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L'allenatore del Real Madrid si appresta a festeggiare la sua centesima apparizione nella massima competizione europea e per l'occasione ha rilasciato un'intervista piccante.

Il quotidiano portoghese ‘Diário Económico’ ha intervistato José Mourinho per celebrare la sua centesima panchina in Champions League che domani, a 49 anni, 10 mesi e 26 giorni di età, raggiungerà questo traguardo come il tecnico più giovane di sempre.

E sarà un grande evento a celebrare questo curioso primato, infatti il suo Real Madrid sarà impegnato nel fortino del Manchester City, affamato di punti per poter continuare a sognare.

Parte subito in quinta lo ‘Special One’ sottolineando come sia potuto arrivare così presto ai cento gettoni: "Non sono mai uscito ai gironi, quindi almeno sei partite l’anno le ho sempre fatte, per due volte ho disputato tutti e 13 gli incontri, altre quattro volte sono arrivato fino a 12, eppure è stato tutto molto veloce, mi sembra ieri invece sono passati dieci anni”.

E alla domanda su quale avversario avrebbe voluto incontrare per celebrare questa ricorrenza, non ha dubbi: “Il Porto, perché il debutto fu proprio Real Madrid-Porto, ma anche il Manchester City va bene, tutti sanno quanto sia legato all’Inghilterra e al calcio inglese.”

Partite a cui si sente legato ce ne sono molte, ma poi ne cita una in particolare: “La ‘partita degli eroi’, quella di Barcellona con cui dovemmo giocare in dieci per più di un’ora, ma anche Manchester United-Porto, quando capimmo che avremmo potuto battere chiunque, le finali vinte, Chelsea-Barcellona 4-2, sono veramente tanti i ricordi belli”.

E quelli brutti? “Più della semifinale contro il Bayern Monaco, quella contro il Liverpool, quando uscimmo a causa di un gol fantasma, da allora invoco la tecnologia in campo” scherza Mourinho.

“Il mio stadio preferito è certamente San Siro” – prosegue il tecnico lusitano – “alcuni mi criticheranno, ma il supporto dei tifosi è unico”. Infine quando gli viene chiesto su l’ossessione della ‘Decima’, conclude a suo modo: “Guarda, ci sono allenatori che non hanno mai vinto una Champions, io mi ritengo un privilegiato ad averne già vinte due, e proprio per questo sono sicuro che non saranno le uniche nel mio palmarès”.

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