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Troppe le lacune tecniche e d'esperienza palesate nella doppia sfida col Braga. Determinante, in questo senso, la periodica cessione dei pezzi pregiati inadeguatamente rimpiazzati.

L'amarezza è tanta, non fraintendetemi ma dispiace fino ad un certo punto, noi paghiamo un pò dazio a livello tecnico. Non possiamo rimproverarci più di tanto, abbiamo limiti tecnici”. Emblematiche le parole di Maurizio Domizzi dopo l'eliminazione dell'Udinese dalla Champions. Da condividere appieno, senza volerne tirar fuori una provocazione.

E' semplicemente un dato di fatto, una realtà. Tutta Italia, ieri, ha spinto l'Udinese verso la qualificazione. Ma non è bastato. Non poteva bastare. Perchè la Champions si è rivelata ancora una volta troppo lontana da raggiungere, nonostante fosse così vicina. Ad un passo.

Del resto la storia si ripete da due stagioni. Un anno fa, di questi tempi, tutti a rimpiangere il rigore sbagliato da Totò Di Natale contro l'Arsenal, oggi tutti a buttare la croce addosso ad Armero e Maicosuel, con fucilazione in piazza richiesta a gran voce per quest'ultimo.

E' vero, forse sarebbe potuto cambiare tutto. Ma probabilmente non sarebbe cambiato niente.

Una qualificazione alla fase a gironi avrebbe soltanto mascherato, messo sotto il tappeto i problemi di una squadra non adatta a misurarsi nei grandi palcoscenici europei.

La cessione di Sanchez (mai adeguatamente rimpiazzato e sempre rimpianto da Guidolin) e quelle recenti di Isla, Handanovic ed Asamoah hanno stravolto annualmente una rosa che difficilmente, in tempi brevi, può riuscire ad assorbire il colpo.

Non è scontato che ogni anno una squadra cambi e diventi più forte. Io non sono un mago, vorrei che fosse chiaro

- Guidolin alla vigilia di Udinese-Braga

Per lo meno non in tempo per qualificarsi alla Champions League. Ogni anno è una scommessa, ma non sempre si può vincere. La spina dorsale viene rimossa e sostituita, ci vuole tempo prima che l'Udinese possa ricominciare a correre. Correre come Asamoah: il suo dinamismo a centrocampo è mancato come il pane, ed il suo erede, Badu, è ancora troppo acerbo per prenderne l'eredità.

Acerbo, appunto. E' questa la parola giusta per definire l'Udinese. E contro un Braga certamente non imbattibile questa caratteristica è ovviamente saltata all'occhio. La squadra di Guidolin ci ha messo grinta, voglia, ma alla fine non è riuscita a sopperire a certe mancanze di livello tecnico e mentale. Prescindere sempre e comunque dalle giocate di un eterno (ma 34enne) Di Natale può pagare in una Serie A che, tra crisi e problemi vari, non è più quella di una volta.

E' un peccato. In primis per Guidolin. Un signore, un'allenatore con la 'A' maiuscola. Capace di plasmare con cura il giocattolo Udinese, inserendo perfettamente i giocatori in un meccanismo di gioco studiato a pennello, collaudato e vincente.


Vendere i migliori ogni
anno può funzionare in
Italia, ma non in Europa

"Evidentemente non sono in grado di guidare una squadra in Champions League". Non è vero caro 'Guido', non è così. E' soltanto che non può toccare sempre e solo a te far miracoli. Ci vuole programmazione per meritarsi un posto tra le big d'Europa. Una programmazione europea che l'Udinese ha dimostrato di non avere.

La Serie A, il campionato, è una cosa. La Champions League un'altra. Non si può costruire e rendere competitiva una squadra praticamente nuova in pochi mesi. Che senso ha, allora, ottenere una qualificazione così prestigiosa se poi non si può (o non la si vuole) mantenere?

La parola d'ordine per costruire un progetto è continuità. Una continuità che, con questi presupposti, si può avere solo in campionato. Perchè l'Udinese, questa Udinese, non è da Champions.

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