Generazione di fenomeni… mancati - Josè Perdomo, il centrocampista che stregò Scoglio e fece sorridere Boskov

Ripercorriamo la carriera del centrocampista che in Italia ha indossato, con poca fortuna, la maglia del Genoa.
NOME: Josè Batlle Perdomo Teixeira
DATA DI NASCITA: 5 GENNAIO 1965
LUOGO DI NASCITA: Salto (Uruguay)
NAZIONALITA': Uruguaiana
ALTEZZA: 182 cm
RUOLO: Mediano
OCCUPAZIONE ATTUALE: ha abbandonato il mondo del calcio


RIVALITA’ -
  Si sa che a Genova la rivalità calcistica si vive tutto l’anno. Un Derby lungo una stagione quello tra Genoa e Samp (mai forse come quest’anno); una sfida nella sfida che inizia nel caldo ritiro di agosto delle due compagini della Superba, dove gli esponenti della carta stampata non lesinano affatto domandine pepate sui cugini e sull’altra sponda della città. Ecco perché il Derby a Genova si vive anche sugli acquisti altrui. Giocatori che sbarcano in città in sordina e sbocciano invece come campioni durante il campionato, oppure elementi arrivati in pompa magna che spariscono a fine stagione portandosi dietro l’etichetta di bidone.

CHIAMATEMI JOSE’ – Quella di Josè Batlle Perdomo Teixeira, comunemente  chiamato Josè Perdomo è espressione di un calcio di altri tempi dove l’ironia e gli “sfottò” non lasciavano ancor il passo ad episodi ben più gravi di violenza. Siamo nel 1989. Sulla panchina della Sampdoria siede da alcune stagioni Vujadin Boskov, uomo serio e di poche (ma taglienti) parole, pronto ad aprire un ciclo con la Sampdoria che lo porterà sul tetto d’Italia e (quasi) d’Europa. Nella Genova Rossoblù arriva un personaggio che farà subito breccia nei cuori della Gradinata Nord per rimanervi in eterno. Parliamo di Franco Scoglio, “il Professore”, Laureato in Pedagogia e salito alla ribalta grazie alle ottime annate con il Messina. Scoglio nella stagione ‘88-‘89 trascina il Grifone in serie A realizzando ben 51 punti (uno in più della sua mitica profezia di inizio stagione).

I TRE URUGUAIANI – Scoglio si incarica personalmente di tessere le trame della campagna acquisti. A quei tempi nelle squadre di A potevano giocare solamente tre stranieri (non esisteva ancora il concetto di “comunitario”). Andavano di moda i “trittici” stranieri: l’Inter dei record dei tedeschi Brehme, Matthaus e Klinsmann; il Milan degli olandesi Gullit, Rijkaard e Van Basten. Alla stregua delle grandi del calcio italiano, il Genoa del Professore si affidò ad un trio tutto sudamericano. Per la precisione Uruguaiano, formato da Ruben Paz, Carlos Alberto “Pato” Aguilera e dulcis in fundo …dal nostro protagonista Josè Perdomo. I rossoblù intendono aprire un ciclo e lasciarsi la serie cadetta alle spalle per molto tempo.

LA CARRIERA – Perdomo nasce a Salto (la stessa città che darà i natali a Cavani, Suarez e Fornaroli) nel 1965. Muove i suoi primi passi calcistici nella squadra del suo paese, fino a quando gli osservatori nel Penarol lo notano e gli consegnano un biglietto sola andata per Montevideo. Josè macina chilometri e gioco a centrocampo, nel pure stile dei mediani di allora e, dopo essere approdato in prima squadra, contribuisce in maniera sostanziosa alla vittoria del campionato nel 1985 e ‘86 nonché alla conquista della Copa Libertadores a spesa dell’America De Calì. Perdomo è quello che i sudamericani definiscono “volante central” ossia il centrocampista centrale che, come direbbe Luciano Ligabue, nasce senza piedi buoni ma lavora sui polmoni. L’allenatore dell’Uruguay, Oscar Washington Tabarez lo premia e decide di convocarlo per le qualificazioni ai Mondiali di Italia ’90.

ITALIA, ARRIVO! – Anche Scoglio nota il giocatore. Il Professore predilige schierare il centrocampo con il cosiddetto “rombo”; ecco che Perdomo sarebbe la pedina perfetta da inserire come vertice basso. Inizia il campionato e il Genoa parte molto bene racimolando 8 punti in altrettanti match (ai tempi la vittoria valeva 2 punti). E Perdomo? Sicuramente, penseranno i più, tapperà con la sua grande corsa i buchi del centrocampo, dando respiro alla difesa rossoblu. La realtà dei fatti non è proprio così: il ragazzo non riesce a calarsi nella realtà del campionato italiano. Si dimostra lento e macchinoso. Cosa ne è stato della sua proverbiale visione di gioco e del suo destro potente? Non pervenuti in quel di Genova. Solo per una cosa il sudamericano si fa notare: l’eccessiva veemenza che gli costa una lunga serie di cartellini gialli. Ma il buon Franco Scoglio, uomo intelligente e riflessivo lo difende. Per lui Perdomo potrà diventare tra i migliori nel suo ruolo.

ARIA DI DERBY - Il campionato continua e il Genoa  inizia a scendere nella parte bassa della classifica. Chiaro che a questo punto uno dei primi a salire sul banco degli imputati sia proprio il nostro Josè. Si avvicina il Derby e il mister della Sampdoria Vujadin Boskov non ci va per niente piano: “Se sciolgo mio cane lui gioca meglio di Perdomo” avrebbe detto il tecnico. Il Genoa raggiungerà una faticosa salvezza e Perdomo continuerà a rendersi protagonista di prestazioni a dir poco imbarazzanti. Nonostante tutto Tabarez decide di portare il giocatore ai Mondiali italiani. Anche qui Perdomo non brilla. Un’ulteriore beffa? Dopo aver passato il girone con la “Celeste” indovinate chi elimina l’Uruguay ali ottavi di finale? Proprio l’Italia. Che sia un segno funesto del destino per Josè?!

ARRIVA BAGNOLI -
  Il Genoa nonostante la salvezza decide di cambiare allenatore. Arrivederci a Franco Scoglio, al suo posto arriva da Verona Osvaldo Bagnoli. Facile da immaginare cosa accada a Perdomo. Senza appello Bagnoli decide di metterlo alla porta. Si fa avanti il Coventry che ne acquista le prestazioni sportive. Anche in Inghilterra Josè non lascia un buon ricordo. Solo 4 presenze e a gennaio viene ceduto al Betis Siviglia. In Andalusia il giocatore colleziona 6 presenze condite da 1 rete. Si guadagna la riconferma ma nella stagione successiva Perdomo non vedrà praticamente mai il campo.

RITORNO A CASA – Dopo alcune stagioni senza nessun acuto in Argentina (Gimnasia La Plata) e nel suo Penarol, Perdomo non ancora trentenne decide di abbandonare il calcio giocato. Dopo una pausa di riflessione tenta la strada della panchina, anche qui senza successo: due esperienze in altrettante squadre uruguaiane senza mai lasciare il segno. Affranto, abbandona il mondo del calcio. Che avesse ragione Boskov o meno, Perdomo rimarrà per sempre una delle icone dell’eterno Derby che si gioca a Genova.