thumbnail Ciao,

Il centrocampista rossonero si sofferma sul prossimo incrocio di Champions tra Milan e Barcellona, sottolineando: "Xavi e Iniesta come Maldini e Costacurta, mancano le bandiere".

Per anni perno insostituibile del Milan targato Ancelotti, Gennaro Gattuso anche da Sion non ha dimenticato i colori rossoneri e, nell'immediata vigilia del match che vedrà la sua ex squadra impegnata contro il Barcellona, ha rilasciato una lunga intervista a 'El Mundo Deportivo'.

"Il mio ricordo più bello è stato vincere il Mondiale, poi ho giocato con tantissimi grandi giocatori: Kakà, Rui Costa, Weah, Maldini, Shevchenko... E contro grandissimi rivali,  il più grande è stato sicuramente Zidane. Rispetto a prima però c'è una differenza, il Barcellona ora è la squadra più forte del mondo, ora tutti vogliono copiare il suo stile di gioco"- spiega Gattuso.

Quindi il mediano calabrese avverte i rossoneri: "Il Milan ha iniziato un percorso con meno soldi, ma un progetto non si costruisce in un giorno, ci vuole tempo e pazienza, come per il Barcellona. Ricordo che nel 2000, quando vincemmo al Camp Nou con i gol di Bierhoff e Coco, i tifosi blaugrana si lamentavano che la loro squadra non era competitiva come il Real Madrid, ora la musica è cambiata. Sarà così anche il per il Milan: dopo venticinque anni di successi dovrà aspettare due o tre anni per tornare al top".

E sottolinea: "Mi dispiace dirlo per Cristiano Ronaldo, ma Messi è di un altro pianeta, un giocatore che segna più di novanta goal a stagione non è reale, è da Play Station. Ma quello che fa davvero la differenza tra Milan e Barça sono le bandiere. Iniesta, Xavi e Puyol sono per il Barcellona quello che per il Milan erano Maldini, Costacurta e gli altri. Non sarà facile trovare dei loro sostituti, sono forti ed hanno la Catalogna nel cuore".

Infine Gattuso rivela: "Mesi fa ho telefonato a Guardiola, ma sin da subito ho capito che non sarebbe arrivato al Milan. Peccato, abbiamo bisogno di allenatori come lui". E sul proprio futuro dichiara: "Adesso che ho 35 anni il mio obiettivo è di vivere un altro calcio, lontano dall'elite europea della Champions. Questo è il calcio vero, quello del 90% delle squadre che non possono vincere niente. Poi vorrei provare un'avventura in panchina. La mia squadra giocherà con le palle, anche quando non ha il possesso. Sicuramente il carattere non le mancherà".

Sullo stesso argomento