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L'ex attaccante della Juventus ha parlato dei bianconeri in chiave Champions League, sostenendo che l'ambiente del Celtic Park sarà soltanto un ulteriore stimolo.

La Juventus fa visita alla tana del Celtic nel delicato ottavo di finale di Champions League, i ragazzi di Antonio Conte affronteranno un clima molto caldo al 'Celtic Park'. L'ex centravanti bianconero Gianluca Vialli ha rivelato le sue sensazioni in vista della trasferta scozzese.

Come riportato su 'Tuttosport', l'ex attaccante ha rilasciato un'intervista allo 'Scottish Sun', mostrando grande ottimismo: "I bianconeri, giocatori e tifosi, avranno modo di assaporare appieno l’atmosfera scozzese. Però non credo che i ragazzi di Antonio Conte risulteranno intimoriti dall’ambiente, dal calore del Celtic Park: loro, come tutti i calciatori italiani, sono abituati a giocare in certe situazioni calde, accese. Anzi, credo che si caricheranno ulteriormente e troveranno maggiori stimoli".

Le parole di Vialli effettivamente trovano riscontro nei recenti risultati europei della Juventus: basti pensare al deludente risultato ottenuto a Copenaghen in uno stadio mezzo vuoto, confrontato con l'esaltante rimonta ottenuta allo 'Stamford Bridge' di Londra contro i campioni in carica del Chelsea.

Il Celtic ha già battuto una grande squadra come il Barcellona in questa edizione della Chempions, ma Vialli considera questo precedente un'arma a doppio taglio per gli scozzesi: "Il successo rimediato recentemente contro il Barcellona ha ovviamente galvanizzato i calciatori del Celtic e dà loro fiducia circa la possibilità di bissare la grande impresa. Di contro, però, fa sì che ora non possano più contare sull’effetto sorpresa: Conte non sottovaluterà l’impegno, sa che i biancoverdi possono rappresentare una grande minaccia, dunque si organizzerà di conseguenza".

L'ex giocatore di Juventus e Chelsea ha poi messo a confronto i due allenatori, Antonio Conte e Neil Lennon: "Erano due centrocampisti guerrieri in campo, ora sono due giovani allenatori tra i più importanti e promettenti del panorama internazionale. Entrambi hanno il Dna dei club in cui allenano. Sono due simboli, tutti sanno che loro due stanno lavorando non soltanto per il denaro e per la gloria, ma anche per questioni di cuore, di sentimenti, di senso di appartenenza. Questo rappresenta un valore aggiunto".

Ma il senso di appartenenza non basta, ci vuole sicuramente anche altro per allenare squadre di un certo calibro: "Beh, se non avessero anche qualità non sarebbero durati molto in panchina. Il feeling con la piazza può aiutare all’inizio, poi subentrano anche altre qualità. Antonio ha dimostrato grande competenza: ha preso decisioni intelligenti, ha sistemato i calciatori a sua disposizione nei posti giusti. Ha dato alla Juventus un gioco moderno e divertente, che non ha nulla a che fare con lo stereotipo della classica squadra italiana che pensa innanzitutto a difendersi. Ecco perché credo che la Juventus sia nelle condizioni di non dover temere nessuno".

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