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Nel gruppo B i Gunners se la vedranno con i tedeschi dello Schalke 04, con i greci dell'Olympiakos e con i campioni di Francia del Montpellier.

ARSENAL -

LA SQUADRA - L’Arsenal si presenta a questa edizione della Champions League con una squadra abbastanza cambiata, specialmente nel reparto offensivo., dove la partenza del capitano e bomber Robin Van Persie cambia inevitabilmente gli equilibri dell’attacco. A sostituirlo sono arrivati però tre importanti rinforzi come Giroud, Podolski e Cazorla, che permettono a Wenger di mantenere una certa varietà di soluzioni offensive. A centrocampo è stato ceduto un pilastro come Song, ma i ‘Gunners’ possono sempre contare sui già collaudati Diaby, Ramsey e Arteta, sperando nel pieno recupero del gioiellino Wilshere. In difesa non è cambiato praticamente niente rispetto allo scorso anno, con Mertesacker, Vermaelen, Koscielny, Squillaci e Djourou che si alterneranno le maglie dei titolari, in difesa del portiere Szczesny, confermatissimo tra i pali.

LA STELLA  - La vera stella delle ultime stagioni se n’è andata, il capitano Robin Van Persie è passato al Manchester United, ma l’Arsenal ha comunque voglia di rimanere altamente competitivo e non è stato a guardare sul mercato. L’acquisto più oneroso è stato quello di Santi Cazorla, nazionale spagnolo di grande rendimento e dalla grande duttilità tattica. Brevilineo e rapidissimo nell’uno contro uno, Cazorla nasce coma ala pura, con la tendenza ad accentrarsi e creare superiorità numerica sulla trequarti. Reduce da una buona stagione con il Malaga, con il quale ha conquistato la qualificazione all’Europa che conta, l’esterno spagnolo è ora alla ricerca della definitiva consacrazione, in un top club come quello londinese.

I VOLTI NUOVI - Van Persie è stato rimpiazzato con tre acquisti sul fronte offensivo, provenienti da tre campionati diversi. Il sostituto più naturale sembra essere Olivier Giroud, prima punta dalla grande prestanza fisica, proveniente dal Montpellier con il quale si è laureato campione di Francia lo scorso anno e dove ha messo a segno ben 21 reti la passata stagione. A fargli compagnia è arrivato anche il tedesco Lukas Podolski, direttamente dal Colonia. Il biondo attaccante 27enne può fare sia la seconda punta in un attacco a due, sia l’esterno d’attacco in un tridente. Arriva da un’ottima stagione in Bundesliga dove lo scorso anno ha segnato 18 reti, Podolski predilige partire dalla fascia per poi accentrarsi ed esplodere il suo potente sinistro. A chiudere il terzetto, direttamente dalla Liga spagnola, è stato acquistato Santi Cazorla, anche lui reduce da un’ottima annata, con la maglia del Malaga.

L’ALLENATORE - Arsene Wenger si appresta a sedere per la diciassettesima volta sulla panchina dei ‘Gunners’. Il tecnico francese rappresenta ormai un ruolo fondamentale nell’economia della squadra, dove ricopre un ruolo importante anche fuori dall’aspetto tecnico-tattico. Da sempre predilige e pratica un calcio spumeggiante, fatto di grande possesso palla e veloci scambi al limite dell’area. Wenger si è sempre mostrato duttile tatticamente, alternando il più delle volte il 4-2-3-1 al 4-3-3. Ma la caratteristica più grande di questo allenatore è sempre stato il grande fiuto nel far crescere e maturare giovani talenti che, spesso, si rivelano poi essere campioni. In questa stagione avrà il duro compito di far dimenticare Van Persie a suon di risultati.

