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Il tecnico bianconero ha sottolineato il momento di difficoltà economica del calcio italiano ma con la giusta programmazione le distanze con le big sono colmabili...

Subito dopo la sconfitta contro il Bayern, Antonio Conte si è lanciato in una profonda e interessantissima analisi dello stato del nostro calcio: “Noi in Italia ce la possiamo giocare con Napoli, Milan e Inter – il suo pensiero in sintesi – ma in Europa non siamo competitivi. Se volete vi racconto delle balle, ma la verità è che in Champions ci sono delle superpotenze contro le quali la lotta è impari: Bayern, Real, Barcellona, City e United sono squadroni e società con disponibilità che noi ci sogniamo, arrivano sul mercato e si comprano tutti i migliori. Se pensate che con uno o due acquisti si possa colmare il gap, siete fuori strada. Guardate come siamo finiti, siamo tutti fuori, non c’è un’italiana ancora in corsa. Questa è la realtà.Noi sappiamo benissimo da dove arriviamo, abbiamo già fatto miracoli, e allo stesso tempo sappiamo che c’è tanto da lavorare per aumentare i ricavi e, quindi, riuscire a convincere i campioni a venire nel nostro paese”.

L’analisi, come detto, è molto interessante. E’ schietta, a tratti anche populista (“So mi criticheranno per quello che sto dicendo – aveva anticipato Antonio – ma non me ne frega niente, io vado avanti con le mie idee”) e probabilmente anche interessata, perché dietro c’è l’evidente tentativo di difendere il (pregevole) lavoro fatto finora e, al contempo, anche quello di non creare eccessive (ma non false) aspettative nei tifosi. Nel complesso il discorso è decisamente condivisibile: la Juve non può essere considerata una superpotenza del calcio europeo - “La storia non va in campo”, un altro inciso di Antonio - almeno non dal punto di vista economico. E la sfida contro il Bayern ha dimostrato che c’è da lavorare anche sotto l’aspetto tecnico-tattico, che - a volte – ne è una naturale conseguenza (anche se non sempre è vero).

Questa Juve in termini assoluti è inferiore solo a Bayern, Barça, Real Madrid e Manchester Utd
Però, lo ribadiamo, questa Juve in termini assoluti è inferiore solo a Bayern, Barcellona e Real Madrid tra le magiche otto di Champions, più il Manchester United che ha pagato il sorteggio avverso e l’avversione del direttore di gara. E questo dimostra l'ottimo lavoro di Conte. Per il resto, confermiamo la nostra: con Malaga, Borussia Dortmund, Galatasaray e PSG, la squadra di Conte se la sarebbe potuta giocare almeno alla pari. Diciamo che i bianconeri sono stati tanto fortunati nel sorteggio degli ottavi, quanto sventurati in quello degi quarti. Ci sta. I giudizi, però, non dovrebbero cambiare.

E’ altrettanto vero, tuttavia, che con l’avvento dei paperoni arabi e russi, il famoso gap potrebbe addirittura aumentare. Col PSG e il City oggi te la giochi, perché ancora non sono squadra, domani chissà. E dopodomani potrebbe essere lo stesso con CSKA Mosca, Monaco, Anzhi o chi per loro. La concorrenza è agguerrita e, soprattutto, ricca sfondata.

Se, tuttavia, si butta uno sguardo alle altre tanto vituperate squadre italiane, ti accorgi anche che il Milan è uscito contro l’imbattibile Barça dopo averlo strapazzato all’andata, l’Inter ha sfiorato l’incredibile rimonta (ah se quel tiro di Cambiasso al 90’ non fosse finito fuori di un’inezia), la Lazio è stata a lungo imbattuta e ammirata in Europa e ha anche di che lamentarsi per il trattamento arbitrale. La tanto esaltata (e sberluccicante) Premier, ad esempio, non ha portato neanche una squadra ai quarti di Champions, con due eliminazioni addirittura ai gironi. Dunque, giusto e costruttivo affrontare il tema, ma mantenendo sempre la giusta misura: non siamo più quelli di una volta, ma neanche da rottamare…

E anche quando Conte sostiene che non è il cosiddetto top player quello in grado di stravolgere i rapporti di forza in campo, o che non saranno due o tre acquisti quelli in gradi di portarti sul tetto d’Europa, non ha tutti i torti, ma è sicuramente quella l’unica strada da percorrere se si vuole almeno ambire a entrare stabilmente nel novero delle “Grandi”. Che, poi, per comprare grandi giocatori, non è necessario sperperare denaro che – tra l’altro – non c’è, basta aguzzare l’ingegno e non sbagliare programmazione: d’altronde, per prendere Pirlo, Pogba e Vidal, non è stato necessario dissanguarsi. Spendere quasi 60 milioni per Matri, Isla e Asamoah, però, non va nella stessa direzione. Insomma, per dirla con le parole di Conte c'è sì da lavorare, sbagliare il meno possibile ma piangersi addosso non aiuta...

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