Speciale Goal.com - La prima della Juve convince a Dublino, ma c’è ancora molto da lavorare: vediamo cosa va, cosa non va e cosa ancora serve a Del Neri

Un’analisi dopo la vittoria contro lo Shamrock.

Vittoria doveva essere e vittoria è stata. Ma da qui a lanciarsi in voli pindarici, entusiasmarsi per qualche buona giocata o pensare che il più sia fatto, ce ne passa. Segnali di ottimismo, però, è lecito vederne, al di là della scarsa resistenza opposta dai generosi irlandesi. Facciamo comunque un’analisi dei verdetti della sfida di Dublino, prima stagionale della Juventus, anche se come detto i giudizi sono inevitabilmente precoci dopo una sola gara e neanche troppo impegnativa.


 
COSA VA
Indicazioni incoraggianti arrivano da parte del duo Amauri-Diego che, è inutile negarlo, era probabilmente all’esame decisivo. Nelle vesti di seconda punta, l’ex Werder Brema ha mostrato difetti atavici – in particolare quello di arretrare troppo sulla linea di centrocampo lasciando isolato il compagno di reparto contro la difesa avversaria e allungando così la squadra – ma anche buone giocate: ottimo quando – faccia alla porta (situazione che l’anno scorso gli è capitata davvero di rado) – riesce a puntare da posizione centrale, più prevedibile al momento di partire dalla fascia (rientra sempre sul destro e un difensore esperto finisce per anticiparne facilmente la giocata). Ancor più confortanti i progressi di Amauri, soprattutto dal punto di vista fisico (un altro giocatore rispetto a quello macchinoso “ammirato” l’anno scorso). Il gioco di Del Neri, poi, consente anche a lui di non passare l’intera partita spalle alla porta, ma di alternare il gioco e presentarsi più spesso in zona goal, piuttosto che limitarsi al solo gioco di sponda o sfiancarsi in un pressing tanto isolato, quanto inutile. Bene anche la diga centrale Marchisio-Sissoko (ancorché in evidente difetto di condizione) che – fin quando ha retto il fiato – ha saputo gestire i ritmi ed anche il gioco: interessanti alcuni cambi di gioco del giovane bianconero, che ha instillato qualche dubbio in più in quelli che non gli attribuiscono doti da regista, ma solo di incontrista/incursore. Non è dispiaciuto neanche Bonucci, soprattutto per la personalità: alla Juve serviva un difensore che si prendesse la responsabilità, ma avesse anche la qualità, per impostare il gioco da dietro, anziché sparare missili ingestibili dalle retrovie o avventurarsi in dribbling in zone di campo pericolose pur di creare superiorità numerica.
 
COSA NON VA
Se Pepe ci ha messo almeno la quantità – sebbene ancora impacciato e i piedi non si siano rivelati di quelli educatissimi – dall’altra parte Lanzafame, prima, e Martinez, poi, non hanno entusiasmato. In particolare, l’uruguayano è parso ancora spesato, alimentando dubbi sulla sua reale capacità di ambientamento in un ruolo che non lo ha visto – finora – protagonista. Dei nuovi, Motta ha fatto il suo, anche se talvolta sembra giocare “leggero”, senza la giusta cattiveria che la posizione richiede: sull’eleganza non si discute, ma a volte bisogna guardare al sodo. Dall’altra parte, De Ceglie è sembrato ancora una volta acerbo per certi livelli. Quando, poi, i palcoscenici diventeranno ancor più importanti – e gli avversari non saranno i volenterosi irlandesi ma si chiameranno Eto’o, Pato o Menez - i problemi palesati ieri sono destinati ad aumentare. A sorpresa, ha lasciato a desiderare anche Storari: niente di trascendentale – intendiamoci – anche perché la partita non è che lo abbia messo troppo sotto pressione, tuttavia non è riuscito dare sicurezza al reparto; qualche uscita in più avrebbe certamente giovato sui traversoni alla spera in Dio dell’arruffone attacco avversario. I 10 minuti di Del Piero, poi, potrebbero aprire scenari difficili da interpretare, ma questo lo si potrà verificare solo in futuro. Tutto dipenderà dall’intelligenza delle parti in causa: da un lato, il Capitano dovrà accettare le scelte dell’allenatore e rassegnarsi allo scandire del tempo, dall’altra Del Neri dovrà mettere da parte l’intransigenza e capire che Alex – per quello che rappresenta – merita un trattamento di riguardo (ovviamente compatibilmente con le esigenze della squadra).
 
COSA SERVE
Le difficoltà ad arrivare a Dzeko, unite all’ottimismo derivante dalle ultime prestazioni di Amauri, Diego, ma anche Trezeguet (senza dimenticare Del Piero, appunto, ma anche Iaquinta), potrebbero indurre Marotta a concentrare il (poco) budget a disposizione su altri obiettivi. Le priorità sono piuttosto chiare e probabilmente ben identificate dalla società e dall’allenatore; in ordine di importanza: un esterno sinistro basso, un esterno alto, un centrale difensivo per tornire il reparto. Per andare sul concreto: Aogo (a meno che non si riesca a trovare qualcuno di più esperto e che offra maggiori garanzie), Krasic e Burdisso o Barzagli. Poi, tutto ciò che arriva, sarà accolto da Del Neri come un regalo di Natale, ma le lacune segnalate vanno assolutamente colmate ed anche il fattore tempo – ora come ora – diventa fondamentale, perché la squadra va assemblata e deve digerire un sistema completamente nuovo. Il buco del terzino sinistro, poi, è quello che preoccupa di più, perché alternative valide all’orizzonte non se ne vedono: chissà che Marotta non stupisca ancora una volta con effetti speciali. La Juve più probabile al via della stagione, considerate la prestazione di ieri e le difficoltà imposte dal mercato, potrebbe essere:
 

 
Forse non lo squadrone che i tifosi bianconeri si aspettavano (che devono però mettere in conto un mercato asfittico che ha causato un immobilismo inatteso – e non imputabile alla dirigenza - sul fronte cessioni), ma una compagine comunque in grado almeno di lottare su tutti i fronti. Il plus, a questo punto, spetterebbe all’organizzazione tattica di Del Neri….
 
Sergio Stanco

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