Speciale Goal.com - Dal 'C'era una volta' ai giorni nostri: alla scoperta del mito di ZEMANLANDIA

Riviviamo le imprese dell'indimenticabile Foggia di Zeman con Calcio 2000.

Zdenek Zeman (Getty Images)
Sigarette e fuorigioco, quattrotretre e Beppe Signori, gradoni e goleade. È Zemanlandia. La storia di un laconico boemo e della sua cricca, ambientata nella torrida Foggia a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta. Un modo di fare calcio che mescola passato e futuro, che si concretizza nel presente: si gioca a zona con anni d'anticipo sul resto del panorama italiano, ma la gestione societaria è ancora vecchio stampo, niente merchandising e diavolerie simili.

L'ALBA DI ZEMANLANDIA
Zdenek Zeman è un boemo di ghiaccio, col vizio del fumo ed un'avversione intrinseca nei confronti della marcatura a uomo. A Foggia ce lo porta Peppino Pavone, innovativo diesse dei Satanelli, affascinato dal Licata, che conquista la promozione in C1 nell'84-85 offrendo un gioco spumeggiante e ricco di gol nonostante la modestia della rosa, composta da un manipolo di semiesordienti. Don Pasquale Casillo, indiscusso signore del grano, nonché neopresidente dei rossoneri, neppure sa chi sia questo Zeman, ma una volta compresa la sua filosofia di gioco non esita ad assumerlo. La favola, però, rischia di finire ancor prima di incominciare: il Foggia è stato appena retrocesso in C2 a causa di un tentativo d'illecito, scomoda eredità dell'ex general manager Ernesto Bronzetti. La squadra è allo sbando, in ritiro si presentano in sette. Zeman non fa una grinza ed il tempo gli dà ragione, perché l'avvocato Mauro Finiguerra riesce ad evitare la retrocessione, riottenendo la C1 seppur con 5 punti penalizzazione. Intanto il lavoro del tecnico boemo, nipote di quel Cesto Vycpalek bicampione d'Italia sulla panchina della Juventus, riscuote successo: l'ambizioso Parma lo invita a cena per proporgli un contratto, Casillo lo viene a sapere e, sentendosi tradito, lo esonera a sette giornate dal termine del campionato. Nel 1987-88 sulla panchina rossonera siede Pippo Marchioro, che nonostante un'ambiziosa campagna acquisti fallisce il salto di categoria, per cui bisogna attendere la venuta di Pino Caramanno: secondo posto alle spalle del Cagliari di Ranieri, e ticket per la Serie B strappato all'ultima giornata, sul neutro di Trapani, grazie ad un pareggio con il Palermo diretto inseguitore (1-1, per il Foggia in gol Barone su calcio da fermo). Nonostante la promozione, Caramanno entra in rotta di collisione con i vertici societari: l'esonero è la naturale conseguenza, la richiamata di Zeman una lucida follia. Il mister fa ritorno in Capitanata dopo la deludente esperienza parmense ed un ottavo posto in B con il Messina.

B COME BEPPE
Al primo anno in cadetteria, l'obiettivo stagionale è una tranquilla salvezza. Per ottenerla, Peppino Pavone punta su un giovanotto di scuola Inter, Beppe Signori, il cui acquisto viene avallato non senza remore da Casillo. All'arrivo del ragazzo a Foggia, Zeman gli riserva un saluto stringrato: «Ciao, bomber». Signori, che l'anno prima ha segnato appena 5 gol con il Piacenza, 3 dei quali su rigore, resta interdetto: quel «bomber» gli sa di presa in giro, ma ben presto si renderà conto dei progetti che Zeman ha in serbo per lui. Nel frattempo, inizia il campionato, e nonostante le rosee attese il Foggia parte male: con 4 sconfitte filate tra la sesta e la nona giornata, la classifica non sorride certo ai rossoneri. L'ultima chance per il boemo arriva alla vigilia di San Silvestro, in un gelido Monza-Foggia. Consonni porta in vantaggio i brianzoli al 20', Zeman è ad un passo dall'esonero quando la bandiera monzese Fulvio Saini (544 partite in biancorosso, record assoluto) commette un grave errore: inopinato retropassaggio al portiere su cui si avventa Signori, che insacca. È il gol della svolta: il Foggia inizia l'anno nuovo con la consapevolezza di poter far bene, benissimo, e ad un certo punto i Satanelli si ritrovano addirittura a cullare sogni di promozione. Per ottenerla c'è bisogno di qualche innesto importante: su tutti, Ciccio Baiano, che si rivelerà decisivo segnando ben 22 reti e concludendo la stagione sul trono dei cannonieri assieme all'udinese Balbo ed all'ascolano Casagrande.

