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Il Milan compie l’impresa di vincere in Russia, in casa dello Zenit di San Pietroburgo, ma la squadra rossonera evidenzia ancora problemi tattici e tecnici.

Bene, bravi, ma non bis. Intendiamoci, la vittoria è di quelle da ricordare, il Milan deve sperare che ve ne siano altre uguali, ma a cambiare devono essere l’atteggiamento ed anche la prestazione. Con il cuore, come si dice in questi casi, sono arrivati tre punti che all’inizio sembravano facili, poi persi, poi insperati, forse non meritati, ma alla fine conquistati.

Allegri è partito con un 4-2-3-1, auspicato dalla dirigenza, provato, ma sicuramente non congeniale ad una squadra con limiti tecnici e alla ricerca di un’identità ancora in stato embrionale. Montolivo non è Pirlo, è evidente, e il Milan, con il centrocampo a due, anche ai tempi del '4-2-fantasia', ha sempre sofferto. Ma era Pirlo, si poteva rischiare perché poi il bresciano poteva inventare e lanciare le punte.

L’ex Fiorentina invece non ha il passo per fare il ruolo e anche in impostazione non sta dando un giusto contributo. Se aggiungiamo che l’altro centrocampista è un De Jong, generoso, che si impegna, ma non propriamente una diga, è chiaro che, giocando così, il Milan soffre tantissimo.

Le fasce sono troppo scoperte e, in particolare a sinistra, non si può chiedere ad El Shaarawy di inseguire fino alla linea di fondo il giocatore avversario che va in sovrapposizione.

LA PARTITA | ZENIT-MILAN 2-3

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

ZENIT
19
11
43%
13
4
0

MILAN
14
7
57%
2
3
2

Meglio sicuramente il 4-3-3 della seconda metà della ripresa con tre in mezzo al campo, un corridore come Nocerino ed un Montolivo libero di fare la mezz’ala. Meglio con un Pazzini capace di tenere palla e di fare respirare la squadra e senza un Bojan che, da prima punta, non può reggere il peso dell’attacco.

Detto questo la vittoria è davvero di quelle importanti, che fanno morale e che possono dare l’input per far svoltare una stagione. Una vittoria ottenuta dove da quattro anni, in Champions, nessuno vinceva, una vittoria ottenuta grazie ad un'ancora una volta super positivo El Shaarawy.

Il 'Faraone' ha corso, si è sacrificato, ha fatto anche il terzino, e ha segnato un goal fantastico. Pato dei bei tempi, anche lo Sheva prima versione. Ecco chi ricorda l’attaccante che è diventato il più giovane marcatore della storia dei rossoneri in Champions.

E’ il suo Milan. Suo e di un Abbiati che ha salvato più volte il risultato con dei grandi interventi. Impegno, umiltà, qualche accorgimento tattico più prudente. Queste le parole chiavi per un Milan che va verso il derby con un bel sorriso e una grandissima iniezione di convinzione e fiducia.

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