thumbnail Ciao,

Avversari decisamente abbordabili per il ricco club francese, che torna nella massima competizione continentale dopo una lunghissima assenza.

PORTO -

LA SQUADRA - Il Porto parte, come ogni stagione, tra le indiziate a far meglio tra le squadre dei campionati 'non nobili' d'Europa. Rolando, Otamendi e Sapunaru, in difesa, sono costantemente al centro delle voci di mercato per le preziose prestazioni messe in mostra, così come Fernando, centrocampista accostato all'Inter a più riprese. A centrocampo Lucho Gonzlez e Joao Mutinho significano qualità e quantità nella costruzione del gioco, mentre in attacco Hulk, coadiuvato da James Rodriguez,  risulta essere l'arma in più del 4-3-3 impostato da Vitor Preira.

LA STELLA - Hulk, movimenti da Cristiano Ronaldo in un corpo da granatiere. Un colosso con i piedi da brasiliano purissimo, sombreeri, elastici e doppi passi per neutralizzare anche l'avverario più ostico. Il Chelsea farebbe carte false per portarlo a Londra, lui ci sta pensando seriamente: ex del campionato giapponese, l'attaccante verdeoro è il sogno di qualsiasi big d'Europa e il terrore di ogni difesa portoghese. Nelle ultime due stagioni disputate il 26enne ha messo a segno 39 reti in campionato e 12 in Europa.

I VOLTI NUOVI - Tanti ritorni dai prestiti, due riscatti importanti: la squadra lusitana ha prelevato a titolo definitivo Martinez, punta centrale, e Fabiano, estremo difensore. L'ala Ukra è tornato dal Braga per rimanere, così come Atsu dal Rio Ave. Sarà parte integrante, e importene, del Porto anche Addy, ex prodigio ghanese, oramai terzino efficace ed esperto nonostante i 22 anni. Partito Janko spazio in attacco per il già citato Martinez, colombiano come l'ex idolo di casa Falcao.

L'ALLENATORE - Ex assistente del Porto, punta a raggiungere i successi di Josè Mourinho e Villas-Boas. E' sulla buona strada viste le due Supercoppe spagnole e il campionato dello scorso anno, ma deve trionfare anche in Europa per raggiungere i due. E' un metodico ed esperto di tattica che sa tramutare il 4-3-3 in 4-4-2 in continuazione. Ha allenato in diverse occasioni le giovanili della sua attuale squadra, mentre come 'tecnico in capo' è stato alla guida di Sanjoanense ed Espinho.

DINAMO KIEV -

LA SQUADRA – Acquisti di primissimo piano, un progetto ambizioso e affascinante e un gioco che comincia anche a regalare spettacolo: la Dinamo Kiev si candida ad essere una lieta sorpresa di questa stagione europea. Il sorteggio di Nyon aveva accoppiato gli ucraini ad una delle squadre più pericolose del lotto, i tedeschi del Borussia Monchengladbach (rivelazione della scorsa Bundesliga) ma la formazione allenata dal russo Semin ha superato l’esame a pieni voti, dimostrando di poter recitare un ruolo importante anche lontano dai confini nazionali.

LA STELLA – E’ l’anno della definitiva consacrazione per uno dei giovani talenti più interessanti del panorama calcistico europeo: Andriy Yarmolenko anche durante l’Europeo in Polonia e Ucraina ha dimostrato di avere numeri da campione vero. La fantasiosa ala di San Pietroburgo (ucraino di passaporto), fortemente sponsorizzata da una leggenda come Andriy Shevchenko, era stata seguita negli scorsi mesi anche dal Milan e da alcune big inglesi: la Champions 2012/2013 potrebbe essere il suo grande trampolino verso i maggiori campionati continentali.

I VOLTI NUOVI – Il presidente Surkis è tornato ad investire pesantemente sul club e in questa sessione di mercato sono arrivati diversi elementi di grande spessore. Il fiore all’occhiello della campagna acquisti è stato probabilmente il regista portoghese Miguel Veloso, prelevato dal Genoa dopo un Europeo molto positivo. Tra i big arrivati a Kiev però c’è da sottolineare soprattutto il nome di Niko Kranjcar, diventato subito il punto di riferimento della fase offensiva. Importanti gli investimenti fatti sugli attaccanti Raffael e Marco Ruben, senza dimenticare l’arrivo dell’ex Milan Taye Taiwo.

L’ALLENATORE – A guidare la Dinamo Kiev c’è uno degli allenatori più importanti del panorama calcistico dell’Est Europa: Yuri Semin. Dopo una vita trascorsa alla Lokomotiv Mosca e una breve esperienza sulla panchina della Nazionale russa, il tecnico di Orenburg nel 2010 è tornato alla Dinamo Kiev, già guidata dal 2007 al 2009. Un tecnico esperto, preparato, che punta soprattutto a riportare il glorioso club biancoblù davanti a tutti in patria, dopo l’egemonia degli ultimi anni dei grandi rivali dello Shakhtar Donetsk.

