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Il presidente dell'Uefa, grande ex della Juventus, lancia in orbita i bianconeri ed ammette: "Mi hanno stregato. Agnelli è bravo, ma l'Avvocato resta unico".

Michel Platini, presidente dell'Uefa e grande ex della Juventus trapattoniana e vincente degli anni Ottanta, si è soffermato sullo splendido periodo vissuto dai bianconeri da un anno e mezzo a questa parte.

L'ex stella del calcio francese, in una lunga intervista rilasciata al 'Corriere dello Sport', ha spiegato: "La Juventus attuale attacca con sei, sette giocatori, gli stessi che la mia Juve utilizzava... per difendere- ironizza Platini, che poi continua- E’ diventata una squadra più offensiva e il catenaccio e il gioco difensivo che c’erano in Italia fanno parte del passato, merito del Milan di Sacchi che ha cambiato tutto con il 4-4-2 e il fuorigioco “alto”. Ora i bianconeri hanno la stessa mentalità delle squadre inglesi e vanno sempre in campo per vincere"

Quindi sul sogno di consegnare la Champions ai bianconeri si mostra possibilista: "Tempo fa avevo detto che avrei avuto bisogno di qualche mandato in più per riuscirci. Adesso la Juve è cresciuta e ha ottenuto ottimi risultati. Vedremo...".

Platini poi allontana il possibile parallelo tra l'attuale presidente Andrea Agnelli e l'indimenticato Avvocato: "Lo stile dell’Avvocato era inimitabile, ma anche Andrea è bravo, ha fatto le cose molto bene e sta lavorando per far tornare grande la Juve. Deve sbrigare la questione relativa al numero degli scudetti, un tema che affascina i tifosi e che ha una carica molto juventina. Certi argomenti provocano discussioni a non finire, ma fanno perdere solo tempo, adesso che la Juventus è tornata ad essere un club di livello internazionale vedrete che certi temi saranno meno attuali».

Sul numero di scudetti il presidente dell'Uefa si tira fuori con decisione: "E' una cosa italiana, l'Uefa non c'entra nulla". Platini non si sbilancia neppure sul caso Conte: "Rispetto le decisioni prese dagli organi della giustizia sportiva italiana. Non ho seguito questa vicenda, ma la Federcalcio ha deciso e noi ci adeguiamo".

Il francese loda poi i bianconeri sul fronte stadio di proprietà: "Lo stadio permette di avere ricavi importanti per la gestione del club. Le perdite delle grandi società italiane sono dovute principalmente all’assenza di impianti moderni e di proprietà. Per questo quando abbiamo stilato le regole del fair play finanziario abbiamo inserito la possibilità di fare investimenti sui giovani e sulle infrastrutture senza che questi costi incidessero sui debiti".

E sulla maglia numero dieci bianconera, rimasta in magazzino dopo l'addio di Del Piero, dichiara: "Se fosse successa la stessa cosa in passato, dopo Sivori non l’avrebbe più portata nessuno. Per me è meglio che qualcuno ce l’abbia perché la 10 per i bambini ha un fascino particolare".

Infine Platini liquida così il divorzio tra la Juventus e Pinturicchio: "Arriva un giorno in cui un calciatore deve lasciare il suo club. Non si può giocare a calcio all’infinito ed è meglio che uno se ne vada liberamente, piuttosto che sia messo alla porta o che finisca per essere sopportato. Una bandiera che non serve non è più bella da vedere. Un altro anno in panchina per Del Piero non sarebbe stato piacevole".

"Per me Del Piero ha fatto bene ad andare in Australia.
- ha aggiunto - Sta vivendo un’esperienza speciale in un altro continente, lui e la sua famiglia impareranno l’inglese e si confronterà con un calcio diverso insegnando molto ai giovani.- e rivela- Anch'io sognavo di fare come lui e chiudere la carriera nel Cosmos".

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