Suarez mette in guardia l'Inter: "Attenzione all'ORGOGLIO CATALANO!". Anche perchè i nerazzurri non sono ancora al livello dei blaugrana...

L'ex giocatore di Inter e Barcellona: "In Spagna si va oltre il calcio, lì entra in gioco la tradizione, il popolo, la storia".

Puyol, Zlatan Ibrahimovoc, Barcelona, Mallorca (Getty Images)
Negli anni sessanta fece parlare di sè, oltre che per essere stato l'unico spagnolo a vincere il Pallone d'Oro, per il suo trasferimento a peso d'oro dal Barcellona all'Inter. Luis Suarez, di origini galiziane, spiega cosa e' il Barcellona per uno spagnolo: "Per i catalani è tutto, per me che venivo dalla Galizia una grande squadra. Ma ciò che è importante è il loro senso di appartenenza - ha dichiarato a 'Il Giornale' - È la grande differenza tra il calcio italiano e quello spagnolo. Madrid, Barcellona, Valencia e tutti gli altri club vanno oltre il football, c’è la tradizione, il popolo, anche lo stadio è un luogo di raduno della gente. Chi sentì per primo il respiro europeo fu Saporta al Real, con Bernabeu. Stasera contro l'Inter sarà la partita dell’orgoglio per Pujol, Busquets, Xavi, Piquet, per Iniesta che viene da Albacete ma da bambino, dunque è catalano d’adozione".

Come e' normale che sia, da ex di entrambe le squadre Suarez ha il cuore diviso in due: "Il desiderio è che vadano avanti entrambe, per affetto. Arrivai al Barcellona quando era già un club affermato, conosciuto nel mondo. Con l’Inter, famosa soltanto in Italia, partecipai alla creazione di un grandissimo gruppo e conquistai titoli che non avevo raggiunto in Spagna".

Impossibile non fare paragoni tra il Barcellona di Guardiola e quello dei suoi tempi: "Giocava un calcio più arioso, veloce, tutti andavano alla ricerca del gol, questo è più sudamericano, piccoli tocchi. Altri tempi, pensi, andavamo al campo in tram", poi e' il turno dell'Inter: "La mia Inter non aveva un centravanti internazionale, il comenda (Moratti, Suarez lo cita sempre così - ndr), cercò di portare a Milano Gigi Riva ma poi non se la sentì di toglierlo alla Sardegna. Peirò, Domenghini, Cappellini, Milani, erano le nostre punte, a turno. Eravamo completi, sapevamo quello che volevamo ottenere e tutti, dico tutti, lo ottenevamo, in ogni reparto c’era un uomo con un ascendente sugli altri, Picchi il primo fra questi. E poi c’erano tre persone che contavano: il comenda, Allodi, l’allenatore. E basta... Questa, per ragioni storiche, punta sul fisico, ha minore qualità tecnica, è capace di offrire momenti di grande calcio ma si tratta di episodi".

La chiusura e' sui due tecnici Gurdiola e Mourinho: "Guardiola è un catalano, dunque è più protetto di Mourinho ma, al di là dei risultati, ha dato alla squadra un gioco spettacolare. L’Inter non ha ancora raggiunto questo livello ed è attesa al risultato internazionale".
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