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Federico Casotti analizza la batosta incassata dalla Juventus in casa del Bayern Monaco nell'andata dei quarti di finale di Champions. Discorso qualificazione chiuso, o quasi...

Federico Casotti
Telecronista Sportitalia, Editorialista Goal.com

Alla vigilia di Bayern-Juventus, Conte era stato molto chiaro, e sin troppo facile profeta: “La partita di Monaco ci servirà per capire che cosa ci manca per poter lottare ad armi pari con le grandissime d’Europa”. Il verdetto, sebbene non ancora definitivo, è stato purtroppo impietoso, perché il divario visto all’Allianz Arena è apparso ben più ampio di quanto non dica il 2-0 finale.

Matri e Quaglia son costati 33M in due, Mandzukic soltanto 14M
Una partita nata male e finita… non peggio, solo perché Muller nel finale ha pensato bene di fallire la palla del tris, che avrebbe reso quasi simbolica la gara di ritorno. E quando si dice “partita nata male”, il riferimento non è tanto, o non è solo, al gol di Alaba dopo nemmeno 30 secondi, quanto alle scelte di formazione di Antonio Conte.

Scelte forzate quanto si vuole, perché la coppia Matri-Quagliarella aveva giocato dal 1’ a San Siro proprio in funzione di fare panchina a Monaco, ma che a un livello altissimo, non paragonabile nemmeno ai big match della serie A, si pagano subito e a caro prezzo. La coppia d’attacco bianconera (costata 33 milioni di €, si badi bene) non è l’unica responsabile della serataccia bavarese, ma ha offerto un’impressione di inconsistenza troppo grande per poter essere giustificata solo con la manifesta superiorità dell’avversario.

Un Bayern che ha annotato una serata pressoché perfetta, con gli episodi giusti al momento giusto, anche al di là delle aspettative: il gol di Alaba, ma anche – paradossalmente – l’infortunio di Kroos, che ha consentito a Robben, pur con i suoi cronici limiti in finalizzazione, di mordere la partita con le sue accelerazioni e i cambi di passo, facilitato dall’impietoso mismatch con Peluso sulla fascia di competenza.

Centrocampo dolente: Marchisio 'ghost', Pirlo stanco e asfissiato
Fatto prevedibile, del resto: decisamente meno auspicabili altre controprestazioni bianconere, che rispondono ai nomi di Buffon, Pirlo e Marchisio. Per il portiere bianconero, parlano le immagini dei due goal, dove le responsabilità dirette appaiono ben evidenti: spiace semmai constatare come la giornata-no di Buffon sia arrivata proprio in una di quelle serate di Champions che lui per primo aspettava, e meritava, sin da quando decise di seguire la Juventus anche nel pantano dell’immediato post-Calciopoli.

Diverso il discorso per i due centrocampisti italiani: Marchisio, semplicemente non pervenuto, ha infilato la sua peggiore prestazione dell’era Conte, mentre su Pirlo - asfissiato nel primo tempo prima da Kroos e quindi da Luiz Gustavo - il discorso rischia di allargarsi a tutto un periodo di forma non esattamente all’altezza.

In questo scenario, fa male persino annotare la gara gagliarda, a tratti sopra le righe, di Arturo Vidal, l’unico a sfiorare in qualche modo la sufficienza. Già, perché il cileno, al pari di Lichtsteiner, il prossimo 10 aprile sarà assente per squalifica. Occorrerà allora ripartire dagli ultimi 20’, da quel qualcosina di buono che, a gara compromessa, hanno fatto vedere Vucinic, Giovinco e Pogba, per quantomeno provare l’impresa.

Il disastrato Arsenal di Wenger negli ottavi ci stava quasi riuscendo: la Juventus – che disastrata non lo è, per nulla – perché non dovrebbe provarci?

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