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Ma il tecnico aveva davvero scelta? I margini per 'salvare' la Champions ci sono ancora, ma da adesso serve un'altra Juve, quella che comincia a giocare dal primo minuto...

Passo falsissimo della Juventus al battesimo in Champions: duro da digerire il pareggio, considerato il valore davvero modesto dell’Fc Copenaghen. Tante cose non sono andate per il verso giusto, ed essere felicemente ottimisti dopo aver visto la Juve in azione in Danimarca è esercizio difficile. Se andiamo poi a vedere quanto fatto dal Real Madrid su un campo ostico come quello del Galatasaray, c'è di che preoccuparsi.

Ma rimaniamo sul match di ieri sera. Che la Danimarca non dica proprio bene ai bianconeri è ormai un dato di fatto: la stagione passata è toccato al Nordsjaelland strappare un punto ai ragazzi di Conte, adesso l’impresa è riuscita alla squadra che occupa il decimo posto nella massima serie danese.

LA PARTITA | COPENAGHEN-JUVE 1-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

COPENAGHEN
2
2
40%
2
2
1

JUVENTUS
18
10
60%
14
3
4

Perché le cose non sono andate bene? Attaccarsi all’alibi del portiere avversario, che da presunto fenomeno parastatale si è trasformato in fuoriclasse, non sta in cielo e neppure in terra: se crei tante palle goal e non le concretizzi, ciò rappresenta una netta nota di demerito e per nulla una scusante. In Europa, più ancora che in Italia, le reti vanno segnate ed invece ieri la Juventus non ne ha azzeccata una, eccezion fatta che per la segnatura di Quagliarella. E se facciamo ricadere la responsabilità su tutta la squadra invece che sui singoli, è perché in tanti hanno fatto cilecca davanti a Wiland.

A proposito di squadra, l’atteggiamento esibito da chi è sceso in campo, nel primo tempo, non è stato particolarmente apprezzabile. Si è avvertita, soprattutto nella prima mezz’ora di gioco, quella mancanza di determinazione che non dovrebbe essere propria di chi, in Europa, ha davvero tanto da dimostrare. I calciatori sono apparsi a tratti poco concentrati, leziosi e forse convinti di aver vita facile.

Non si vuol essere ingenerosi contro dei professionisti che hanno sin qui fatto tantissimo, al punto da essersi conquistati la stima di gran parte degli addetti ai lavori, ma proprio perché siamo abituati a vedere la Juventus ad immagine e somiglianza di Conte (furiosa e determinata al raggiungimento degli obiettivi) si rimane perplessi nell’assistere poi a certe partite. Vero è che nella ripresa le cose sono cambiate e si sono create tante palle goal: reazione accettabile, ma se la partita non la vinci serve a poco.

Andiamo ad affrontare l’argomento Conte: il suo nome, nei commenti post gara, è stato sicuramente il più discusso, più ancora di quello di ogni singolo giocatore. In parecchi hanno additato il tecnico pugliese come responsabile principale della mancata vittoria sull’Fc Copenaghen. Giungere ad una simile conclusione è però esagerato, anche se alcune decisioni di Conte hanno destato qualche perplessità. Vedi soprattutto la gestione dei cambi: per dirne una, preso atto della stanchezza di Peluso, era davvero necessario sostituirlo con un De Ceglie che – dispiace dirlo – in più occasioni si è dimostrato abbastanza inadatto a certe situazioni? E non era il caso di dare una chance a Llorente, che di questo passo rischia di fare la stessa fine dei vari Krasic ed Elia?

Vero, col senno di poi siamo tutti grandissimi tecnici, ma abbiamo l’impressione che questa partita, nella sua totalità, sarebbe stata ideale per concedere una chance al gigante basco e saggiarne le doti in un match da vincere a tutti i costi. Conte ha difeso le sue scelte sostenendo che in campo servivano attaccanti veloci, e nessuno, meglio di lui, sa cosa fosse davvero funzionale al gioco in quegli istanti. Ma tant’è, il risultato è stato quello che è stato.

Prendersela per il turnover non è però corretto: l’utilizzo di Ogbonna e Quagliarella in luogo di Barzagli e Vucinic è stato praticamente forzato, considerato che i due non stavano affatto bene. Nè tantomeno c’erano alternative al posizionamento di Bonucci sul centro destra: l’ex difensore del Toro è un mancino e, come Chiellini, poteva essere impiegato unicamente al centro o sulla sinistra della retroguardia. Se a ciò aggiungiamo l’indisponibilità di Caceres, non possiamo che sottolineare come Conte non avesse praticamente altre opzioni.

Insomma, alla Juventus speravano sicuramente in una partenza migliore in questa Champions League, confidando anche nel maggior tasso di esperienza rispetto ad un anno fa. I piani sono invece saltati, e siamo qui a commentare una prestazione controversa, condita da un pessimo risultato. Certo, se il colpo di testa di Quagliarella invece che sulla traversa fosse finito in porta, o se la mira di qualcuno avesse funzionato meglio, saremmo qui a parlare di altro. Ma con i “se” e con i “ma” non si va da nessuna parte e bisogna prenderne atto.

Ribadito che, verosimilmente, l’Fc Copenaghen è l’avversario più debole del girone, le carte in regola per ottenere la qualificazione ci sono tutte. Tolto il Real Madrid, che pare davvero di un altro pianeta (anche se mai dare nulla per scontato), i bianconeri sono pienamente in corsa per qualificarsi come secondi classificati. Purchè la prossima volta si cominci a giocare dal primo minuto e si mostri freddezza sotto porta, altrimenti è bene rassegnarsi ad una fine ingloriosa, che questa squadra può e deve francamente evitare: i bonus, adesso, sono praticamente finiti.

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