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L'ex tecnico rosanero ha parlato del suo arrivo sulla panchina degli azzurrini e dei suoi propositi. La strada tracciata da Ferrara, dice, non verrà ignorata...

Di matrice sacchiana, ex portiere, Devis Mangia ha allenato tutte le giovanili ed ora è pronto a fare il salto per una big. Il 5 luglio ottiene con il massimo dei voti il titolo di allenatore di Prima Categoria UEFA Pro, il 7 viene chiamato dalla Federazione per sondare la propria disponibilità ad occupare la panchina degli azzurrini. Il 17, infine, diventa ufficialmente il nuovo commissario tecnico dell’Italia Under 21.

Una delle motivazioni che ha spinto Ferrara a lasciare gli azzurrini era quella dell’intermittenza con cui un selezionatore lavora rispetto ad un allenatore di club, ma Mangia la vede diversamente: "Quando vieni chiamato dalla Nazionale, non puoi dire di no - le sue parole al 'CorSport' - A livello razionale, direi che il lavoro si sposa perfettamente col mio percorso”.

L'ex mister rosanero non vuole stravolgere la strada scavata dal suo predecessore, quindi spazio ai volti nuovi, ma con moderazione, e conferma del 4-4-2. I suoi ragazzi, spiega, “dovranno essere bravi a giocare entrambe le fasi, un calcio diciamo più internazionale”.

La fonte d’ispirazione sarà la Nazionale maggiore. Dal ct Prandelli prenderà spunto per tanti aspetti, a partire da “come il ct si è posto con l’opinione pubblica e come ha impostato il concetto di Nazionale”. In poche parole: chiarezza con i giornalisti e con l'opinione pubblica, e ricerca della vittoria coniugando bel gioco e risultati.

Il capitolo giovani è il più affascinante, a maggior ragione nell’Italia del pallone in cui si diventa maturi quando si è troppo adulti e da ragazzi si è sempre troppo giovani per giocare. Mangia sottolinea come troppo spesso si abbia paura di investire sui talenti e coglie l'occasione per una digressione: "Sarebbe bello che nel periodo di spending review riscoprissimo l’essenza del calcio, in modo che investire sui ragazzi diventi una filosofia, non un bisogno”.

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