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L'ex juventino, oggi commentatore tv, ha detto la sua sul sorteggio. La squadra di Conte, ad ogni modo, può mettere in difficoltà chiunque, a suo avviso, se gioca come sa.

Sei rivali per una Signora. Domani la Juventus conoscerà a Nyon la sua avversaria agli ottavi di Champions. I bianconeri pescheranno una tra Real Madrid, Porto, Arsenal, Valencia, Galatasaray e Celtic. La squadra di Mourinho è lo spauracchio da evitare, le altre sono decisamente più abbordabili. Occhio, però, ai lusitani, come suggerisce l'ex Massimo Mauro, oggi commentatore per 'Sky'.

"Il Porto gioca bene, in un modo molto fastidioso per le avversarie, con giocatori di grande rapidità - le sue parole ai microfoni di 'TuttoSport' - Fa un ottimo possesso palla, ma sa anche colpire in contropiede con grande cinismo".

Contro i Blancos, invece, sarebbe una finale anticipata: "Sarebbe un peccato se capitasse agli ottavi. Il Real ha grande esperienza e attitudine a giocare partite di questo livello. Tranne Pirlo e Buffon, ad esempio, nessuno dei bianconeri ha giocato una finale di Champions e questo conta. Poi avere a che fare con Benzema e Cristiano Ronaldo è certo più difficile che affrontare altri attaccanti".

Gli uomini di Conte, a suo dire, possono mettere in difficoltà gli spagnoli "pressando 90’, non dando mai spazio alle stelle del Real. I bianconeri sono bravissimi in questo e contro di loro le altre non riescono a giocare. A centrocampo e in difesa la Juve non è inferiore a nessuno".

Insomma, agli ottavi Mauro eviterebbe Porto e Real. Per il resto, è una Juve che "è sulla strada giusta per entrare tra le più forti d’Europa: anche le migliori, come Barcellona, Real o Bayern, hanno dimostrato l’anno scorso di non essere imbattibili, visto che alla fine ha vinto il Chelsea pur giocando male".

L'importante è continuare a puntare sul collettivo, anche perchè mancano "le individualità che possano fare la differenza in Champions in una partita non giocata bene. [La Juve] deve vincere grazie al collettivo, questa è la sua bellezza e anche la sua forza, perché non dipende da un singolo".

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