SCHALKE 04 -

LA SQUADRA – Gli ‘Euro-Figther’. Lo Schalke 04 ha buon nome in Europa e cercherà di mantenere la tradizione. Ricordate? Un anno fa furono loro a maciullare l’Inter di Leonardo nei quarti di Champions. Sempre loro si conquistarono il nomignolo di combattenti soffiando ai nerazzurri la Coppa Uefa del  ‘97. Adesso Höwedes e soci si riaffacciano sul palcoscenico più importante. La squadra in quattro punti: non c’è più il mitico Raul, volato in Qatar; l’attacco è tutto sulle spalle dell’ex milanista Klaas-Jan Huntelaar;  gruppo talentuoso, ma forse troppo giovane, e quindi poco esperto a certi livelli; le alternative in panchina latitano.

LA STELLA –  C’è uno Schalke senza Huntelaar. E uno Schalke con Huntelaar. Paragonateli e vedrete che le due formazioni non si sovrappongono. Il cannoniere olandese è l’uomo in più della squadra di Gelsenkirchen. Segna. Segna tanto. In pratica, dopo l’addio Raul, segna solo lui. Klaas-Jan sa di avere tante responsabilità e farà bene a mostrare tutto ciò cui è capace se vuole strappare davvero il faraonico rinnovo di contratto che pretende. Il destino dei Blau-Weiss passa per le sue fucilate. Difetti? Il Cacciatore non è un cuore impavido. Dopo la partenza dell’ex totem del Real Madrid, servirebbe anche un nuovo leader…

I VOLTI NUOVI – Mercato al risparmio: in Italia fa scalpore; in Germania hanno capito da un pezzo che aria tira sistemando i conti in tempi non sospetti. Nonostante sia una delle squadre più ricche della Bundesliga lo Schalke sa di dover tenere il bilancio in ordine e si regola di conseguenza. Huntelaar e il buon Farfan restano? Ottimo. Ma non aspettatevi acquisti da copertina. Niente cessioni, niente botti. Semaforo verde solo per gli arrivi di Barnetta e Neustädter a centrocampo: utili ma entrambi a parametro zero. Il trequartista del Barcellona Afellay? Se arriva, solo in prestito.

L’ALLENATORE - Gli ‘Euro-Fighter’ e il loro generale: Huub Stevens. L’olandese si è seduto sulla panchina dello Schalke 04 dal 1996 al 2002. Bilancio: Coppa Uefa  nel ’97; uno scudetto sfiorato; due Coppe di Germania. L’affetto dei tifosi nei suoi confronti non è mai venuto meno. Huub, dal canto suo, ha sempre usato parole dolci nei confronti del suo ex club. L’anno scorso il ritorno e la storia ricomincia. Calcio totale? Alt. Il credo di Stevens non segue i canoni della tradizione Oranje. Prima la concretezza e l’attenzione difensiva. Poi, se possibile, il fioretto. A Gelsenkirchen funziona.

OLYMPIAKOS -

LA SQUADRA – E’ la più importante e conosciuta compagine greca, avendo vinto 39 titoli nazionali, 24 coppe greche e 4 supercoppe. E’ alla 23esima partecipazione alla Champions League. Il migliore risultato lo ha raggiunto nella stagione 1998-1999, quando è stata eliminata ai quarti di finale dalla Juventus. Ha detenuto per un po’ di tempo un record negativo, cioè quello di squadra che aveva subito la peggiore sconfitta in un match di Champions League (7-0 contro la Juventus). Nella stagione appena cominciata si presenta, almeno sulla carta, più competitiva rispetto alle scorse annate europee.

LA STELLA – Non se ne può individuare una incontrastata, ma un diverso leader per ruolo. In difesa impossibile non fare il nome del 27enne Vasilis Torosidis. Punto fermo della nazionale, è ricercato da mezza europa e potrebbe anche, seppure in extremis, lasciare la squadra prima della chiusura della finestra di mercato estiva (piace alla Roma). A centrocampo  non è da sottovalutare la crescita esponenziale del 21enne Giannis Fetfatzidis, considerato uno dei possibili crack del futuro del calcio greco. A far goal ci pensa invece il franco-algerino Rafik Djebbour: classe 1984, è passato dall’Olympiakos dopo aver giocato per alcune stagioni con la maglia degli avversari dell’Aek Atene.

