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LA STORIA - Le frasi del presidente onorario del club bavarese potrebbero rivelarsi un clamoroso boomerang vista l'esperienza e lo spessore tecnico del portierone bianconero.

Playoff Nba 1994, finale della Eastern Conference: sul 2-2, al Madison Square Garden di New York si gioca gara 5 della serie tra i padroni di casa dei Knicks e gli Indiana Pacers, protagoniste della stagione complice la bislacca idea di giocare a baseball di Michael Jordan, che ha affossato i Bulls.

Nei giorni precedenti Spike Lee, primo tifoso dei blu arancio, si era lanciato in un’offensiva verbale (negli States, con una espressione tremendamente efficace, lo chiamano “trash talking”) nei confronti della stella dei Pacers, uno smilzo signore dai polpastrelli sensibilissimi di nome Reggie Miller, che per tutta risposta segnò 25 punti nel quarto periodo di cui 8 in 9 secondi che ribaltarono il risultato a favore dei suoi. All’ennesima tripla (specialità della casa), Miller si girò verso il regista di “He Got Game” mimandogli il gesto dello strangolamento: i Pacers, a sorpresa, avevano espugnato la Grande Mela.

Miller fa parte di quell’eletta categoria di sportivi tremendamente competitivi, agonisti fino al midollo, che si esaltano nei momenti decisivi e rispondono sul campo quando vengono pungolati nel proprio orgoglio di campione: una specie alla quale appartiene a pieno titolo anche Gigi Buffon, che la settimana scorsa ha trovato il suo Spike Lee in “Kaiser” Franz Beckenbauer, improvvido protagonista di dichiarazioni poco felici ai danni del numero 1 della Juventus e della Nazionale.

La storia la conosciamo: Buffon gioca probabilmente la sua peggior partita in carriera all’Allianz Arena di Monaco, colpevole in entrambi i goal segnati dal Bayern, roba più improbabile di un avvistamento a sorpresa della cometa di Halley. Il presidente onorario dei tedeschi, invece di godersi in silenzio la vittoria, dà quindi del “pensionato” al Gigi nazionale.

Le parole del Kaiser possono rivelarsi un assist verso Buffon: la Juve non dovrà subire goal
In sua difesa, invocando all’unisono la parola “rispetto”, è intervenuto praticamente chiunque: da Rummenigge, direttore generale dei bavaresi che si è dissociato dalle parole del suo presidente onorario, agli interisti Moratti e Materazzi, fino a Vialli e alla moglie Alena Seredova. Chiunque tranne lui, attapirato per l’occasione, che anzi si è detto d’accordo con le parole di Beckenbauer, lasciando presagire una voglia di rivalsa tutta da sfoderare all’interno del rettangolo di gioco.

Le parole di “Kaiser” Franz, difatti, possono rivelarsi un clamoroso assist verso un Buffon che sa che la sua squadra dovrà evitare di subire goal allo Juventus Stadium per avere chance di qualificazione.

E Gigi non vede l’ora di giocarla, questa partita, per dimostrare con gli attributi che Beckenbauer si sbaglia. Attributi che il portierone di Carrara ha sempre dimostrato di avere: sin da quel 19 Novembre 1995, quando Nevio Scala preferì lui, appena diciassettenne, ad Alessandro Nista per sostituire l’infortunato Luca Bucci e venne ripagato da una serie di parate formidabili contro il Milan di Capello che non riuscì a passare al Tardini, bloccato sullo 0-0 da questo enfant prodige del calcio italiano. Non male per uno che solo tre anni prima giocava centrocampista nelle giovanili del Parma e fu provato tra i pali per la contemporanea assenza dei due portieri in rosa: due settimane dopo era già titolare fisso.

L’esordio in Nazionale, a 19 anni, e la conquista della maglia da titolare a 20 sono il percorso naturale di uno abituato a bruciare le tappe, un predestinato ad essere il miglior portiere di sempre perché se hai quella personalità e quel talento a quell’età, in un ruolo così delicato, non puoi non essere un vincente.

Un ruolo delicato, appunto: perché i portieri non possono sbagliare. E se sbagliano, si vede tanto e soprattutto costa tanto. E se ti chiami Buffon, fa anche tanto rumore. Così come successe alla terzultima giornata dello scorso campionato, quando una sua papera contro il Lecce regalò un gol a Bertolacci e prolungò per una settimana ancora le speranze scudetto del Milan (che si infransero nel derby). Oppure quest’anno nella partita casalinga contro la Samp, la partita della consacrazione di Icardi che sfruttò due imperfezioni del portiere bianconero.

Mesi difficili (per i suoi standard) culminati nel disastro di Monaco, ma la voglia di rivincita è tanta, alimentata dalle provocazioni di Beckenbauer che non fanno altro che invogliare Buffon ad una prestazione monstre, magari decisiva.

GLI SCIVOLONI DI KAISER FRANZ

Non so se con il caos scommesse i calciatori italiani avranno la testa libera al Mondiale

- Beckenbauer nel 2006 
 

  Alaba ha tirato da 120 metri, Buffon sembrava un pensionato: quel tiro doveva prenderlo

- Beckenbauer dopo Bayern-Juve

Dalla sua, ci sono i precedenti del passato, perché “Kaiser” Franz è recidivo. E’ celebre una sua sfuriata nel 2001 dopo una sconfitta per 3-0 a Lione nella seconda fase a gironi della Champions League in cui disse dei suoi giocatori: “Sembrate i pensionati (è un vizio, ndr) della squadra di anziani di Uwe Seeler”, una gruppo di vecchie glorie che attraversava la Germania per partite di beneficienza. Un paio di mesi dopo, quel Bayern Monaco avrebbe vinto la sua quarta Champions League battendo in finale, ai rigori, il Valencia di Hector Cuper.

Ma c’è un'altra dichiarazione, a noi decisamente più cara, e ancora più beneaugurante per Buffon. Alla vigilia dei Mondiali di Germania del 2006 Beckenbauer, che era Presidente del comitato organizzatore, rilasciò un’intervista a ‘Dribbling’ in cui disse: “Non so se con il caos scommesse i calciatori italiani avranno la testa libera”. Qui, come andò a finire, ce lo ricordiamo tutti. E Gigi fu grande, grandissimo protagonista…

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