Il successo in campionato, ottenuto con largo anticipo, è frutto di una preparazione atletica disumana, unita ad un'impeccabile applicazione del dogmatico 4-3-3. Perché i calciatori interpretino al meglio la filosofia di gioco zemaniana è infatti necessario un atletismo superiore alla media: per fare ciò, Zeman sottopone i suoi uomini ad interminabili sedute di allenamento, tenute sul campetto in terra battuta adiacente alla chiesa di San Ciro, distante pochi metri dallo stadio. Allo Zaccheria, infernale bolgia che suscitava timore anche in fuoriclasse affermati come Baggio e Maldini, viene raggiunto il culmine: ogni martedì, i giocatori sono costretti al tremendo saliscendi sui gradoni, reso ancor più duro dai sacchi e dai copertoni che l'incallito fumatore boemo è solito far utilizzare ai suoi nel corso delle estenuanti sessioni di lavoro atletico. Sembra un canto dell'Inferno dantesco, eppure erano questi i metodi utilizzati da Zeman, inattaccabili perché fruttuosi: alla domenica pomeriggio il Foggia aveva sempre una marcia in più dell'avversario. Necessaria, dato che per attuare il 4-3-3 era essenziale correre dal primo all'ultimo minuto, senza pause di sorta perché con la linea difensiva che spesso e volentieri oltrepassava la metà campo un singolo errore poteva rivelarsi fatale. Ma Zdenek, fine psicologo, oltre che tecnico di elevato spessore, sapeva come agire, e la promozione fu la diretta conseguenza delle sue azioni, favorite da una lungimirante gestione societaria.

IL FOGGIA DEI MIRACOLI
Il Foggia che ritorna in Serie A dopo tredici anni è ben più che una società di calcio: si tratta infatti di una vera e propria famiglia del pallone. C'è Zeman, detto «il Muto», con la combriccola societaria: il già citato Peppino Pavone, direttore sportivo dotato di impareggiabile fiuto; Franco Altamura, dirigente che più di una volta dovette mettersi d'impegno per riconciliare tecnico e presidente; il viceallenatore Vincenzo Cangelosi, trent'anni al seguito di Zeman in giro per l'Italia; il massaggiatore Lino Rabbaglietti ed il magazziniere Dario Annecchino. Instancabili giocatori di tressette, trascorrono così gli interminabili viaggi in pullman. Ma il meglio lo fa vedere la squadra sul campo: Petrescu, Shalimov e Kolyvanov, dispendiosi acquisti di Casillo, vanno ad aggiungersi al gruppone forgiatosi in B, quello composto da Signori, Baiano, Rambaudi, Mancini, Barone, Padalino, Codispoti... L'esordio è da brividi: si gioca a San Siro, contro l'Inter, ma il Foggia porta a casa un punto prezioso dopo essere addirittura passato in vantaggio con Baiano. Segue un immeritato ko casalingo con la Juventus (segna Schillaci, capocannoniere con Zeman a Messina), quindi il primo successo: 2-1 alla Fiorentina con emblematico gol vittoria di Codispoti, uno dei protagonisti della scalata dalla C alla A. Il campionato, concluso al nono posto, incorona il tecnico boemo: è Zemanlandia.

Mentre i tifosi sognano una campagna acquisti di livello per puntare all'Europa, Casillo è  di diversa opinione: via Signori, Baiano, Rambaudi, Codispoti, Shalimov e molti altri per un guadagno totale di 60 miliardi circa. Il mandante di queste apparentemente scellerate operazioni di mercato è Zeman, convinto del fatto che una stagione del genere sia irripetibile con giocatori ormai formati e desiderosi di affrontare palcoscenici di ben altro livello. Si sceglie quindi rifondare la squadra: ai quattro superstiti Mancini, Petrescu, Grandini e Kolyvanov si aggiunge un manipolo di giovani tra cui spiccano i futuri interisti Di Biagio e Seno, oltre alla punta Bresciani, due volte in gol nello storico 2-0 che il Foggia ebbe l'ardore di rifilare alla Juventus nel '94-95, ultima stagione in A dei rossoneri. Nonostante questa rivoluzione, che porta la stragrande maggioranza della critica sportiva a dare il Foggia per spacciato, Zeman centra un'altra inaspettata salvezza: mentre il grande ex Signori vince il titolo di capocannoniere con la Lazio, i Satanelli ottengono un meritato undicesimo posto grazie anche ai gol dell'olandese Bryan Roy, acquistato in novembre dall'Ajax. La stagione successiva si apre con una grande campagna acquisti: Stroppa, Chamot e Cappellini vanno a rinforzare una squadra che a molti pare pronta per conquistarsi un posto in Europa. Il piazzamento-Uefa sfugge all'ultima giornata, quando il Foggia perde contro il Napoli di Lippi, diretto concorrente, a causa di un gol di Paolo Di Canio. Il boemo lascia, va alla Lazio: è la fine di Zemanlandia.

Antonio Giusto

Fonte: Calcio 2000


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