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La presidente verdeoro ha dato garanzie sulla sicurezza anche in vista del 2014, ma intanto proseguono gli scontri nei quali sono morte due persone e il torneo non si ferma.

Continua il caos in Brasile per le proteste dei manifestanti nei confronti del governo, situazione difficile che sta mettendo in ginocchio il Paese e a serio rischio la prosecuzione della Confederations Cup. Per il momento, nonostante i continui scontri, si va avanti e la presidente verdeoro Dilma Rousseff rassicura la Fifa sulla sicurezza anche in vista dei Mondiali 2014.

"Organizzeremo un grande Mondiale: dobbiamo trattare con riguardo i nostri ospiti - ha dichiarato la Rousseff nel suo discorso alla Nazione - Il denaro per gli stadi non ha sottratto risorse a istruzione e sanità, i violenti sono una piccola minoranza. Ascolto tutti, ma il mio governo non tollera la violenza. Vareremo un grande piano per migliorare i servizi pubblici".

Nel frattempo, però, in piazza non si placa la furia della popolazione che contesta l'aver sottratto risorse economiche al Paese per impiegarle nell'organizzazione della manifestazione iridata. La Fifa ha escluso l'idea di fermare la Confederations Cup, ma se gli scontri dovessero aumentare l'ipotesi prenderebbe quota e per il Brasile anche il Mondiale diventerebbe a rischio. Nonostante i messaggi distensivi lanciati dalla Rousseff.

In nottata altri disordini: a Curitiba i manifestanti hanno assaltato lo stadio, tafferugli a Rio de Janeiro e aeroporto di San Paolo isolato. A Ribeirao de Preto e Belem, invece, il bilancio si aggrava inesorabilmente con due morti: nel primo caso si tratta di un 18enne investito da un'auto pirata in mezzo ad un corteo, mentre a perdere la vita è stata anche una donna di 54 anni soffocata dai lacrimogeni.

Se poi si considera che la Spagna, a Fortaleza, è stata scortata in albergo da agenti ed è protetta all'esterno dell'hotel dall'esercito, allora si capisce quanto sia allarmante il clima in terra brasiliana.

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