PARIS SAINT-GERMAIN -

LA SQUADRA – Il dream team, come lo hanno definito in Francia, stenta ancora a carburare. In Ligue 1 sono arrivati tre pareggi nelle prime tre partite (ed un'inifinità di polemiche), ma l'aria pura della Champions potrebbe risvegliare la fame e le motivazioni dei tanti big presenti nella rosa dei parigini. L'11 di Carletto Ancelotti è ancora tutto da rodare. Le quaità non mancano, ma se in Ligue 1 potrebbe essere solo questione di qualche giornata prima di iniziare a dominare il campionato, in Europa, quella che conta, ci vorrà ben altro per arrivare in fondo. Manchester City docet.

LA STELLA – C'è bisogno di dirlo? E' indiscutibilmente, inevitabilmente Zlatan Ibrahimovic. L'uomo che a Parigi ha tolto la scena pure alla Tour Eiffel. Lo svedese è stato il fiore all'occhiello della faraonica campagna acquisti del Psg: 'il colpo più importante della storia del Paris', lo hanno definito i media francesi. A lui si chiede di fare più che la differenza. Soprattutto in Champions, quella maledetta Champions su cui Ibra, da anni, brama di mettere le mani.

I VOLTI NUOVI – 140 milioni per costruire una squadra, sulla carta, da paura. 21 per le magie di Ibrakadabra, 26 per la fulminea esplosività del Pocho Lavezzi,  42 per l'insuperabilità di Thiago Silva, 11 per l'estro del 'petit Pirlo' Verratti e (per chiudere in bellezza) 40 per lo joga bonito di Lucas. Niente male, vero? Se non vi basta, a questi potete aggiungere il precocissimo talento di Rabiot, 17enne mediano francese (cresciuto nelle giovanili del Psg) che ha fatto innamorare Ancelotti e di cui sentiremo sicuramente parlare.

L'ALLENATORE – In panchina c'è intenditore quando si parla di Champions League. Lui, Carlo Ancelotti, sa bene come si va fino in fondo in questa competizione. E sa benissimo anche come si alza al cielo. Per far bene in Europa è sicuramente l'allenatore giusto, l'uomo che può far prendere qualche soddisfazione ai tifosi del Psg. Deve ancora trovare il giusto modulo – è passato dal suo fedele albero di Natale, il 4-3-2-1, al 4-3-3 per poi finire al 4-2-3-1 con risultati poco soddisfacenti -  ma ha dalla sua l'esperienza per far girare al massimo il motore dei Rouge et Bleu.

DINAMO ZAGABRIA -

LA SQUADRA –  Ci sono due Dinamo Zagabria. La ‘Građanski nogometni klub Dinamo Zagreb’, ovvero la squadra più forte della Croazia e assoluta dominatrice del torneo del proprio Paese. Basta pronunciarne il nome per far tremare gli avversari. Poi c’è la GBK Dinamo Zagreb, senza l’introduzione in lingua madre. Come viene presentata nelle coppe europee. Risultato? Chi la pesca nel proprio girone accetta il verdetto con un sorriso. Squadre materasso in Champions non esistono ma quella di Ante Cacic, a certi livelli, fa tenerezza. Mix di giovani così così ed esperti dal passato non memorabile. Pregi? Una tifoseria molto calda.

LA STELLA – Un campione non c’è. Detto che il più conosciuto è l’ex difensore dell’Herta Berlino Josip Simunic, chi si fa valere è il brasiliano Sammir. Un po’ centrocampista, un po’ attaccante. Di sicuro ha una bella qualità: vede la porta e sa segnare. Il problema però è sempre lo stesso: iradiddio nel mediocre campionato croato, il sudamericano sembra un boy-scout quando affronta difensori degni di questo nome. E pensare che un campioncino la Dinamo ce l’aveva. Il centrocampista Milan Badelj,  dopo aver trascinato i suoi alla fase a gironi, alla fine è volato ad Amburgo.

I VOLTI NUOVI –  Alzi la mano chi li conosce: l’attaccante Duje Cop; il terzino destro Ante Puljic; il portiere Romeo Trimovic. Complimenti a chi è lì col braccio alzato. Sono i rinforzi estivi della Dinamo Zagabria. Nessun calciatore di primo piano, piuttosto dei puntelli per far quadrare  l’organico a disposizione dell’allenatore. Che per fare bella figura in Europa farà il possibile. Per dare l’idea: la scorsa stagione i croati hanno chiuso il loro girone di Champions all’ultimo posto. Zero punti. Tre goal fatti. Ventinove subiti. E la famigerata goleada (7-1!) che permise al Lione di passare il turno tra le polemiche. Che il dio del calcio li assista.

L’ALLENATORE -  Capelli brizzolati, baffetto; occhiali, giacca e camicia. Ante Cacic sembra un uomo tranquillo, ha l’aria del professore del pallone. E’ uno in grado di lavorare con i giovani e ha tante squadre croate alle spalle. Arrivato sulla panchina più prestigiosa del suo Paese dopo la notte più dura della Dinamo, l’1-7 contro l’Olympique, il buon Cacic ha centrato tutti gli obiettivi: scudetto, coppa nazionale e qualificazione alla Champions. Ora deve fare di più: ridare credibilità allo Zagabria in Europa. Moduli preferiti? 4-4-2 e 4-2-3-1.

Sullo stesso argomento