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Confederations Cup

  • 21 giugno 2013
  • • 00.00
  • • Itaipava Arena Fonte Nova, Salvador, Bahia
  • Arbitro: B. Kuipers
  • • Spettatori: 26769
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FIN
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La festa dell'Uruguay dopo l'1-0 di Lugano

Nigeria-Uruguay 1-2: Lugano e una perla di Forlan rialzano la Celeste, inutili gli sforzi di Obi Mikel

La festa dell'Uruguay dopo l'1-0 di Lugano

Getty Images

Vincono i sudamericani, grazie a un contropiede finalizzato dall'ex interista. Nel primo tempo le due nazionali si erano equivalse. Ora, entrambe hanno 3 punti in classifica.

L’Uruguay conferma la grande tradizione con le squadre africane contro le quali non ha mai perso (ottava vittoria che affianca altri quattro pareggi), interrompendo la striscia di imbattibilità della Nigeria che si ferma a 18 gare consecutive e raccoglie la sua prima sconfitta in una Confederations Cup.

FORMAZIONI Óscar Tabárez passa dal 4-4-2 della gara inaugurale al 3-4-3 spostando Maxi Pereira a centrocampo. Lascia panchina Diego Pérez, Gargano e Gaston Ramírez, e li rimpiazza con Arévalo Ríos e Álvaro González in mediana e con Forlán in attacco al fianco di Cavani e Luis Suárez. Keshi dal suo canto conferma il modulo a tre punte, ma cambia due interpreti: John Ogu al posto di Mba in mediana e Ideye Brown su Ujah in avanguardia, al fianco di Oduamedi e Musa.

PRIMO TEMPO – All’Octavio Mangabeira di Salvador di Bahia si affrontano campioni d’Africa e d’America in quello che di fatto è una sorta di ‘quarto di finale’ nel quale il pareggio concederebbe virtualmente il passaggio del turno ai sudamericani (a cui basterebbe poi battere Tahiti con ‘almeno’ sei goal di scarto nel caso in cui la Nigeria dovesse perdere con solamente una rete di scarto con la Spagna).

Tatticamente la gara risulta più che vivace, dopo una partenza intensa e dispendiosa la Celeste frena e decide di sfruttare la situazione di gioco che le permette di fare il maggior danno possibile: il contropiede, che ha in Suárez e Cavani i suoi maggiori interpreti. Le Aquile iniziano a manovrare, e infatti è al 12’ che arriva il primo sussulto africano con una discreta punizione di Ideye, mal trattenuta da Muslera.

Al 19’ però sono i charrúa a trovare il vantaggio sugli sviluppi di un calcio d’angolo: Forlán mette al centro un pallone teso su cui la difesa nigeriana rimane immobile così permettendo a Lugano di insaccare facilmente. Passano poco più di sei minuti ed è Luis Suárez a spaventare la difesa avversaria con una sfuriata in velocità sull’out di sinistra, ma alla fine i nigeriani se la cavano.

Al 37’ le Super Eagles trovano il modo di pareggiare i conti sfruttando l’ampiezza della difesa a tre uruguagia. Ideye trova il pertugio verso Obi Mikel che con intelligenza si ritrova in mezzo all’area a giocarsi l’uno contro uno con Lugano, il missmatch tecnico in favore del capitano nigeriano gli permette di scartare l’avversario con semplicità e battere a rete e trovare la sua quarta rete in nazionale alla sua cinquantesima presenza.

SECONDO TEMPO – La Nigeria riparte con atteggiamento offensivo ma così facendo scatena le condizioni favorevoli al gioco uruguaiano: la rapidissima ripartenza di Suárez sviluppa un contropiede per vie diagonali che termina nei piedi di Forlán. ‘Cacha’ sprigiona un sinistro centrale ma potente sul primo palo e trova anche lui la (34esima) rete alla sua centesima presenza in nazionale (primo uruguagio ad aver raggiunto il traguardo delle tre cifre).

L’Uruguay, a maggior ragione col vantaggio, continua a rimanere chiuso a riccio passando di nuovo alla difesa a quattro, ma le Aquile quando attaccano sono tutto fumo e niente arrosto, le conclusioni in porta sono più che imprecise, soprattutto perché gli unici calciatori che hanno i mezzi per inventare la giocata sono Mikel, costretto a ragionare sulla mediana, e Oduamadi, uscito per infortunio sul finire del primo tempo.

Non a caso le migliori opportunità le creano i sudamericani: al 70’ Cavani spara in tribuna una ghiotta chance da ottima posizione, e cinque minuti più tardi si ripete di testa. Non è serata per lui. Nel finale la Nigeria spinge con costanza ma mancano le idee e la qualità necessarie a superare la muraglia sudamericana, Keshi prova qualche nevrotica sostituzione senza alterare le variabili in campo. Alla fine vince l’Uruguay e in vista dell’ultima giornata si può dire praticamente qualificata in semifinale.

CHIAVE – L’intelligenza tattica di Tabárez ha permesso alla nazionale uruguagia di correre il minor numero di rischi possibili: rinuncia a impostare (specialmente perché privo di un regista) per poter affondare nelle ripartenze con giocatori del calibro di Suárez e Forlán, consapevole della sterilità offensiva di una squadra tecnicamente povera come quella africana.

Dopo aver preso la rete nel primo tempo ha l’accortezza di passare ad una difesa a quattro in grado di garantirgli maggiore copertura sulle fasce, le zone del campo in cui gli avversari riescono meglio a far valere le proprie potenzialità fisico-atletiche.

MOVIOLA Bjorn Kuipers ha gestito male qualche situazione da cartellino, nulla più.


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