I VOLTI NUOVI – Lo sforzo economico maggiore è stato fatto acquistando per quasi 3 milioni di euro dal Tolosa il 26enne difensore centrale Paulo Machado. Dalla Roma invece, a centrocampo, per la cifra di 800.000 euro, è arrivato Leandro Greco. Dal Panionios sono arrivati invece due difensori, il 23enne Dimitrios Siovas ed il 23enne Andres Samaris. Manca forse un’ala sinistra, visto che quella titolare (Kevin Mirallas) è stata ceduta all’Everton per circa 8 milioni di euro.

L’ALLENATORE – Leonardo Jardim. Dopo aver allenato con buoni risultati in Portogallo sia il Braga (che ha portato al terzo posto in campionato ed alla qualificazione ai preliminari di Champions League; ha lasciato la squadra per dissidi con il presidente del club) che il Beira Mar, è stato adesso chiamato in Grecia col compito di confermare il dominio della squadra in campo nazionale e far sì che ci si possa prendere qualche soddisfazione in più anche in ambito europeo.  Ha firmato con la società ellenica un contratto di due anni, prendendo il posto di Ernesto Valverde.

MONTPELLIER -

LA SQUADRA – Perso il bomber principer Giroud (andato all'Arsenal), l'Herault non ha cambiato i connotati, mantenendo l'assetto della passata stagione. Sono stati riconfermati il capitano Yanga-Mbiwa e l'altro pezzo pregiato Belhanda, mentre sul mercato si è operato con la solita oculatezza. L'inizio di stagione è stato più che deludente (un punto in tre partite), ma c'è comunque grande attesa e curiosità nel vedere il piccolo (ma invidiabile) Montpellier alle prese con i colossi europei.

LA STELLA – Il 'marocchino volante', Younes Belhanda. L'anno scorso è stato il protagonista assoluto (insieme a Giroud) della straordinaria cavalcata che ha portato al titolo, con 12 goal e 6 assist. In estate lo voleva mezza Europa, ma lui è voluto restare per giocarsi la Champions con la squadra che l'ha cresciuto e lanciato nel grande calcio. Grandi numeri, tecnica e talento: le sorti del Montpellier passano necessariamente dai suoi piedi.

I VOLTI NUOVI – Molto ci si aspetta dal 'Giroud cileno', Emanuel Herrera. Preso dall'Union Espanola per circa 2,5 milioni, l'attaccante è stato protagonista di un pre-stagione con i fiocchi (a segno anche in Supercoppa col Lione) che gli è valso il soprannome di 'le tank', il carroarmato. Stesso discorso vale per Mounier: l'esterno offensivo scuola Lione (ingaggiato dal Nizza) ha i numeri per fare la differenza anche in gare di prestigio. Poi è arrivato l'ottimo terzino Congrè e la scommessa (tutta da vincere) Charbonnier, vice capocannoniere della scorsa Ligue 2 con 12 reti.

L'ALLENATORE – Arriva all'appuntamento più importante della carriera senza alcun esperienza europea, ma con una capacità di lavorare e valorizzare i giovani che lo colloca, senza esagerare, tra i primi allenatori in Europa. Renè Girard è stato il secondo di Roger Lemerre nella Francia campione d'Europa nel 2000, per poi passare dalle selezioni Under 16 e Under 19, fino ad arrivare a quella Under 21 con cui in sei partite ha ottenuto una media punti di 2,17. Poi l'arrivo al Montpellier nel 2009 e la scalata dalla Ligue 2 all'Hexagoal, con una squadra per  sei undicesimi proveniente dal settore giovanile. Ama il calcio offensivo: all'occorenza il collaudato 4-2-3-1 si può trasformare in 4-3-1-2 o in 4-3-3.

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