Usa, voglia di stupire. Anche il Brasile...

Il ct Bradley: «Questa finale per noi è un salto di qualità». Dunga: «Condannati a vincere».

Dunga - Brazil (Mexsport)
Il Brasile è padrone del trofeo. Lo ha vinto quattro anni fa in Germania, quando Adriano faceva sognare brasi­liani e interisti, e stasera lo metterà in palio a Johannesburg davanti agli ame­ricani. Per i ragazzi di Dunga, vincerlo sarebbe il modo migliore per avanzare una candidatura che tutto il pianeta gli riconosce: fra un anno, in Sudafrica, sa­rà il Brasile la squadra da battere, an­che se il titolo mondiale appartiene al­l’Italia. Per i ragazzi di Bob Bradley, sarebbe invece il trionfo, il miracolo, l’attimo irripetibile. Battere il Brasile è molto più di un sogno. «Noi siamo qui come vincito­ri del torneo della Gold Cup - ha detto Bradley, il ct americano dagli occhi di ghiaccio -. L’espressione yes we can co­niata da Obama può funzionare anche per noi. In ogni caso questa finale sarà per noi un salto di qualità».

Dunga è in Sudafrica come campione del Sud America. Può vincere il suo se­condo trofeo consecutivo, ma sa che so­lo perdendo diventerebbe protagonista. E’ il destino del ct del Brasile. E’ sicuro, co­me del resto lo sono tutti quelli che hanno visto giocare la Seleçao. «Noi siamo la squadra più forte del mondo in questo momento. Ma attenzione per­ché anche gli Usa hanno una bella squadra, con giocatori abili nel palleg­gio e forti nella corsa». Pur con Pato, Kakà, Robinho e Luis Fabiano (che è influenzato e rischia di non giocare la finale), in Brasile c’è chi non dimenti­ca Ronaldinho. «Lo porterei volentieri nella Seleçao, ma dipende più da lui che da me. Se gioca e gioca bene...».

Fonte: Corriere dello Sport
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