la sicurezza che Samuel puo’ dare. I nomi sono sui taccuini degli operatori sono quelli di Vertonghen, Lovren e Benatia, forse la scelta piu’ azzeccata dato che salterebbe l’ambientamento. Sarebbe opportuno non perdere Biabiany e Mariga, e cercare di recuperare Destro e metterlo al centro del prossimo attacco nerazzurro.

Il matching senatori/giovani deve essere a favore di quest’ultimi, senza aver né paura né timore, ma rimanendo nell’ottica di una rifondazione. E chiedendo al popolo nerazzurro, per una volta, di avere pazienza.

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