C'era una volta il Football - "La Máquina", ovvero il CALCIO TOTALE prima di Johan Cruijff...

Riscopriamo lo straordinario River di Pedernera e compagni.

Monumental - River Plate (cariverplate.com.ar)
Juan Carlos Muñoz, José Manuel Moreno, Adolfo Pedernera, Angel Labruna e Felix Loustau. Giocarono assieme la miseria di 18 partite in 5 anni (11 vittorie, 5 pareggi, 2 sconfitte e 38 gol segnati), sufficienti comunque per passare alla storia con il soprannome di «la Máquina». A coniarlo fu Borocotó (pseudonimo di Ricardo Lorenzo Rodríguez, al tempo «periodista» di El Gráfico): il gioco «totale» di quella squadra gli era parso simile ad una macchina. Carlos Peucelle, che plasmò quella creatura assieme a Renato Cesarini (sì, proprio quello dei gol allo scadere) affermò che il loro modulo di gioco non era l'1-2-3-5 tanto in voga all'epoca, bensì l'1-10: un portiere, e dieci uomini intenti a scambiarsi le posizioni e correre come forsennati. Era il calcio totale, con trent'anni di anticipo sull'Olanda di Michels e Cruijff.

Di quel fantastico River Plate pluricampione d'Argentina, a fare sensazione era la «delantera», la linea d'attacco: Muñoz, Moreno, Pedernera, Labruna e Loustau. Il centrattacco, Adolfo Pedernera, era la stella della squadra. Meglio di Maradona, per chi lo vide giocare. Portava la fascia al braccio, ma era più che un capitano: simbolo del River Plate, vestì la maglia bianca con banda trasversale rossa per dal 1934 al 1946. Alfredo Di Stefano, a chi gli domandasse chi fosse più forte tra lui e Pelé, era solito rispondere: «Tutti e due un gradino sotto Pedernera», con cui la «Saeta Rubia» ebbe anche l'onore - e l'onere: Pedernera era molto esigente - di giocare. José Manuel Moreno giocava mezzala destra. Spietato in campo, sfrenato fuori: alcol, donne, tango. Ma in campo era fenomenale: abbinava ad un fisico insolitamente possente per i tempi una tecnica che sarebbe fuori dall'ordinario anche se esibita oggi. Lo chiamavano «Charro»: dicevano ricordasse un messicano. Be', piccante lo era senz'altro. A completare il trio di bocche da fuoco, Angel Labruna. Bomber straordinario, autore di 292 gol in vent'anni (dal 1939 al 1959) di River Plate: bomber massimo nella storia dei Millonarios. Nove volte campione nazionale.

All'ala destra giostrava Juan Carlos Muñoz. Elegante fuori e dentro il terreno di gioco, sull'out destro faceva meraviglie. Dribbling in serie, eseguiva persino un antesignano dell'«elastico» reso celebre da Rivelino prima e Ronaldinho poi. Se Moreno, Pedernera e soprattutto Labruna segnarono così tanto, una parte del merito è anche di questo funambolo e dei suoi cross al bacio. A completare la linea d'attacco, Felix Loustau. Fu il successore di Deambrossi, e probabilmente il meno dotato tecnicamente tra i componenti di quella magnifica squadra. Poco male: la sua personalità gli consentiva di sopperire a questa «mancanza», ed i suoi traversoni dal fondo facevano la gioia dei tre mostri sacri là davanti. Poi un bel giorno arrivò Di Stefano, e chiese un posto da titolare. Il sacrificato fu Pedernera, che fece le valigie e si trasferì all'Atlanta. Il River Plate vincerà ancora un titolo argentino, nel 1947, ma senza Pedernera non sarà più la stessa cosa. La Máquina andava portata dallo sfasciacarrozze.

Antonio Giusto
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