thumbnail Ciao,

Il centrocampista di Lucescu ricorda le vicissitudini del suo passato: "Ho cambiato cognome all'uffico anagrafe, ma c'è un prima difficile e doloroso".

Presidenti, dirigenti, capi di stato sono scesi in campo per rassicurare gli omossesuali del calcio: dichiaratevi, non abbiate paura. Ma in un mondo tollerante, il rispetto per le diverse caratteristiche dell'uomo trova poco spazio negli stadi.

Di fatto basta un nome che ricordi tale argomento per bloccare una carriera. Chiedere a Oleksiy Gai, sette polmoni dello Shakhtar Donetsk che stasera affronterà la Juventus nell'ultima gara della fase a gironi di Champions League.

"Ci tengo a precisare che non c'è in me alcuna forma di ostilità verso gli omosessuali. Purtroppo il cognome ha finito per rovinare buona parte della mia carriera" riferisce il giocatore, come riporta 'Il Giornale'. Il classe '82, nato con la y finale nel cognome, è passato alla 'i' grazie all'ufficio anagrafe.

"C'è un dopo la visita all'ufficio anagrafe, ma purtroppo c'è anche un prima, difficile e doloroso" si limita a dire uno degli uomini chiave della fantastica creatura di Lucescu. Per lui più di cento presenze in campionato con la maglia del club di Donetsk.

Come al solito i consigli, giusti o sbagliati che siano, hanno fatto il resto: "Se fallisci quel cognome diventerà la tua tomba professionale, mi dicevano. La svolta è arrivata senza la y. Forse è un po' tardi, sognavo di giocare all'estero, ma credo che a trent'anni rimarrà un sogno. Vorrà dire che mi toglierò soddisfazioni importanti con lo Shakhtar".

Sullo stesso argomento