Il Punto sulla Grecia: Dalle stelle alle stalle, cosa è cambiato?
I campioni d'Europa in carica sono stati eliminati nel girone.
Affermare che l'avventura greca di quattro anni fa aveva avuto esiti infinitamente migliori è di un'ovvietà che non lascia spazio al dubbio. Ma è davvero cambiata in negativo la squadra campione uscente del Vecchio Continente?
A guardare i risultati non c'è paragone, ma a paragonare i nomi a disposizione di Rehhagel questa differenza si assottiglia fino quasi a scomparire. Forse nelle tre partite giocate a Euro2008 ciò che più è mancato alla Grecia è stato un leader a centrocampo, il volenteroso Basinas ha mostrato di essere un giocatore diligente, ma le prestazioni dello Zagorakis viste in Portogallo erano ben altra cosa, soprattutto sotto il profilo caratteriale. La difesa non si è per niente indebolita, anzi, un giocatore come Kyrgiakos sembra molto migliorato ed ha addirittura aggiunto molta qualità al reparto. In attacco invece i giocatori su cui si è puntato maggiormente come titolari sono stati i medesimi della scorsa edizione, Karagounis e Charisteas, e forse proprio loro avrebbero potuto offrire qualcosa in più sul campo. Anche le loro riserve, Amanatidis e Samaras, considerate giovani promesse molto interessanti, nel poco spazio a disposizione hanno deluso.
In sintesi l’organico di questa edizione non era per nulla inferiore a quello dell'Europeo precedente, anzi probabilmente più nutrito nelle seconde linee. È innegabile ci sia stata qualche prestazione deludente da parte dei veterani e che sia mancato un punto di riferimento carismatico in campo. Nel complesso, però, non si spiega con gli uomini l’enorme differenza di risultati. Forse a tradire davvero la Grecia è stato un sorteggio che le ha messo di fronte due squadre di egual livello nelle prime due giornate, Svezia e Russia, che a differenza di quanto fecero Spagna e Portogallo nella vittoriosa edizione del 2004 non si sono certo fatte innervosire dal gioco attendista di Rehhagel e hanno saputo rispondere con la stessa moneta, impedendo di fatto alla Grecia di giocare il suo amato e letale contropiede. O forse, più semplicemente, aveva ragione chi sosteneva che quello greco fosse stato un miracolo bello e buono e la deludente edizione 2008 sia solo il brusco risveglio da un sogno troppo grande perché potesse proseguire.
Mariano Calò