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La vittoria conquistata contro lo Zenit, al termine di una partita ricca di emozioni e sofferenza per la squadra rossonera, potrebbe rappresentare la svolta per il Milan.

Ci sono partite che potremmo definire da “sliding doors”. Quelle che una volta, in maniera più banale, venivano semplicemente chiamate “gare chiave”. Ecco, quella di San Pietroburgo del Milan ne è un esempio perfetto. La prima. Perché la seconda sarà domenica sera.

Come arriva il Milan al derby? Rinfrancato, ci verrebbe da dire. Un'eventuale sconfitta in terra russa avrebbe affossato la squadra non solo dal punto di vista del risultato, ma soprattutto quello della fiducia. La vittoria, viceversa, risolleva quanto meno il morale.

Già, perché non bastano i tre punti a mettersi alle spalle tutti i problemi, ma almeno è un inizio incoraggiante. Anche perché, in tutta sincerità, si è rifatta viva anche la fortuna. Con un pizzico di buona sorte – e forse pure qualcosa di più – il Milan apre e chiude la partita. Nel mezzo un'alternanza di buone cose e di balbettii preoccupanti, cui ha messo una pezza San Cristian.

Quello che, in sostanza, manca a questa squadra, e che anche la gara di San Pietroburgo ha confermato, è la personalità, soprattutto a centrocampo. Quando era il momento di prendersi la responsabilità, gestire i ritmi, guidare i compagni, in mediana si giocava a nascondino. De Jong è un buon (non di più) interditore, ma non chiedetegli di costruire, Montolivo è ancora troppo timido e poco propositivo.

GLI EROI DI SAN PIETROBURGO
 
ABBIATI
Nel primo tempo è una vera saracinesca. Instaura un duello infinito con Hulk mettendo in mostra grande reattività e prontezza di riflessi. Macchia la prestazione con l'uscita a vuoto che permette a Shirokov di trovare il pareggio. Si riscatta nel finale quando toglie dalla porta il pallone a botta sicura di Anyukov.
EL SHAARAWY
Il 'Faraone' conferma il grande periodo con una prestazione di altissimo livello. Manda ai matti la retroguardia russa siglando un goal da antologia.
Non è un caso che la squadra si è ritrovata nel momento dell'ingresso in campo di Nocerino, che non sarà Pirlo in quanto a visione di gioco e doti tecniche, ma al quale di certo non manca il carattere.

Ecco, se il Milan potesse avere un Abbiati (grandiosa la sua prestazione) come vertice basso del centrocampo, Allegri avrebbe  di sicuro qualche grattacapo in meno. Uno che abbia grandi attributi, e nel momento di difficoltà, li mostri a tutti senza vergogna.

Uno con la personalità del portierone rossonero, il mister l'ha trovato là davanti. Quando quest'estate cercavamo di vedere il bicchiere mezzo pieno dopo la partenza di Ibra, ci auguravamo di poter vedere più di frequente in campo El Shaarawy.

In realtà, siamo da tempo sponsor del Faraone, fin dall'anno scorso, quando invece – in maniera anche incomprensibile – Allegri lo ha emarginato sul più bello. Quest'anno, finalmente, ha rotto gli indugi e gli sta costruendo la squadra attorno.

Dopo le prime claudicanti uscite, avevamo auspicato un cambio di impostazione tattica: coi suoi tempi, ma alla fine Allegri si è convinto. Il 4-2-3-1 non sarà sicuramente la soluzione a tutti i problemi rossoneri, ma se non altro ha agevolato l'esplosione del talento italo-egiziano. E ora possiamo finalmente dirlo: è nata una stella.

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